X
X
Cuneodice.it
Home Cronaca Politica Eventi Attualità Sport Cultura Varie Rubriche Ultime Notizie
Tutta la provincia Cuneo e valli Saluzzese Monregalese Saviglianese Fossanese Alba e Langhe Bra e Roero Il Buschese
Login
Cerca ArticoliCase Cuneodefunti Cuneo
Login
Cuneodice.it
QUOTIDIANO ONLINE
  • Home
  • Cronaca
  • Politica
  • Eventi
  • Attualità
  • Sport
  • Cultura
  • Varie
  • Rubriche
  • Ultime Notizie
  • ABBONATI
    • tutta la provincia
    • Cuneo e valli
    • Saluzzese
    • Monregalese
    • Saviglianese
    • Fossanese
    • Alba e Langhe
    • Bra e Roero
    • defunti Cuneo

    Home \ Cronaca \ Cuneo e valliVendita case Cuneo

    CUNEO - giovedì 21 maggio 2026, 19:20

    Botte nella cooperativa dei disabili: “Umiliavano una ragazza lasciandola senza maglietta”

    Anche una oss conferma le accuse mosse da un’educatrice alla “Per Mano”. Ma tra gli ex dipendenti c’è chi difende i colleghi: “Mai visto picchiare nessuno”
    Cuneodice.it Botte nella cooperativa dei disabili: “Umiliavano una ragazza lasciandola senza maglietta” Cuneodice.it

    Sfilano i primi ex dipendenti della cooperativa “Per Mano” nel processo per maltrattamenti che vede alla sbarra i vertici, la direttrice Manuela Bernardis con la madre Marilena Cescon, e altri dieci fra infermieri, oss, educatori e psicologi.

    Una, la “grande accusatrice” da cui partì l’inchiesta del 2018, ha già parlato nella scorsa udienza, protrattasi per un’intera giornata. Un interminabile atto di accusa in cui l’educatrice ha ripercorso episodi di insulti e botte agli autistici, con patologie psichiatriche, ospitati nel centro diurno “Tetto Nuovo”, una delle strutture gestite dalla coop di Borgo Gesso. Una oss, in servizio fino al 2014, la ricorda come la palazzina “nuova” in cui erano stati accolti altri ragazzi, oltre a quelli già ospitati nella casa famiglia, in convenzione con la Asl e con alcuni consorzi socio assistenziali del territorio cuneese e torinese.

    Era il periodo in cui, dice, i rapporti tra la dirigenza e una parte del personale si erano già incrinati: “In quel periodo tra operatori e dirigenti non ci si parlava neanche, al lavoro l’aria si tagliava con un coltello”. Troppi ospiti e pochi operatori a seguirli, una situazione di cui sia il sindacato che l’ispettorato del lavoro erano stati messi al corrente. Non senza conseguenze, aggiunge la testimone: “Essendoci iscritti a un sindacato siamo stati presi un po’ tutti di mira. Io venivo isolata parecchie volte con i ragazzi più difficili, con la speranza che me ne andassi”. Si erano succeduti i provvedimenti disciplinari, fino al licenziamento con giusta causa: “Ero in mutua e stavo lavorando in un bar in orario serale, hanno mandato il controllo”.

    La oss racconta di aver assistito in prima persona all’umiliazione di una paziente del centro: “Era stata presa in giro da Emanuela Bernardis e mandata in salone, senza maglietta, perché gli altri operatori ne ridessero. Io e un collega le abbiamo fatto rimettere la maglietta, dicendo che non c’era niente da ridere”. Si parla anche dei famigerati “placcaggi” che sarebbero stati effettuati da Davide Peirone, il capo infermiere: “Aveva messo uno dei ragazzi contro il muro, col braccio sotto il collo, perché aveva avuto una crisi. Ma le contenzioni si fanno in un altro modo, per evitare che i ragazzi si facciano male o facciano male ad altri”.

    Le accuse riguardano anche gli altri punti salienti menzionati nel capo d’imputazione: mansioni affidate a chi non aveva alcun titolo per seguirle, reclusioni punitive nella “relax room”, la stanza imbottita. “Io mi sono sempre rifiutata di mettere i ragazzi in relax room, - precisa la teste - perché pensavo che gli autolesionisti non dovessero essere messi in quella sala: altri operatori lo facevano, su ordine di Bernardis e Cescon”. Agli oss si chiedeva anche di somministrare le medicine, aggiunge, sebbene qualcuno se ne lamentasse: “Fate quello che diciamo noi, era la risposta. I toni non erano proprio simpatici, venivano anche rivolti insulti gratuiti agli operatori. Quando passavamo nel salone dicevano frasi come ‘senti che puzza di merda c’è qua dentro’. Questo linguaggio veniva utilizzato continuamente dalla Cescon e dalla Bernardis”. Quest’ultima “parlava con noi come parlava con i ragazzi: a una di loro diceva ‘levati dai coglioni’, ‘spostati’, ‘stai zitta’. Di un altro chiedeva ‘ha finito di urlare quel coglione?’. Urlava anche con i suoi figli”.

    Non è un quadro a tinte altrettanto fosche quello consegnato ai giudici dagli altri operatori, due infermieri e un’educatrice, quest’ultima assunta prima ancora di aver conseguito la laurea e l’abilitazione professionale. “C’erano poche direttive, non ricordo ci sia mai stato un piano di lavoro strutturato” afferma uno degli ex infermieri, che tuttavia nega di aver mai assistito a violenze fisiche, a privazioni di cibo o ad eccessi nell’uso della relax room e dei sedativi: “La difficoltà era data dal non lavorare assieme. Io non potevo avere un controllo su un altro operatore, come un altro operatore non poteva averlo su di me”.

    Anche un altro infermiere, rimasto in servizio per cinque anni, ridimensiona la portata dei fatti: gli “schiaffi” di cui lui stesso aveva parlato agli inquirenti, dopo il blitz della Finanza nel 2019, sarebbero stati in realtà tentativi di schivare i colpi assestati dagli ospiti. Da uno dei colleghi però ammette di aver saputo che una disabile, terrorizzata dai temporali, era stata chiusa fuori dal balcone in una notte di tempesta. Un modo per “punirla” dei suoi dispetti, forse. La stessa ragazza sarebbe stata bagnata con la pompa in giardino e spaventata: “Aveva la paura del buio, si faceva finta di metterle qualcosa in testa”.

    Un punto su cui tutti i testimoni concordano riguarda quello che al centro non c’era: il medico. Mai visti nei corridoi di “Tetto Nuovo”, se non uno psichiatra, venuto a colloquiare un’unica volta con un singolo paziente. La Cescon, sostiene l’infermiere, raccomandava di non ricorrere al “placcaggio” perché troppo costrittivo, ma metteva mano lei stessa alla preparazione dei farmaci, pur avendo una qualifica non adeguata: “So che aveva fatto firmare ai genitori una sorta di liberatoria”.

    Il tribunale ha convocato altri otto testimoni per la prossima udienza del 18 giugno.

    Andrea Cascioli
    luogo CUNEO
     Condividi
    Tag:
    cuneo - disabili - Cooperativa - Maltrattamenti - Cronaca - processo - per mano

    commenti

    Effettua il login per commentare Login

    notizie più lette

    altre notizie su Cronaca

    Menu
    • Home
    • Cronaca
    • Politica
    • Eventi
    • Attualità
    • Sport
    • Curiosità
    • Cultura
    • Varie
    • Rubriche
    • Altro
    Redazione

    [email protected]
    Maggiori informazioni...

    Territori
    • Cuneo e valli
    • Saluzzese
    • Monregalese
    • Saviglianese
    • Fossanese
    • Alba e Langhe
    • Bra e Roero
    • Il Buschese
    Edizioni
    • italia
    • torino
    • genova
    • bologna
    Cuneodice.it Applicazione per smartphone Android
    Cuneodice.it Applicazione per iPhone e iOS
    Feed RSS

    Privacy Policy - P.IVA 03978350043 powered by Publidok S.r.l.