Perseguitava una donna per i debiti dell’ex, il tribunale lo condanna
Il pregiudicato pretendeva il pagamento di trentamila euro dalla commerciante. Dopo il ricatto, i carabinieri lo avevano arrestato con una busta piena di soldi in manoAi carabinieri che lo avevano arrestato con i seicento euro appena ricevuti dalla sua vittima, chiusi in una busta, aveva raccontato di aver appena fatto un prelievo al bancomat. “Aveva paura” ha spiegato il suo avvocato, quando l’uomo, un pregiudicato di origine sinti residente a Villafranca Piemonte, si è trovato accusato di estorsione. Il giudice Edmondo Pio però non ha creduto a questa versione, condannando Daniele Decolombi alla pena di cinque anni e due mesi di carcere.
È quanto aveva chiesto per lui il sostituto procuratore Attilio Offman, al termine di una requisitoria in cui ha ripercorso la vicenda a partire da quanto raccontato dalla vittima, una commerciante di Verzuolo: tempo prima aveva conosciuto Decolombi nell’ambiente degli appassionati di rally. Il suo fidanzato dell’epoca, titolare di un’officina, lo aveva coinvolto nell’acquisto di un capannone a Savigliano dove avrebbe voluto trasferirsi e ampliare la sua attività. Anche la donna era coinvolta come socia. Poi l’affare era andato a monte e Decolombi ne aveva chiesto conto a entrambi: “Venne al mio negozio a chiedere i soldi, gli dissi che la cosa non mi riguardava ma lui si fece minaccioso”. “Non farmi diventare cattivo” avrebbe detto l’imputato, in più occasioni, sia alla donna che a sua madre, aggiungendo frasi come “so dove abiti, che bella macchina ha tuo fratello”.
Il creditore pretendeva la restituzione di trentamila euro e lei per un po’ lo aveva assecondato. Anche la madre di lei aveva talvolta effettuato i pagamenti in contanti per la figlia: “A volte glieli consegnavo in una busta e a volte a mano: ricordo una volta 500 euro, un’altra volta 250. Quella volta lui si era arrabbiato, perché erano troppo pochi. Non voleva prenderli, ha detto ‘così non va bene, chiamo tua figlia e la faccio ragionare’”. Le minacce, aggiunge, la riguardavano: “Diceva a mia figlia che sapeva dove io abitassi e che ci controllava”. Il fratello della querelante, a sua volta, ha confermato di aver trasportato alcuni beni a casa di quell’uomo: “Erano delle compensazioni” ha detto.
Alla fine era stato il padre della commerciante a fare il passo decisivo, avvertendo il comandante dei carabinieri di Verzuolo: “Mia figlia era depressa, ha detto che le venivano chiesti soldi per un debito dell’ex fidanzato e che era disperata perché non ce la faceva economicamente”. L’avvocato Cristina Botto, per la difesa, ha riconosciuto l’insistenza nel chiedere la restituzione ma negato che si trattasse di un ricatto: “La persona offesa stessa dice che non c’è mai stata violenza e la frase ‘non farmi diventare cattivo’, profondamente infelice, non integra gli estremi dell’estorsione”. Anche Decolombi, dal canto suo, aveva smentito di aver esercitato minacce: “Addirittura quando lei mi ha detto che rischiava che le tagliassero la luce non ho voluto niente, per un po’ di tempo l’ho lasciata tranquilla”.
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