Museo Mallé, Dronero
Dronero, arriva la mostra "Voci Velate - Visioni contemporanee dall'Iran"
Organizzato da GrandArte, il Museo Mallè ospiterà l'esposizione dal 15 marzo fino al 10 maggioLa mostra “Voci Velate - Visioni contemporanee dall’Iran” si presenta al pubblico come il tredicesimo evento organizzato da grandArte nell’ambito della rassegna “OMG - grandArte 2025-2026 - I confini del sacro” che proporrà una serie rappresentativa di altre esposizioni d’arte in numerose località dell’intera provincia nel corso degli anni 2025-2026.
Dal 15 marzo al 10 maggio sarà allestita al Museo Mallé di Dronero, la mostra Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran, un viaggio in ottanta immagini scattate da sessanta fotografi iraniani, a cura di Alireza Naseri, Presidente del Freelance Photographers Group di Teheran, e Ivana Mulatero, Direttrice del Museo Mallé.
Il Museo Mallé con questa mostra intende costruire un ponte di comprensione verso una nazione - l’Iran - che pochi occidentali conoscono, gravata com’è dagli stereotipi diffusi dai telegiornali dove, un tempo si vedeva l’idea che tutti gli iraniani fossero dei fondamentalisti sordamente ostili all’Occidente e che tutte le iraniane indossassero il tipico chador nero lungo fino ai piedi mentre ora, la cronaca degli ultimi mesi, ci consegna un Iran sull’orlo dell’abisso, in un ribollio di conflitti sociali e politici senza precedenti. In tale drammatico contesto, il Museo Mallé riesce a parlare ugualmente dell’Iran e a farlo grazie alla collaborazione con il Freelance Iran Photographers Group di Teheran con il quale porta a compimento, dopo un lungo periodo di gestazione e un viaggio dei curatori nel 2012 in territorio iraniano, la produzione di una mostra davvero unica, inedita e meravigliosa.
“Voci Velate. Visioni contemporanee dall’Iran” è il titolo dell’esposizione che allestisce un viaggio visivo in ottanta immagini di sessanta fotografi iraniani, mai viste finora in Italia, passate al vaglio dal direttore dell’associazione fotografica teheranese, Alireza Naseri. Si tratta di una scelta che per ovvie ragioni contingenti al momento attuale, e nonostante gli ostacoli che tengono sigillato l’Iran in un vuoto pneumatico comunicativo con il resto del mondo, assume il valore di una impresa ai limiti dell’impossibile - per la difficoltà di ricevere i materiali da esporre in primis - ma che si è comunque riusciti a rendere possibile perché gli umani, anche se divisi dagli oceani, dalle montagne o da scelte politiche, possiedono nei loro cuori una rete intangibile di ponti che, attraverso una consapevolezza inconscia, forse genetica, sicuramente spirituale, li lega come creature della terra.
L’esposizione annovera paesaggi cangianti e sfaccettati, con deserti, foreste, montagne innevate, canyon, vallate e verdi praterie coltivate a riso, o la vita nei bazar, veri labirinti di vicoli coperti, madrase e caravanserragli, dove gli iraniani continuano a fare la spesa in un’epoca, la nostra occidentale, segnata dagli ipermercati. La mostra consente di esplorare l’Iran attraverso variegate immagini di siti storici, interni di palazzi arabescati, moschee, botteghe, bagni pubblici, torri del silenzio, del vento e della libertà, parchi per la lettura a cui si aggiungono le fotografie di carattere antropologico con le numerose etnie che popolano il paese con danze, costumi tradizionali, riti e simboli del Nowruz, il capodanno iraniano. “L’Iran è un paese vastissimo, di oltre un milione e seicentocinquantamila chilometri quadrati, con un territorio grande come quello di Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Danimarca messi insieme e tocca i confini di sei stati, di un mare e di due golfi”, scrive Danilo Di Gangi nel suo ultimo volume “Blu di Persia” che sarà presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra, domenica 15 marzo 2026 alle ore 16.
Terra incredibile la Persia, che così si chiamava fino al 1935, patria delle più antiche grandi civiltà del mondo celebrate nelle tragedie di Eschilo e dei classici greci i cui echi si riverberano nelle vedute di Persepolis di Soraya Ejlal le cui prestigiose rovine sono Patrimonio dell’Umanità dal 1979, o nell’imponente mausoleo di Ciro il Grande a Shiraz inquadrato da Saeedeh Hadi in un primo piano angolare con i sei imponenti gradoni. La nostra Freya Stark che aveva vissuto a Dronero ed è stata tra le più grandi esploratrici del Novecento, era rimasta impressionata dalle vette delle catene montuose iraniane che scoprì negli anni Trenta. Tra queste, la fotografa Ghazaleh Saidi coglie la cima innevata del Monte Damavand, la montagna simbolo e la più ricercata di tutte.
E poi, come non andare a scoprire la Casa Tabatabaei a Kashan appartenuta a un mercante di tappeti i cui esterni tra portici colonnati, vasche d’acqua e giardini, sono colti come in un abbraccio tra architettura e natura dall’obiettivo di Reza Kardan. Sul versante etnico, si guarda il volto della bella ragazza di Ilam, città dell’altopiano del Kurdistan nell’Iran occidentale, nella foto di Khadije Naseri, per poi andare nel territorio arso e desertico di Yazd e calarsi in un oscuro laboratorio di un ramaio che Sahar Seyyed Mohsen ha immortalato il 3 marzo 2023.
La mostra s’inserisce nelle linee strategiche del programma culturale del Museo Mallé, indirizzate a valorizzare la creatività in una ottica di osmosi con idee e esperienze nazionali ed internazionali.
- 15/03/2026 - 10/05/2026
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