Morì dopo l’esplosione di gas a Savigliano, sotto accusa un idraulico
Per la morte del 66enne Renato Bocchiola il pm chiede la condanna del tecnico che eseguì i controlli in casa due mesi prima. Ma la difesa ribatte: “Non c’è nesso”Era morto dopo un lungo ricovero ospedaliero il saviglianese ferito nello scoppio in casa la notte fra il 3 e il 4 ottobre del 2021. Renato Bocchiola, 66 anni, era stato investito da una fiammata sprigionatasi dall’impianto a gpl della sua cucina, spegnendosi il successivo 27 ottobre.
Per questo tragico evento la Procura ha individuato come presunto responsabile D.M., l’idraulico che la famiglia aveva chiamato a eseguire controlli su una possibile fuga di gas nel luglio precedente. Il tecnico aveva proceduto alla verifica con un cercafughe, il cosiddetto “naso elettronico”, ma non aveva ottenuto riscontri. Bocchiola era tornato quindi alla sua vita di sempre, fino all’incidente. C’era però un persistente odore di gas, sostengono i figli del defunto: “Per combinazione quell’anno faceva molto caldo e si tenevano le finestre aperte. C’era l’idea che si trattasse di odore di biogas che arrivava dall’esterno” ricorda il pm Attilio Offman.
Una catena di coincidenze su cui, tuttavia, avrebbe inciso in maniera decisiva la condotta dell’idraulico: “Lo stesso strumento del cercafughe è stato utilizzato male, avrebbe dovuto utilizzarlo già in cantina e forse qualcosa sarebbe saltato fuori” sostiene il pm. Meglio ancora, dice, sarebbe stato ricorrere al manometro: “Il punto non è quale fosse la percezione olfattiva quel giorno, sono le ragioni dell’intervento: è stato chiesto a motivo di un persistente odore di gas. Il presupposto imponeva una verifica con la caduta di pressione o al contatore, non con il cercafughe”. Per l’imputato è stata chiesta una condanna a un anno di reclusione, in considerazione dell’avvenuto risarcimento alla famiglia della vittima.
La difesa però è certa che non vi sia stata nessuna omissione. A confortare questa tesi è l’esame dell’ingegner Fabrizio Mario Rinaldi, consulente tecnico che ha operato anche nel caso del rogo di piazza Carlo Felice a Torino, dello scoppio alla centrale di Bargi Suviana e dell’esplosione di Calenzano: “La casa non ha nulla che mostri gli effetti di esplosione o anche solo di affumicazione che segue. Se l’ambiente fosse stato saturo di gas, le persone sarebbero morte per soffocamento”. Il tema, rileva l’avvocato Luca Vandone che rappresenta l’idraulico insieme al collega Rinaldo Sandri, è soprattutto il tempo: “È un idraulico, non un medico. Tra il controllo e l’esplosione sono passati circa settanta giorni. Non poteva prevedere che dopo mesi i residenti avrebbero ignorato segnali di pericolo inequivocabili”.
Il rilevatore, aggiunge il legale, non aveva comunque segnalato perdite all’atto della verifica: “Non è più razionale concludere che quel giorno la perdita non fosse presente, piuttosto che ipotizzare una negligenza? Il giorno del controllo non c’era persistente odore di gas: l’idraulico non lo sentiva e neanche le parti”.
La sentenza del giudice è attesa il prossimo 9 luglio.
SAVIGLIANO Savigliano - morto - gas - Cronaca - Esplosione

Condividi