“Il Consiglio regionale non guarda in faccia il caporalato che ‘avvelena’ il patrimonio vitivinicolo”
La lettera di Fabrizio Biolè, già sindaco di Gaiola, sul tema dell'utilizzo di pesticidi nei vigneti: “I lavoratori, i residenti, i territori e i consumatori meritano verità”Fabrizio Biolè, ex consigliere regionale e sindaco di Gaiola è intervenuto per esprimere la propria opinione riguardante l’informativa della Giunta sulla crisi del settore vitivinicolo che si terrà domani, mercoledì 8 luglio, in Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale. Di seguito la sua lettera:
“Buon giorno direttore, con la speranza di provare a suscitare una costruttiva discussione coi Consiglieri Regionali piemontesi membri della Commissione Agricoltura, i Presidenti di Consorzi, i produttori, gli enologi e tutti gli attori del settore vitivinicolo piemontese, vorrei partire da un fatto concreto: mercoledì prossimo 8 luglio si terrà in Commissione Agricoltura del Consiglio Regionale l’informativa della Giunta sulla crisi del settore vitivinicolo. Bene! è un passo importante, come giustamente richiesto da diversi consiglieri. Le tematiche? I magazzini pieni, mercato saturo, dazi, export in affanno nonostante i numeri da primato del nostro vino. Serve un confronto serio, Stati Generali, un piano vero. Giusto. Urgentissimo.
Ma, con tutto il rispetto e un pizzico di provocazione - amara quanto certi Nebbiolo lasciati troppo a lungo sulle vinacce -, una discussione sul mondo vitivinicolo che si fermasse qui sarebbe monca, forse ipocrita e, francamente, un pochino comoda, a parer mio.
Solo negli ultimi giorni, da amici, conoscenti e contatti sui social ho ricevuto segnalazioni fotografiche, scritte e narrazioni moderatamente ansiose: abitazioni con porte e finestre sbarrate nonostante il caldo torrido di questo luglio, per difendersi da afrori e odori “chimici” tutt’altro che rassicuranti, derivanti da irrorazioni dense e abbondanti sui vigneti (per non parlare dei noccioleti circostanti). Persone che vivono letteralmente barricate in casa mentre i trattori spruzzano senza tregua (e senza adeguato controllo?). Questo è il contesto reale in cui si chiede di discutere solo di “crisi di mercato”.
Parlare solo di giacenze e strategie commerciali, ignorando ciò che davvero avvelena (letteralmente) il nostro comparto, è un po' come esaltare la straordinaria bellezza delle Langhe senza mai nominare i grappoli raccolti spesso da mani invisibili e irrorati da (troppi?) veleni.
Perfetto per le brochure turistiche, perplimente per la realtà.
Nell'ordine, come detto poc'anzi: per primo l'aspetto tragico e incombente dell’uso pesante e potenzialmente pericoloso dei pesticidi. Mentre si brinda all’eccellenza piemontese, l’agricoltura intensiva continua a riversare grandi quantità di fitofarmaci su suoli, acque e aria. L’Italia è quartultima in Europa per utilizzo di pesticidi, con situazioni che raggiungono decine di metri dai vigneti, contaminando ciò che li circonda. Il WWF lo denuncia chiaramente: si tace sull’inquinamento, si archiviano gli obiettivi europei di riduzione del 50%, si proteggono le multinazionali dell’agro-chimica invece di accelerare sul biologico e sull’agroecologia, che pure in Italia continua a crescere. Le testimonianze di questi giorni sembrano confermarlo concretamente sul campo.
Secondo aspetto, se possibile ancora più scomodo: lavoro nero e caporalato. Il dossier “Grappoli amari”, redatto pochi mesi fa a cura di Altreconomia è inequivocabile: solo nelle Langhe, nel biennio 2023-2024, il “tesoretto” sommerso del lavoro irregolare varrebbe tra i 26 e i 39 milioni di euro. Un sistema di sfruttamento che abbassa i costi e mantiene alti i profitti di un settore che si racconta come fiore all’occhiello, ma che purtroppo poggia anche su braccianti in condizioni spesso indegne.
Insomma: giustamente ci si commuove per la tradizione contadina, per le “mani callose che custodiscono il patrimonio Unesco”, ma a volte si preferisce non guardare in faccia il caporalato che "avvelena" proprio quel patrimonio umano.
Consiglieri membri della Commissione, se l’appuntamento di mercoledì 8 luglio vuole essere davvero utile e “aperto”, secondo me non dovrebbe prescindere da questi due temi; altrimenti resterà un puro esercizio di stile: calici alzati, foto di rito e poche risposte concreta alle emergenze etiche, ambientali e sociali che pesano sul futuro del vino piemontese.
Siccome per evidenti affinità politiche le posizioni della "nostra" Giulia Marro le conosco come in linea con quanto da me asserito, mi piacerebbe avere invece opinioni, pareri e idee dei rappresentanti territoriali cuneesi Federica Barbero, Mauro Calderoni, Claudio Sacchetto e Daniele Sobrero.
Il Piemonte e il suo vino meritano molto di più. I lavoratori, i residenti, i territori, i consumatori e le generazioni future meritano verità”.
Fabrizio Biolé
Membro del coordinamento di Cuneo Possibile
ALBA Fabrizio Biolé - langhe - vino - Settore vitivinicolo - Cnsiglio regionale

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