La contesa su un asino zoppo porta a processo un carabiniere
Accuse di calunnia e falso per un militare del Gruppo Forestale di Saluzzo, dopo un accertamento su un presunto caso di maltrattamento animale in una cascinaParte da un accertamento in una cascina di Villanova Solaro la vicenda che ha portato a processo, per calunnia e falso, un maresciallo del Gruppo Carabinieri Forestale di Saluzzo.
L’ipotesi della Procura è che il militare avesse nascosto gli esiti dei controlli che dimostravano l’insussistenza del presunto maltrattamento contestato a un allevatore, sulla base di una segnalazione anonima. I forestali si erano recati in cascina nel dicembre del 2022, insieme a un veterinario dell’Asl. In una stalla avevano trovato un asino con gravi problemi di deambulazione. Si trattava di un animale d’affezione che la famiglia dell’allevatore aveva vinto a una sagra di paese, un quindicennio prima.
Il veterinario dell’Asl aveva prescritto il pareggio degli zoccoli e i carabinieri avevano controllato, in quella circostanza, anche i cani di proprietà e i capi bovini detenuti nella stessa stalla da un altro allevatore. “Nel verbale di sopralluogo c’è la constatazione della situazione trovata, firmata dal veterinario, ma non viene citata nessuna ipotesi di maltrattamento dell’asino” ha osservato il capitano Claudia Matera, all’epoca comandante del Nucleo Investigativo provinciale dei Forestali.
A chiarire la condizione dell’asino avrebbe provveduto, lo stesso giorno, il veterinario di famiglia, il dottor Massimo Rosso: “L’asino è affetto da artrogriposi, un difetto genetico che si manifesta con un non armonico sviluppo dei tendini flessori e che aveva iniziato a manifestarsi nei primi mesi di vita”. Nessun maltrattamento, quindi, ma un problema congenito ereditario - il padre dell’animale, pare, ne era affetto a sua volta - che aveva indotto il veterinario, all’inizio, a ipotizzare una prognosi infausta: “Nel primo anno di vita dell’asino dissi al proprietario che probabilmente avrebbero dovuto sopprimerlo, se fossero insorte infezioni. Invece riusciva a deambulare senza provocarsi lesioni”.
L’animale era quindi rimasto in cascina, vivendo una vita felice: “Girava in totale libertà nell’azienda e non poteva, per le sue difficoltà di deambulazione, allontanarsi. Mangiava nel prato dove si trovavano le vacche e si avvicinava alla figlia del proprietario, quando entrava in casa, per prendere una carota. Dal punto di vista clinico era obeso”.
Il professionista ha confermato al giudice di aver contattato i Forestali di Saluzzo il giorno del controllo, incontrandoli in stazione pochi giorni dopo: insieme al maresciallo era presente un altro carabiniere. In quell’occasione, il veterinario aveva rappresentato la situazione dell’asino e gli era stato richiesto di presentare una relazione a riguardo. Ciononostante, l’indagine nei confronti dell’allevatore era andata avanti: “Ho inviato anche una mail in seguito - precisa - e mi è stato detto che gli atti erano già stati inviati in Procura e che avrebbe dovuto parlare con l’avvocato del proprietario”.
La presunta malafede del forestale è oggetto dell’attuale procedimento, la cui prosecuzione è fissata al prossimo 28 maggio.
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