Strangolò la moglie dopo una lite, il pm chiede la condanna a 22 anni
Per il beinettese Ernesto Bellino il verdetto è atteso a momenti: “Emotivamente provato, ma non c’è ravvedimento autentico” sostiene la ProcuraNon una vera parola di pentimento nelle dichiarazioni finali di Ernesto Bellino, il tornitore in pensione a processo per l’omicidio volontario della moglie Maria Orlando. Solo le solite recriminazioni sulla convivenza in Sicilia negli anni Settanta, le incomprensioni, il ritorno in Piemonte, a Beinette, vissuto da lei come un’imposizione: roba di cinquant’anni fa.
Nulla a che vedere con quanto accaduto la mattina del 28 giugno di due anni fa, quando Ernesto Bellino ha strangolato la moglie 79enne, malata di Alzheimer, dopo l’ennesima lite. Per lui il sostituto procuratore Francesco Lucadello chiede ora la condanna a 22 anni di carcere, con un bilanciamento tra l’unica aggravante contestata - il vincolo coniugale - e le attenuanti: la piena confessione, la partecipazione al processo, l’incensuratezza di un uomo qualunque, oggi prossimo a compiere i 76 anni di età e sottoposto agli arresti domiciliari in una struttura per anziani.
Nessun dubbio sulla dinamica dei fatti, descritta dallo stesso omicida fin nei minimi particolari. Il tema centrale è la sua lucidità o meno: il perito nominato dal tribunale ha escluso ogni dubbio circa la capacità d’intendere e di volere. “Ho visto un uomo emotivamente provato, ma non un percorso di rivisitazione critica del proprio operato” conclude il pm, menzionando “una tendenza costante a rimarcare il passato e a concentrare le responsabilità del ‘disastro’ del matrimonio - parola da lui usata - sulla coniuge”. In questo continuo recriminare, dice, “non ho colto alcun segno di ravvedimento autentico e di resipiscenza”.
Il carattere di Bellino, sostiene l’accusa, aiuta a ridimensionare i due punti forti della ricostruzione da lui offerta: l’idea che il delitto sia arrivato dopo “una vita di tribolazioni e patimenti sofferte per mano della moglie” e la “mancanza di sostegni nel doversi occupare della moglie affetta da Alzheimer”. Nulla di tutto ciò, conferma anche il figlio, che non ha interrotto i rapporti col padre ma si è comunque costituito in giudizio. Solo la sera prima era andato lui stesso a parlare con la direttrice di una rsa per valutare l’inserimento della mamma in una struttura, in cui sarebbe stata seguita nell’evolversi della malattia. C’erano i servizi sociali, c’era l’assistenza di una badante affettuosa, con cui la donna aveva legato subito.
Proprio la badante, sottolinea l’avvocato della parte civile, Enrico Gaveglio, racconta qualcosa di importante e cioè che la signora le insegnava a ballare: “Per quanto sia stata presente solo nei suoi ultimi mesi, conferma che la vittima non era un soggetto non presente alla vita”. Nonostante la malattia. La difesa su questo non concorda: “Chi è affetto da Alzheimer non è quasi più una persona, ma questo non deve costituire un’attenuante” dice l’avvocato Fabrizio Di Vito.
Non si invocano altre attenuanti, ma la seminfermità mentale alla luce della depressione che da tempo affliggeva l’omicida - in passato l’uomo aveva anche tentato di suicidarsi. Si parla della “sindrome del caregiver”, quando un familiare inesperto si trova costretto a prendersi cura di un infermo senza averne le competenze, né le forze: “Il pm e la parte civile invocano la resipiscenza, ma Bellino solo in questo momento sta cogliendo il fatto” dice il suo legale, convinto che “dentro di lui era latente il germe di qualcosa che non funzionava”. Dubbi sussistono sulla volontà di uccidere, per il difensore, nonostante quando dichiarato in una confessione che potrebbe “essere in parte frutto del disturbo mentale”.
Di certo c’è una tragedia “senza vincitori né vinti”, osserva con amarezza il legale del figlio: “Bellino ha tolto al mio assistito la mamma ma di fatto anche il papà: oggi è difficile per lui vederlo come il proprio padre e non come l’omicida della propria madre”. Le conclusioni sono affidate a una poesia di Rimbaud, Le strenne degli orfani: “Qui c'è solo un nido senza piume e calore, / dove i bimbi non dormono, han freddo e timore; / un nido gelato da quegli amari venti...”.
BEINETTE omicidio - Beinette - Cronaca - Ernesto Bellino - Maria Orlando

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