Nessuna difesa per Mario Roggero: ecco perché l’appello ha confermato la condanna
“L’azione aggressiva da parte dei rapinatori era totalmente conclusa” scrivono i giudici. Neanche la riforma Salvini sulla legittima difesa salva il gioielliereRuota ancora attorno al filmato della sparatoria, fuori dalla gioielleria di Grinzane Cavour, la riflessione che i giudici dell’appello hanno fatto nel confermare la sentenza che la Corte d’Assise aveva emesso in primo grado contro Mario Roggero.
Le motivazioni, depositate in settimana, chiariscono perché, secondo il tribunale, “non c’è alcuno spazio per l’applicazione dell’eccesso colposo non punibile” nel giudicare l’omicidio dei due rapinatori, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli, che il 28 aprile 2021 assaltarono la gioielleria di Grinzane Cavour armati di un coltello e di una pistola finta. Ad attenderli nel parcheggio c’era Alessandro Modica, l’autista della banda, unico sopravvissuto dopo essere stato raggiunto a sua volta da uno dei colpi sparati da Roggero.
Neanche l’applicazione più “estensiva” della legittima difesa, quella prevista dalla riforma voluta nel 2019 dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, basta a far ricadere nella fattispecie la vicenda. La legge ha esteso il concetto di legittima difesa a negozi e uffici, considerandola sussistente laddove la reazione serva a difendere la propria o altrui incolumità o i beni propri e altrui, in presenza di un pericolo concreto e se il malvivente non desiste dai suoi propositi. Anche l’eccesso colposo non è punibile se dovuto a “grave turbamento” o a una situazione di panico.
Una situazione che secondo la corte non ricorreva nel caso di Roggero, cui si imputa di aver sparato nel momento in cui “l’azione aggressiva da parte dei rapinatori era totalmente conclusa”: “Non vi sono elementi per ritenere che vi fosse il pericolo di un ritorno dei rapinatori. Di ciò l’imputato non può non essersi reso conto, in ogni caso, nel momento in cui è uscito e li ha visti allontanarsi velocemente. Nemmeno è verosimile che egli avesse ritenuto che i rapinatori avessero portato con loro la moglie. Tale convinzione è smentita obiettivamente dalla parte del filmato, antecedente all’uscita di Roggero dalla gioielleria, in cui si vede chiaramente che dopo avere preso la pistola si scontra con la moglie. A tale proposito, non è credibile che egli non si sia reso conto di essersi fisicamente scontrato con la moglie, anche perché, se il suo timore era rivolto alle condizioni della medesima, proprio lo scontro con lei non poteva non essere percepito”.
Di una “percezione alterata della realtà” non si può parlare, aggiungono i giudici, “anche perché, tra l’altro, per un significativo periodo dopo il fatto e, in particolare, nelle interviste rilasciate, mai ha indicato un simile timore, mentre ha affermato che la sua condotta era l’unico modo per fermare i rapinatori e che il suo intento era assicurarli alla giustizia”. Roggero era lucido, dunque, malgrado la sindrome da stress post traumatico che il perito nominato dal tribunale, lo psichiatra Roberto Keller, aveva riscontrato e ricondotto al precedente della violenta rapina subita nel 2015: “In particolare, - si fa notare - la volontà di assicurare alla giustizia i rapinatori e di difendere la sua famiglia non comportano una valutazione distorta della realtà”. La perizia di Keller in primo grado era stata disposta dopo che il consulente del pm, il dottor Gabriele Rocca, aveva invece riconosciuto la sussistenza di un vizio parziale di mente.
Tra i motivi di appello della difesa c’è anche la richiesta di considerare inutilizzabili le varie interviste che l’orafo di La Morra aveva rilasciato a giornali e televisioni. La risonanza mediatica del procedimento è ritenuta “irrilevante”: “Mai, in ogni caso, Roggero ha dichiarato che le stesse dichiarazioni non fossero state spontanee o genuine”. La corte rileva che l’imputato “ha offerto ai mezzi di stampa versioni tra loro diverse in merito a quanto accaduto”. Nei giorni successivi alla rapina, intervistato da vari giornalisti, aveva dichiarato di aver estratto la pistola e di aver sparato “tre, quattro colpi”, dopo essersi trovato faccia a faccia con il rapinatore che teneva l’arma in pugno. In un’intervista a giugno “ha riferito di aver cominciato a sparare nel retro della gioielleria”. In un’altra ancora “ha detto di aver sparato ai rapinatori nell’intento di fermarli e consegnarli alla giustizia”. Solo nel dibattimento, si fa notare, “Roggero ha dichiarato di essere uscito con l’arma perché riteneva che i rapinatori avessero portato con sé la moglie, circostanza mai dichiarata nelle prime interviste rese”.
Le ragioni della riduzione di condanna decisa a dicembre, a 14 anni e 9 mesi in luogo dei 17 anni comminati in primo grado, sono riferite alla riduzione degli aumenti di pena che erano stati calcolati per gli altri reati contestati, il tentato omicidio di Modica e il porto abusivo d’arma: la valutazione complessiva della condotta, in particolare il tentativo di trasferire soldi in Tunisia che aveva portato al divieto di espatrio, giustificano insieme alla “mancata resipiscenza” la decisione di non concedere le attenuanti nella massima estensione. Una considerazione è riferita anche alla questione dei risarcimenti ai parenti dei rapinatori, contestata con forza dallo stesso Roggero. I giudici osservano in proposito che nella sentenza di primo grado si è preso in considerazione “soltanto il danno morale patito personalmente dai prossimi congiunti” e calcolata, nella provvisionale, su “importi prossimi ai minimi”.
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