“A Mondovì fanno festa perché mi hanno cacciato”: dà in escandescenze e finisce a processo
Il richiedente asilo nigeriano era sottoposto a un ordine di allontanamento. Durante i Doi Pass i carabinieri lo avevano fermato in due diverse occasioniEra stato rintracciato per ben due volte in due giorni a Mondovì, prima alla stazione ferroviaria e poi nei pressi della funicolare, quando già gli era arrivato l’ordine di allontanamento della Questura. Per M.I., richiedente asilo nigeriano, dopo l’identificazione è arrivata la denuncia per violazione del provvedimento.
Il processo si è celebrato a due anni di distanza, dopo che l’imputato, colpito nel frattempo da un’espulsione, era stato nel frattempo rimpatriato. Non ha quindi effetto la sentenza di assoluzione per tenuità del fatto pronunciata dal giudice Graziana Cota all’esito dell’istruttoria.
A ricostruire in aula quanto accaduto nei primi giorni di luglio del 2024 hanno provveduto due dei carabinieri che risposero alle chiamate dei cittadini. Nel primo caso, il 112 era stato allertato perché una capotreno aveva denunciato la presenza di un soggetto esagitato a bordo del convoglio. L’uomo, fermato e identificato in stazione, non aveva fornito nessuna giustificazione circa la sua presenza.
Il giorno dopo i militari del Norm erano stati di nuovo allertati per la presenza di una persona che aveva dato in escandescenza presso il dormitorio della Caritas. Lo avevano rintracciato poco più in là, davanti alla stazione di valle della funicolare: “Era in uno stato delirante” ricorda un carabiniere. In quel periodo erano in corso i Doi Pass, tradizionale manifestazione dell’estate monregalese: “Lui affermava che la festa fosse stata organizzata dalla comunità per festeggiare il suo divieto di ritorno in città. Parlava di fantomatici agenti americani e aveva menzionato il fatto che la manifestazione pubblica fosse stata finanziata con 10mila euro suoi”.
Il pubblico ministero Alessandro Borgotallo ha menzionato la circostanza che un’ispettrice di Polizia Penitenziaria, intervenuta sul treno per calmarlo, fosse stata presa a schiaffi poco prima del controllo in stazione: “Questo soggetto non ha titolo per stare non solo a Mondovì, ma in Italia: è un senza fissa dimora che ha dato in più occasioni problemi alla collettività”. Il pm aveva chiesto quindi di sostituire la pena, contenuta nel minimo di 6 mesi e 1000 euro di multa, con un’espulsione che sancisse il divieto di reingresso in Italia per cinque anni.
L’avvocato Manuela Roà ha sottolineato come la difesa avesse già evidenziato “la necessità di una perizia psichiatrica che non è stato possibile disporre perché era già espulso”. Alla luce di quanto testimoniato dai militari, circa un presunto complotto dei servizi segreti per espellerlo, la legale ha quindi chiesto l’assoluzione per incapacità d’intendere.
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