Due mesi da prigioniera in casa del convivente: il racconto di una donna in tribunale
L’uomo, conosciuto su Facebook, l’avrebbe costretta a lasciare il lavoro e spiata con congegni sul cellulare e registratori: “Era ossessionato dalla gelosia”Galeotta fu una conoscenza virtuale su Facebook, presto evoluta in una simpatia e poi in una relazione vera e propria. Lei abitava in Veneto, lui a Caraglio. A fare da tramite anche l’amicizia dell’uomo con lo zio di lei, quarantaquattrenne all’epoca.
La convivenza, però, sarebbe durata solo una primavera. Il tempo che lei si accorgesse di essere rimasta prigioniera di una relazione che la opprimeva. Alla separazione definitiva ha fatto seguito la denuncia, per cui ora M.M. si trova imputato di maltrattamenti, stalking, interferenze illecite nella vita privata e accesso abusivo a sistema informatico. Questi ultimi due capi d’accusa fanno riferimento agli aspetti più inquietanti descritti dalla persona offesa in aula. L’ex convivente, dice, sarebbe arrivato a romperle il cellulare e la scheda sim per imporle “quali numeri tenere e quali no”: “Aveva l’ossessione delle foto e dei messaggi - racconta la donna -. Si era reso conto che i suoi problemi venivano da quel telefono”.
Lei si era accorta di essere spiata quando, in un’occasione, il compagno le aveva mostrato la sequenza dei messaggi che si era scambiata in precedenza con un amico. Dallo zio avrebbe appreso anche della presenza di un registratore in casa: era stata registrata mentre, in presenza del fidanzato, telefonava a un uomo con cui aveva avuto una relazione sentimentale in precedenza per ribadire che tra loro era tutto finito. “Mi aveva imposto di telefonargli” precisa, sebbene quella frequentazione si fosse interrotta già prima di conoscere il suo nuovo compagno.
“Era ossessionato dalla gelosia” assicura la donna: “Ha iniziato a prendermi il telefono di notte e vi ha fatto un’installazione in modo che i messaggi che arrivavano a me comparissero anche sul suo cellulare”. Un’ossessione che avrebbe isolato dal mondo la 44enne e di cui erano oggetto non solo gli amici ma perfino i parenti: un cugino che a suo dire lei guardava con “occhi vogliosi”, un nipote sedicenne colpevole di abbracciarla troppo spesso. “Lui cambiava personalità” racconta: “Succedeva spesso che fosse tranquillo, andavamo d’accordo, scherzavamo, stavamo abbracciati sul divano. Poi scattava qualcosa”.
Qualcosa sarebbe scattato anche il primo maggio, il giorno dell’unico episodio violento riferito in denuncia. “Mi ha spinta con tutte e due le mani, facendomi cadere davanti alla porta di casa” sostiene la persona offesa. Due giorni più tardi lei si era confidata con la zia ed era scappata di casa: “Qui la situazione sta degenerando”. Lui l’avrebbe poi inseguita a casa degli zii proferendo gravi minacce nei suoi confronti: “Voglio vederla che muore impiccata mentre mi fumo una sigaretta”.
Già prima dell’inizio della convivenza, ammette l’autrice della querela, c’erano state forti avvisaglie che aveva voluto ignorare. Lui, dice, sospettava che il vicino entrasse in casa sua dal balcone, o che alcune macchie viste da una foto della sua cucina fossero tracce di sperma. “Pensavo che a Caraglio questa gelosia si sarebbe arrestata, invece non si è mai fermata” confida oggi al giudice. Lei si era cancellata da Facebook, aveva perfino accettato di lasciare il suo lavoro per anticipare il trasferimento in Piemonte: “Tenevo molto a lui, perciò avevo dato le dimissioni”. Una volta a casa insieme, però, lui le avrebbe perfino sequestrato le chiavi dell’auto e il telefonino.
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