L’operaio perse tre dita lavorando la pasta, a processo il responsabile della sicurezza
Per il grave incidente sul lavoro a Mondovì hanno patteggiato e risarcito i titolari dell’azienda. Un macchinario era stato modificato, raccontano gli addettiEra l’ultimo giorno di lavoro dell’anno 2022 al pastificio Michelis di Mondovì, tanto che uno degli operai, sentito nell’udienza odierna, racconta di essersi allontanato per fare l’inventario insieme al responsabile dello stabilimento. Pochi secondi dopo a richiamare la sua attenzione era stato un urlo, seguito da una richiesta di aiuto.
L’addetto ricorda che gli si era parato davanti uno dei due colleghi che avevano lavorato assieme a lui fino ad allora: “L’ho trovato in fondo al corridoio che si teneva le mani con la carta, si vedeva già che gocciolava sangue”. Due dita mozzate, un terzo sarebbe stato amputato in seguito. L’operaio vittima dell’infortunio era stato subito ricoverato a Mondovì, poi trasferito al Cto di Torino. Dopo lo shock, avrebbe descritto così l’accaduto: “È scivolato dalla cesta che usava come rialzo e ha messo una mano per tenersi, proprio dove si trova lo stampo che in quel momento non era posizionato: c’era uno spazio vuoto dove le lame rotavano”.
Insieme all’infortunato, in quel momento, un collega che lo aiutava nella lavorazione dei pici: “Uscivano già dall’impastatrice già formati - spiega il terzo operaio - e c’era necessità che un operatore li tenesse aperti per non bloccare la macchina. Un altro operatore controllava la linea”. Un tipo di operazione che l’ex dipendente, l’unico dei tre che avesse già una discreta esperienza, definisce “problematica”. Dopo l’incidente, dice un altro addetto, l’azienda avrebbe smesso di produrli.
Lo stesso testimone, anche lui in servizio quel 30 dicembre ma su un diverso turno, parla di come il macchinario sulla linea 3 fosse stato modificato: “Erano state fatte delle modifiche per far sì che gli spaghetti andassero avanti anche senza lo stampo”. In particolare, aggiunge, circa due mesi prima “era stata tolta una protezione di ferro così che gli spaghetti andassero direttamente nel coltello. Anche un pezzo di plexiglass era stato tolto, per rimuovere gli spaghetti che si bloccavano”. “Dovevamo bloccare sovente la macchina perché si inceppava” conferma l’altro teste: “Io aveva detto ai due colleghi di non mettere assolutamente le mani nello spazio sottostante. Perché se io eri nuovo loro due lo erano molto più di me, non mi interessava la perdita di tempo”.
I titolari del pastificio hanno patteggiato una condanna e risarcito la vittima dell’incidente. Altrettanto ha fatto il responsabile dello stabilimento. Ha scelto invece la strada del dibattimento, previo risarcimento, il responsabile della sicurezza dell’epoca, un professionista esterno. I due testimoni sentiti nell’ultima udienza affermano di averlo visto in azienda solo dopo l’infortunio: “Aveva fatto un piccolo corso su come montare e smontare il macchinario”.
ll processo è rinviato al prossimo 10 novembre per il proseguimento dell’istruttoria.
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