Quattordici anni all’uomo che strangolò la moglie malata di Alzheimer
La Corte d’Assise ha riconosciuto le attenuanti al 75enne Ernesto Bellino, reo confesso dell’omicidio di Maria Orlando a BeinetteNessuna infermità mentale per Ernesto Bellino, il pensionato che uccise la moglie Maria Orlando a Beinette, strangolandola, il 28 giugno di due anni fa. La Corte d’Assise di Cuneo ha però riconosciuto prevalenti le attenuanti, condannandolo a 14 anni e otto mesi di reclusione, più un risarcimento di 150mila euro da versare al figlio e unica parte civile. La Procura aveva chiesto una pena più alta, 22 anni.
Un omicidio maturato nel contesto di un rapporto che il difensore dell’imputato, l’avvocato Fabrizio Di Vito, ha definito “irrimediabilmente deteriorato da anni di conflitti e abbandoni”. Su questo nessuno ha mai avanzato dubbi. La coppia aveva convissuto dagli anni Settanta a Porto Empedocle, in Sicilia, la città agrigentina in cui Maria era nata e cresciuta ed Ernesto era arrivato per lavorare come operaio. Più tardi il trasferimento a Beinette, paese di origine di lui, insieme all’unico figlio.
Entrambi “avevano le loro fisse” racconta quest’ultimo, parlando della gelosia di mamma e della pignoleria del papà. C’era anche l’affetto, nei momenti tranquilli: “È che loro senza un litigio non riuscivano a vivere”. Si era arrivati un decennio fa a una separazione di fatto, durata pochi mesi. Lui, affetto da grave depressione, aveva tentato il suicidio. La situazione si era deteriorata di nuovo negli ultimi tempi con l’insorgere dell’Alzheimer nella signora Maria, 79enne. Bellino però non era solo, assicurano il figlio e tutti i conoscenti della coppia: c’era la famiglia e una badante.
La Orlando sarebbe dovuta essere ricoverata a breve in una struttura per anziani, proprio per venire incontro ai timori del marito. Il figlio era andato a parlare con la direttrice il pomeriggio prima del delitto, quando era tornato il papà lo aveva congedato con poche parole: “Mi aveva risposto che ne avremmo riparlato e poi aveva aggiunto: ‘Vai a casa che hai figli, non ti preoccupare’”.
Un delitto d’impeto, quello maturato in casa dei due anziani. Per una frase da nulla pronunciata da lei: “Tu non hai niente, la vera malata sono io”. Lui le era saltato addosso e le aveva messo le mani al collo: “Non ho capito più niente” ha raccontato in aula, tra i singhiozzi. Ai carabinieri, chiamati subito dopo, aveva detto anche qualcos’altro: “La sua agonia me la sono goduta fino alla fine”. Una frase terribile, mai smentita: “Il mio stato d’animo era quello che era” si è giustificato davanti alla corte. Continuando a ripetere un’altra frase, in totale contraddizione: “Ho voluto troppo bene a mia moglie”.
BEINETTE omicidio - Beinette - Cronaca - Ernesto Bellino - Maria Orlando

Condividi