L’Acquabomber triestino minacciò di avvelenare le bottiglie con arsenico e tallio
Nuova condanna a Cuneo per David Sirca, l’hacker 53enne che aveva tentato il ricatto a quattro aziende locali. Alle vittime inviava i “tutorial” sul velenoC’è una nuova condanna per David Sirca. Arriva dal tribunale di Cuneo, dove il 53enne hacker triestino, ora in carcere a Padova, era a processo per aver minacciato di avvelenare con sostanze letali le bottiglie prodotte da tre grandi aziende dell’acqua - la Sant’Anna di Vinadio, l’Acqua Eva e la San Bernardo - e dalla casa vinicola Chionetti di Dogliani.
La pena di tre anni e mille euro di multa si aggiunge a quella già comminata dal gup di Roma e porta il totale da espiare a sette anni. Sirca, arrestato nel giugno del 2022 dopo le indagini della Polizia Postale, è tuttora a processo nei tribunali di mezza Italia. Alle vittime del suo spaventoso ricatto inviava mail con indirizzi alterati - uno riconduceva addirittura a uno studio legale - per chiedere il pagamento di forti somme in denaro. Per rendere tutto più credibile, l’estorsore menzionava una specifica catena della grande distribuzione e spiegava per filo e per segno il processo di avvelenamento, allegando immagini. “Una volta immessa, la foto online resterà per sempre” avvisava, vantando una certa dimestichezza con l’indicizzazione delle immagini attraverso i motori di ricerca: “Vi costerà molto di più in termine di immagine che trovare un accordo con noi”. La sostanza evocata in alcuni casi era il tallio, con altri destinatari invece il misterioso Acquabomber aveva parlato di cianuro.
Alla Fonti Alta Valle Po, titolare del marchio Acqua Eva, erano stati chiesti 30mila euro, mentre la cifra che si cercava di estorcere alla San Bernardo era di 50mila. Altri 15mila euro erano stati richiesti, con l’indicazione di una data come termine perentorio, all’imprenditore del vino Nicola Chionetti. Nel processo avrebbe dovuto essere ascoltato anche lo scomparso Alberto Bertone: la sua Sant’Anna era infatti tra le imprese di imbottigliamento messe nel mirino dal criminale.
Per lui il sostituto procuratore Francesca Lombardi aveva chiesto quattro anni di carcere. Nella requisitoria il pm ha descritto i vari passaggi dell’inchiesta. Il ricattatore si era tradito inviando una fotografia che ritraeva una bilancia, con un’indicazione esplicita relativa all’Acqua Sant’Anna: l’analisi del perito informatico aveva confermato la compatibilità tra quell’immagine e il cellulare dell’indagato. La bilancia, ha ricordato l’accusa, “era riprodotta in almeno quattro fotografie, in cui si legge la dizione ‘avvelenamento prodotto con 2 grammi di solfato di tallio, la dose letale per una persona adulta è di 500 mg’”.
“Il fatto che Sirca sia esperto di computer non significa che ogni richiesta estorsiva fatta in quel periodo sia opera sua, prova ne è che abbiamo tre sentenze di proscioglimento a Trieste e una a Perugia” ha obiettato l’avvocato Roberto Boev, ritenendo “nebuloso” l’indizio fornito dalle immagini: “Durante la perquisizione non sono state trovate sostanze venefiche che potessero essere prova del fatto: sono stati trovati dei farmaci compatibili con le patologie del Sirca, non tallio né arsenico”.
Alla Fonti Alta Valle Po, unica parte civile costituita, rappresentata in udienza dall’avvocato Federica Sanna, andrà un risarcimento da quantificare in sede civile.
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