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    CARAGLIO - martedì 30 giugno 2026, 19:50

    “Ti brucio il negozio”: minacce per ottenere il ritiro della querela, ma la vittima non c’entrava niente

    Obiettivo del raid un esercente caragliese, al quale furono anche indirizzate scritte ingiuriose. Ma a denunciare l’uomo erano stati in realtà i carabinieri
    Cuneodice.it “Ti brucio il negozio”: minacce per ottenere il ritiro della querela, ma la vittima non c’entrava niente Cuneodice.it

    “Non ce l’ho con lui, si è solo comportato male nell’episodio del tampone”: lo ha ribadito in aula l’esercente caragliese, titolare di una nota attività di ristorazione in paese, che ha ripercorso la vicenda di cui è stato, suo malgrado, coprotagonista.

    Era lui infatti l’oggetto delle minacce per cui M.C., cuneese, classe 1985, è stato condannato dal giudice Elisabetta Meinardi a cinque mesi e 10 giorni, con il beneficio della pena sospesa. Per l’altra imputazione contestata, l’intralcio alla giustizia, il 40enne è stato invece assolto.

    Tutto incomincia di fronte a una farmacia cuneese, nel periodo del Covid: “Io e un amico dovevamo fare il tampone. - ricorda la vittima - C’è stato un parapiglia in coda, i carabinieri arrivati con l’auto di pattuglia hanno chiesto a una persona di mettere la mascherina in modo molto educato: da lì è partito uno sproloquio. I carabinieri hanno subito gli insulti e poi mi hanno chiesto di testimoniare, sono andato in caserma a firmare la deposizione. Con quel signore erano stati educati, non hanno chiesto in malo modo”.

    Per qualcuno, però, la faccenda non era finita lì. Tant’è che una volta scoperta l’identità del testimone, il denunciato si era sentito in dovere di presentarsi sul suo luogo di lavoro. Lui in quel momento non c’era, c’era invece una giovane dipendente: “Ha chiesto se fosse il mio titolare e come mi trovassi da dipendente. Ho risposto in modo neutro che mi trovavo bene. A quel punto ha iniziato a dire che invece lui era ‘un bastardo’ e altre cose che non ricordo”. Il tono era calmo, precisa la ragazza, ma il senso delle parole no: tant’è che nella discussione sarebbe scappata anche la minaccia di “bruciare il locale”.

    “L’unica cosa che ricordo è che avevo trovato scritte su una buca dei corrieri, con ingiurie che penso fossero rivolte a me” aggiunge il titolare dell’esercizio commerciale: “Non ho mai fatto denuncia, - chiarisce - ho solo riferito ciò che era accaduto con la mia dipendente che ai tempi aveva solo vent’anni e aveva gestito molto bene la situazione”. La denuncia non c’era stata nemmeno dopo l’episodio della farmacia, o meglio, non era stato il caragliese a presentarla, bensì i carabinieri. Cosa di cui l’imputato, presentatosi una seconda volta per chiedergli di “ritirare la querela”, sembrava non essere cosciente.

    “Ha fatto il suo dovere di cittadino” ha concluso il pubblico ministero Alessandro Borgotallo, riferendosi alla vittima e stigmatizzando per contro il comportamento dell’imputato: “Lo va a cercare perché ai suoi occhi ha fatto qualcosa che non andava fatta, riferendo la verità agli operanti: avrebbe dovuto probabilmente, nella sua logica perversa, offrire una versione piegata in suo favore. È un contegno paramafioso, avendo l’ardire di andare sul posto di lavoro della persona e di usare una minaccia mediata tramite la dipendente, una giovane ragazza madre”.

    Per l’avvocato Valentina Papetti, invece, il contegno del soggetto era stato “tutt’altro che aggressivo e violento”: “La teste dichiara che la presunta minaccia è stata pronunciata in maniera tranquilla e soprattutto accompagnata da una frase scherzosa. È l’espressione di un comportamento immaturo e dettato da risentimento personale, piuttosto che dalla volontà di indure la persona offesa a ritrattare la testimonianza”. Quanto contestato, ha aggiunto la legale, “è accaduto nel 2023, da allora non si è più presentato al locale e non ha più avuto contatto con nessuno dei testimoni”.

    Andrea Cascioli
    luogo CARAGLIO
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    Tag:
    cuneo - Caraglio - Minaccia - Cronaca - processo - coronavirus - Tamponi

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