Per la morte di Abdou Ngom nel Tanaro la Procura chiede sei anni
A un amico del tredicenne, annegato un anno fa e mai ritrovato, è contestato l’omicidio con dolo eventuale. La difesa smentisce la tesi del presunto debitoAl termine di una discussione durata più di cinque ore, al tribunale per i minorenni di Torino, il pubblico ministero Davide Fratta ha chiesto una pena di sei anni, quattro mesi e 20 giorni per la morte di Abdou Ngom.
Il tredicenne senegalese morì il 22 aprile dello scorso anno nelle acque del Tanaro. La tesi della Procura è che a spingerlo in acqua fosse stato un suo amico quindicenne, uno dei tre che quella mattina erano insieme a lui sulla “spiaggia dei cristalli” di Verduno. Il gruppo di ragazzi era partito da Bra per la prima nuotata di stagione: Abdou, incapace di nuotare in acque profonde, era stato risucchiato dalle forti correnti originate dalle piogge dei giorni precedenti.
Il suo corpo non è mai stato ritrovato, nonostante le ricerche iniziali con droni, elicotteri ed ecoscandaglio, durate una settimana intera, e una serie di successive perlustrazioni lungo il Tanaro, l’ultima nel settembre scorso. All’origine della morte del tredicenne, figlio di un operaio senegalese e studente di scuola media, secondo l’ipotesi accusatoria ci sarebbe stato uno screzio con il ragazzo più grande per un debito da 50 euro non pagato.
L’inchiesta partita da alcuni messaggi che i ragazzi si erano scambiati, nei giorni successivi alla tragedia, aveva portato in agosto all’arresto del quindicenne di origine nordafricana. La difesa, rappresentata dagli avvocati Piermario Morra e Giuseppe Vitello, ha contestato da subito la ricostruzione: “Non c’è una ragione per cui avrebbe spinto il povero Abdou nel Tanaro, la questione del debito da 50 euro non è vera” ribadisce l’avvocato Morra all’esito della discussione.
La difesa ha chiesto in via di principalità l’assoluzione del ragazzo, tuttora sotto custodia in una comunità. In subordine si punta alla riqualificazione dell’ipotesi di dolo eventuale - la stessa che venne contestata nel celebre caso Thyssenkrupp - in quella di omicidio colposo. La sentenza della corte presieduta dal giudice Maria Grazia Devietti Goggia è attesa il 10 giugno.
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