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    MONDOVÌ - martedì 10 febbraio 2026, 16:30

    Va a processo per gli ammanchi sul conto del cognato disabile, ma viene assolta

    Alla donna, amministratrice di sostegno per alcuni anni, erano contestate spese per oltre 15mila euro: “Era una cosa in famiglia, non ho mai rubato niente”
    Cuneodice.it Va a processo per gli ammanchi sul conto del cognato disabile, ma viene assolta Cuneodice.it

    “Se avessi saputo mi sarei rifiutata di fare da amministratrice, non ho mai pensato di tenere gli scontrini e non ero al corrente di cosa si dovesse fare”. A parlare è una donna finita a processo per peculato e omissione d’atti d’ufficio, dopo una denuncia relativa ad anomali movimenti di denaro sul conto intestato al cognato disabile, del quale lei era stata amministratrice di sostegno per alcuni anni.

    Tra i pagamenti, ricostruiti dalla Guardia di Finanza, risultavano il rinnovo assicurativo di una polizza RC auto intestata all’imputata e il saldo di un’officina di riparazioni e revisioni auto. Ma anche un trattamento odontoiatrico effettuato dalla figlia e circa 1500 euro di spese di ristorazione nel solo 2019, tra bar, ristoranti e alimentari. In totale più di 15mila euro. Soldi che la donna dice di aver usato “nei momenti di difficoltà”, ma poi rimborsato: “Era una cosa in famiglia, non ho mai rubato niente e pensavo fosse normalissimo”.

    I giudici le hanno creduto, assolvendola perché il fatto non sussiste dall’accusa di omissione d’atti d’ufficio e dichiarando di particolare tenuità il peculato contestato. A segnalare la signora al giudice tutelare era stato un avvocato che le era succeduto nel ruolo di amministratore, da lei ricoperto fra il 2018 e il 2022. La vicenda verte sulle cure di un uomo affetto da tetraparesi spastica, accolto in una struttura specializzata a seguito della morte del padre. Nella casa dove abitava in precedenza, in un paese della Langa monregalese, ora risiedono la cognata e sua figlia.

    “Si è sempre prodigata per la famiglia” ha testimoniato un cugino del disabile, parlando della donna: “Si occupava dei pasti, mio cugino andava al centro diurno e tornava a casa a dormire. Lei si è sempre prestata”. “La cognata ha sempre aiutato lui e anche l’altro fratello del marito” ha confermato una zia della persona offesa, aggiungendo che quest’ultima “voleva solo lei” per occuparsi delle proprie esigenze, come l’acquisto di abbigliamento e prodotti per la cura personale: “In occasione dei compleanni di lui, lei gli comprava la torta o lo portava al ristorante. Lui dice sempre di voler pagare”. I problemi, sostiene l’imputata, erano sorti alla morte di suo suocero: “Prima che mancasse ha sempre gestito lui la pensione del figlio e non mi aveva spiegato nulla”.

    Non ha ritenuto sufficiente la spiegazione il sostituto procuratore Francesca Lombardi, che aveva chiesto una condanna a quattro anni e tre mesi: “L’oggetto del processo non è la verifica del legame affettivo con l’amministratore e nemmeno la solidità del rapporto e delle cure che lei ha prestato. Nessuno mette in dubbio la genuinità del rapporto” ha precisato la rappresentante dell’accusa. Mancavano però i rendiconti di tre intere annate e c’erano spese per le quali, afferma il pm, “non è stata fornita alcuna spiegazione in dibattimento”. La difesa ha parlato invece di una “gestione fatta da una persona di cuore che non aveva la capacità di rendicontare”: “Quello che è mancato nel procedimento - a detta del legale - è la voce della persona offesa, perché ha una sua volontà e chiedeva a lei di fare delle spese”.

    Andrea Cascioli
    luogo MONDOVÌ
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    Tag:
    Guardia di Finanza - disabili - Cronaca - peculato - Amministratore

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