Il boss di camorra a processo per oltraggio, il vicino di cella lo difende: “Pastore sardo? Non è napoletano”
Cesare Pagano, ex capo del clan degli Scissionisti di Scampia, era al 41 bis a Cuneo all’epoca. La lite con un agente era nata dal sequestro di alcune pizzettePastore sardo? Impossibile che lo abbia detto un camorrista: “Non è il linguaggio napoletano: avrebbe detto cose come omm ‘e mmerd, o piezz ‘e mmerd”. Sembra una scena da commedia all’italiana, o da florilegio di Un giorno in pretura, se non fosse che chi improvvisa la lezione di dialettologia - scusandosi col giudice per il turpiloquio - è stato uno dei più temuti killer della malavita campana.
Antonio Basco, sicario del clan dei Casalesi, è oggi ristretto nel braccio dei 41 bis del carcere di Cerialdo. Il processo che lo vede come testimone è a carico di un suo ex vicino di cella, un altro nome notissimo del crimine organizzato. Si tratta infatti di Cesare Pagano, fondatore insieme al cognato Raffaele Amato del famigerato clan degli Scissionisti di Secondigliano. Fino al suo arresto nel 2010 era nella lista dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia stilata dal ministero dell’Interno. Al clan Amato-Pagano era ricondotta la faida per le piazze di spaccio che negli anni Duemila fece una settantina di morti.
I fatti che lo vedono a processo a Cuneo, dopo il trasferimento nel penitenziario di Sassari, sono invece di ben più modesta entità. Si tratta di un oltraggio a pubblico ufficiale, nei confronti di un poliziotto della Penitenziaria. Tutto nasce dalla lite sul sequestro di alcune pizzette che Pagano aveva preparato in cella, messo in un contenitore e portato, senza autorizzazione, nel locale docce. Qui l’assistente capo in servizio le aveva sequestrate, provocando la furiosa reazione del boss: “Non ricordo le parole esatte: pastore, sardo di m… e forse qualcosa di ancora peggiore”.
Un collega del poliziotto racconta che fino ad allora non c’erano stati problemi con Pagano, ma sua ostilità nei confronti dell’assistente capo era nota. Anche il detenuto Basco, vicino di cella dell’imputato all’epoca, conferma le circostanze: la preparazione delle pizzette “alla montanara”, lo spostamento nelle docce per non perdere il turno e poi il contestato sequestro. Con i sorveglianti, aggiunge, Pagano era inappuntabile: “Li chiamava solamente per grado e dava del voi a tutti, anche a me dava del voi nonostante il fatto che siamo coetanei”.
Il giudice, esaurita l’istruttoria, ha fissato l’udienza conclusiva alla data del 24 aprile.
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