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    CUNEO - mercoledì 24 giugno 2026, 15:15

    In due a processo dopo il suicidio di Alessandro Ghinamo: “Disse che aveva paura”

    Una coppia risponde della truffa sentimentale che sarebbe all’origine del gesto. In aula gli amici ricordano il 39enne: “Era timido ma si esprimeva con le canzoni”
    Cuneodice.it in foto: Alessandro Ghinamo Cuneodice.it
    in foto: Alessandro Ghinamo

    Affiorano i ricordi quasi otto anni dopo la sua morte, quelli degli amici di Alessandro Ghinamo. Parlano in un’aula di tribunale, nel processo che vede alla sbarra due persone poco più giovani di quanto era lui all’epoca, accusate di aver distrutto con un ricatto la vita di un uomo gentile.

    Alessandro non aveva compiuto quarant’anni quando decise di gettarsi dal ponte nuovo. Qualcuno gli aveva fatto credere che sarebbe stato arrestato pochi giorni dopo, che doveva pagare ancora, come faceva da mesi, se voleva evitarlo. “Non è che la cosa deve andare avanti in eterno, state estorcendo soldi a un invalido civile” si legge in uno dei messaggi inviati da lui, quattro giorno prima di uccidersi. Un tentativo di ribellarsi che il cuneese, purtroppo, non aveva coltivato fino in fondo.

    L’ultima sera, quella tra il 19 e il 20 ottobre del 2019, l’aveva trascorsa con gli amici al circolo sociale di Trucchi. Era un sabato, c’era il karaoke. La sua grande passione: “Era una persona molto timida, si esprimeva nelle canzoni - racconta un’amica -. Solo dopo che è venuto a mancare, per esempio, ho scoperto dove lavorasse”. Lei si era accorta che qualcosa non andava, quel sabato con Alessandro si erano visti già in giornata: l’aveva aiutata a fare un trasloco. “Era molto nervoso, sempre al cellulare” dice l’amica: “Quella sera non è andato neanche a giocare con mio figlio a calcetto, cosa che faceva sempre”.

    Una sera lei l’aveva riaccompagnato a casa, lui si era sbottonato un po’: “C’erano persone che gli davano fastidio, lui ne aveva paura. Però non so di chi si trattasse”. Anche un altro amico descrive un’inquietudine palpabile: “L’ultima sera, dalle dieci alle due di notte è rimasto tutto il tempo a fumare. Ho notato che sembrava volesse dirmi qualcosa”. Anche il suo sguardo, ricorda, era oscurato: “L’ho visto con quegli stessi occhi solo quando gli avevano bruciato la macchina, un anno prima”.

    Ghinamo era invalido civile, guidava una minicar senza patente. L’aveva acquistata con i suoi soldi, cosa di cui era molto orgoglioso. Viveva in famiglia, a Cerialdo, ma teneva molto alla sua autonomia. Lo conferma un suo vecchio amico, insieme al quale frequentava la parrocchia di San Pio il circolo: lui stesso, però, spiega che Alessandro non diceva niente dei suoi problemi di denaro. “Credo avesse paura che io potessi dire qualcosa che aveva tenuto nascosto alla famiglia” dice: “La mamma, quando poteva, lo correggeva abbastanza sulla questione economica. Giustamente, perché lavoriamo per guadagnare i soldi, buttarli via non va bene”.

    Alla madre infatti fa riferimento anche la sedicente Francesca Di Marzio, la donna che aveva preso a ricattarlo con un profilo Facebook fittizio. Una truffa sentimentale. “Francesca” a ottobre gli aveva scritto: “Vedi tu come fare, se entro stasera non ci sono soldi tua mamma saprà la triste verità di cosa hai fatto. E non penso sarà la cosa più brutta, hai capito?”. “Non mi ricatti per piacere, io sono già in difficoltà” rispondeva la vittima, facendo presente che dopo un precedente versamento, da 500 euro, la banca aveva allertato la famiglia. Ma l’interlocutrice non aveva sentito ragioni. L’ultimo messaggio è del 17 ottobre, due giorni prima del suicidio: “Dato che il 27 è domenica, il 28 vengono i carabinieri a prenderti. Ora sai tu come fare, ciao”. “Come faccio a mettere i soldi che è tutto chiuso” aveva risposto lui, disperato.

    Gli inquirenti ritengono che l’identità reale dietro a quell’account fosse quella di Carmela Romano, classe 1997, residente a Nola in provincia di Napoli. Insieme al fidanzato Mario Miceli, classe 1993, anche lui nolano, la donna è ora a processo per estorsione. Nelle chat Whatsapp dei due fidanzati Ghinamo è menzionato già da gennaio: trattato come un bancomat umano, di cui i due giovani ridono. “Vuoi leggere la carta dell’arresto?” scrive Carmela a maggio, aggiungendo le risate.

    “Alessandro era una persona educata, a modo, molto rispettosa” racconta una donna che lo aveva conosciuto al karaoke. “Timido sì, ma se si trovava a suo agio era anche molto simpatico e aperto” aggiunge un amico. Parlava di musica, di calcio, di donne. Non di quello che succedeva su Facebook, però: “Dalle amicizie social che aveva vedevo che c’erano ragazze poco vestite, ma non gli dicevo nulla perché sapevo che lui si sarebbe potuto arrabbiare. Pensandoci adesso, forse avrei dovuto parlarne”.

    Il 15 settembre si attendono l’esame dell’imputata e la discussione.

    Andrea Cascioli
    luogo CUNEO
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    Tag:
    estorsione - Cerialdo - suicidio - Cronaca - online - processo - alessandro ghinamo

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