La testa della moglie nel wc e le liti per il sesso negato: condannato il “marito padrone”
Protagonista della vicenda una coppia indiana: “Lei normalizzava la violenza”. Per la difesa “lui è stato un buon marito, la donna voleva il permesso di soggiorno”Una convivenza difficile, iniziata in India e continuata in Italia, con interruzioni a più riprese. In mezzo la nascita di due figli, le liti familiari e gli episodi di violenza. Il più grave, nel gennaio 2023, era culminato in un referto ospedaliero che attestava contusioni al cranio e altre ferite, guaribili in cinque giorni. La vicenda riguarda una coppia di sikh residenti in un comune agricolo tra Saluzzo e Cuneo.
Alle forze dell’ordine, ha ricordato nella requisitoria il sostituto procuratore Francesca Lombardi, la donna aveva poi raccontato di essere stata “trascinata per i capelli, percossa, spinta con la testa nel wc dell’abitazione e successivamente cacciata di casa in orario notturno, tanto che chiede rifugio al fratello e si trova nell’impossibilità di lavorare per le condizioni fisiche in cui era”. Ma non sarebbe stato tutto, sostiene il pm: “È la stessa persona offesa che parla di percosse e calci anche prima del 2023, seppur non medicalizzati. Una dinamica di violenza che si scatenava per futili motivi: discussioni domestiche, sul lavoro, sulla famiglia. I figli venivano utilizzati come strumento di pressione, a fronte del rifiuto di fornire i documenti per l’imbarco dall’India”.
Era stata proprio la faccenda dei documenti dei figli ad allarmare la donna, più delle stesse aggressioni nei suoi confronti: per riottenerli dalla famiglia del marito, non per altro, si era rivolta ai carabinieri la prima volta. “La donna parla di una ‘violenza piccola’, un tratto di normalizzazione della violenza subita” ha ricordato il pubblico ministero. In questo aveva valenza a sé il tema della relazione sessuale: lui pretendeva rapporti, lei viveva l’intimità come “un momento di sofferenza”. A monte “una tradizione culturale a cui sia lui che lei si sono conformati”. Solo l’episodio del wc “ha dato la spinta a percepire la violenza come non più sopportabile” ha aggiunto la rappresentante dell’accusa, chiedendo una condanna a tre anni e sei mesi.
“Per umiliarla lui aveva inviato video ai familiari in India in cui si attestava che non pulisse casa abbastanza bene” ha osservato l’avvocato Giuliana Brero per la parte civile: “La moglie ci ha riferito che non poteva uscire di casa con le amiche se non in presenza del marito e che durante tutto il matrimonio ha dovuto concedersi sessualmente al marito perché obbligata”.
“È un buon padre ed è stato un buon marito nei limiti in cui poteva esserlo” ha obiettato il legale dell’imputato, avvocato Elisabetta Giardino. La difesa contestava in particolare la sussistenza di un’autentica convivenza, requisito necessario per configurare il reato di maltrattamenti: “Il rapporto tra i coniugi è stato connotato da parecchie interruzioni che lo mettono in discussione”. Anche quando lui era rimasto vittima di un grave incidente, sottolinea l’avvocato, “la signora era in India e non ha dato accudimento al marito come lui avrebbe potuto legittimamente aspettarsi”. Di qui il sospetto che lei fosse “tornata forzatamente a convivere” solo per ottenere il permesso di soggiorno.
Il giudice Marco Toscano ha condannato l’imputato alla pena di due anni e sei mesi e un risarcimento danni quantificato in 12.500 euro. Sull’eventuale concessione di misure alternative il tribunale si esprimerà in una successiva udienza.
SALUZZO violenza sulle donne - immigrazione - donne - Maltrattamenti - Cronaca

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