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    FOSSANO - Wednesday 22 April 2026, 18:15

    Crollo del viadotto di Fossano, l’appello riparte dai consulenti dell’accusa

    In ballo c’è la questione dell’utilizzabilità delle prove, ma anche la prescrizione. Gli imputati, però, dovranno farsi assolvere per non pagare i risarcimenti
    Crollo del viadotto di Fossano, l’appello riparte dai consulenti dell’accusa

    Tutto è ancora in gioco nel processo d’appello ai sei imputati di disastro colposo per la vicenda del viadotto “La Reale” di Fossano. Il ponte lungo la Statale 231 crollò il 18 aprile 2017, sbriciolando una volante dei carabinieri: i due militari di pattuglia, per fortuna, in quel momento erano impegnati in un controllo stradale.

    Due anni fa la sentenza di primo grado ha messo i primi punti fermi, a cominciare dalle cause del disastro: il viadotto collassò, scrive il giudice Giovanni Mocci, a causa di “due concause determinanti, nessuna delle quali capace di causare da sola l’evento”. In primo luogo un errore nell’iniezione di boiacca, l’impasto che avrebbe dovuto coprire i cavi di precompressione dei tre conci che componevano il ponte. Poi una serie di difetti nell’impermeabilizzazione “originari e sopravvenuti”, cioè i problemi risalenti alla costruzione nei primi anni Novanta e quelli imputabili alla sostituzione dei giunti, operata nel 2006 dalla società Pel.Car.

    Qui sorge una questione che è stata al centro del confronto tra accusa e difese nel primo processo. Ovvero l’utilizzabilità di una serie di accertamenti irripetibili sulle macerie del viadotto: la Procura le effettuò prima che la Pel.Car entrasse in gioco. Per il giudice ciò comporta la nullità delle prove raccolte, sebbene anche i lavori di manutenzione di vent’anni fa fossero stati “realizzati senza dubbio in modo negligente e imperito, nonché in violazione delle norme tecniche per le costruzioni”.

    A Cuneo erano stati condannati quattro imputati: il direttore dei lavori di Anas Angelo Adamo, il geometra Roger Rossi, il responsabile di cantiere Massimo Croce e il capocantiere Mauro Tutinelli. La Procura ha presentato appello contro due delle otto assoluzioni, riguardanti la responsabile tecnica della Pel.Car e il funzionario dell’Anas che dirigeva nel 2006 il centro manutentivo. I quattro condannati e i due assolti sono gli imputati dell’appello: due di loro, i geometri Rossi e Croce, sono comparsi oggi in udienza.

    I giudici di Torino hanno deciso di riascoltare i due consulenti tecnici che la Procura interpellò in fase di indagini, gli ingegneri Roberto Doglione e Luca Giordano. La loro audizione serve soprattutto a “verificare la natura effettivamente non ripetibile degli accertamenti”: questione dirimente, come si è detto, per chi eseguì i lavori del 2006. All’esito degli esami dei consulenti tecnici, la corte si riserva di decidere rispetto a una richiesta di perizia avanzata dalla difesa Croce.

    In sospeso resta la questione della prescrizione del reato. Le difese chiedono di calcolarla in base alla normativa che era in vigore nel 1993, quando fu costruito il viadotto. L’accusa ritiene valida invece la successiva legge ex Cirielli, vigente al momento del crollo. Anche se il reato fosse prescritto, comunque, chi ha subito una condanna dovrebbe comunque rispondere in sede civile e risarcire.

    ll prossimo 28 maggio si attende l’esame dei consulenti di accusa. Dopo si deciderà se procedere oltre nell’istruttoria o andare a sentenza. 

    Andrea Cascioli
    luogo FOSSANO
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    Tag:
    Fossano - Appello - Cronaca - processo - Crollo - Disastro - viadotto
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