L’invito a “sparare” su Facebook? Costa tremila euro
All’utente social è stata contestata l’aggravante della discriminazione razziale, per un commento scritto dopo le proteste dei braccianti africani a Saluzzo“Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale” scriveva Pietro Metastasio nel secolo XVIII. L’invito del celebre poeta è ancora valido, per quanto su Facebook si tenda a dimenticarsene. A un utente del social, D.C., una sola parola è costata una condanna penale per istigazione a delinquere e una multa da tremila euro. All’uomo è stata contestata e riconosciuta anche l’aggravante della discriminazione razziale.
“Sparare!!!” aveva scritto l’imputato, sotto un video in cui si riprendevano le proteste dei braccianti africani del Saluzzese, nel periodo più critico dell’emergenza abitativa. Era l’estate 2019 e alcuni stagionali avevano bloccato il traffico per protesta, chiedendo una sistemazione diversa dai cartoni per la strada. I filmati rilanciati dai social avevano attirato una massa di commenti. Tra gli altri, espressioni come “riaccendiamo i forni” o “zio Adolf aveva trovato la soluzione”.
Quattro utenti, rintracciati dalla Polizia Postale, hanno poi scelto di patteggiare una pena pecuniaria. Restava l’ultimo, all’epoca dei fatti residente all’estero. Al suo rientro in Italia il procedimento penale è potuto partire: l’uomo ha deciso di affrontare le accuse con il rito ordinario. “C’erano più commenti, non tutti di stampo razzista” ricorda un assistente commissario della Postale che si occupò di verificare la corrispondenza tra il profilo e i dati anagrafici del sospettato. Per l’avvocato difensore “era una sola scritta non ripetuta e non idonea all’istigazione, una scritta isolata nel tempo e un episodio che non si è più ripetuto”.
Tanto è bastato, però, per la condanna. Per il giudice Elisabetta Meinardi gli estremi del reato c’erano tutti, tanto da decidere una sanzione più alta di quella - pari a duemila euro - che aveva richiesto la Procura.
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