“Il Consiglio comunale è eterno”. E Cuneo vuole correre ai ripari
Si pensa di ridurre i tempi degli interventi in aula per rendere più “appetibili” al pubblico le sedute. Ma le opposizioni insorgono: “Così si restringe la nostra voce”Come ha sperimentato chiunque in vita sua abbia partecipato almeno a un’assemblea di condominio, la dialettica democratica ha molti pregi ma non quello di essere - di norma - avvincente. È il caso delle sedute di Consiglio comunale, specie in tempi in cui anche le grandi decisioni si annunciano in poche righe di tweet. Sovente con esito disastroso, va detto, come ci ricorda la recente guerra contro l’Iran.
A Cuneo ci si è posti il problema dell’eccessiva durata delle sedute e il tema è oggetto di confronto nell’apposita commissione regolamento. Per chi non lo sapesse, in genere i consiglieri si riuniscono due volte al mese, l’ultimo lunedì e martedì, dalle ore 17 fino alle 22 circa. Al lunedì di regola si discutono interrogazioni e interpellanze, presentate in riferimento a temi specifici di rilevanza locale. Al martedì il confronto verte il più delle volte su ordini del giorno e proposte della giunta.
Ciascun consigliere ha cinque minuti per illustrare il quesito che propone o per intervenire nella discussione. Dopo la risposta del sindaco o dell’assessore, l’interpellante può esprimere la sua soddisfazione o insoddisfazione. Nel caso degli ordini del giorno e delle mozioni d’indirizzo, oltre alla fase di dibattito c’è quella delle dichiarazioni di voto, sempre con cinque minuti a disposizione.

Tempistiche che talvolta dilatano la discussione su un singolo ordine del giorno ben oltre l’ora. Ma il problema non esiste solo per chi ascolta in presenza o da casa, sul canale Youtube dedicato: “È successo a volte che arriviamo a tarda ora, stanchi, e sminuiamo il lavoro fatto su alcuni ordini del giorno” osserva Elio Beccaria di Cuneo Civica, uno dei “neofiti” dell’ultima consiliatura.
L’idea che la commissione presieduta da Noemi Mallone sta valutando, sulla scorta di una proposta vagliata dal presidente del Consiglio Marco Vernetti, è di dare una sforbiciata ai tempi: quelli delle interpellanze passerebbero da dieci minuti a otto (cinque per la presentazione, tre per la replica), mentre le dichiarazioni di voto sugli ordini del giorno verrebbero limitate a due minuti. C’è anche l’ipotesi di limitare la “scaletta” a un massimo di due ordini del giorno per ciascun gruppo consiliare, mentre è stata bocciata la possibile introduzione del question time, ovvero il “botta e risposta” tra il singolo consigliere e l’assessore.
“Noi siamo fermamente contrari alla riduzione dei tempi” fa sapere Giancarlo Boselli a nome degli Indipendenti: “Qualcuno potrebbe dire: ma come, per due minuti? Anche noi diciamo, volete fare una forzatura per due minuti? Su questo ci sarà un ostruzionismo molto forte. Sarà l’opinione pubblica a giudicare se sia opportuno o meno”. La risposta, intanto, arriva dal collega di Centro per Cuneo Vincenzo Pellegrino: “Credo non freghi più di tanto all’opinione pubblica. È un rispetto che ci concediamo reciprocamente. In questo caso sarebbero due minuti in meno che sui grandi numeri assicurano economia di tempo: a volte in interventi di dieci minuti si dicono e ridicono gli stessi concetti”.

Anche Ugo Sturlese (Cuneo per i Beni Comuni) giudica “grave il tentativo di limitare gli interventi sulle interpellanze e le interrogazioni” e denuncia un possibile svilimento dell’assise cittadina: “Non vedo la logica di queste limature, non siamo un’accozzaglia di persone che viene qui a passare il tempo”. Non è solo la maggioranza, va detto, a porsi il problema della lunga durata dei dibattiti: “La sintesi rende il Consiglio comunale più accessibile a tutti, nelle dichiarazioni di voto proporrei di cercare di venirci incontro” suggerisce Mavy Civallero (SiAmo Cuneo). E aggiunge: “Tante persone mi hanno detto: il consiglio è veramente eterno, non riesco più a seguirlo”.
Se Boselli respinge “un tentativo di restringere la voce delle opposizioni”, Beccaria prova a rassicurare: “Non è un tentativo di imbavagliare il consiglio comunale ma di renderlo più appetibile per chi si collega. Se non durasse sei ore a serata, ma qualcosa in meno, riusciremmo a comunicare gli stessi messaggi”. Anche Claudia Carli del Partito Democratico invita alla condivisione: già oggi, sottolinea, è raro che un gruppo presenti più di due ordini del giorno, o che un interpellante si dilunghi per cinque minuti nella risposta. “L’opinione pubblica sarebbe d’accordo ad avere interventi di tre minuti come avviene già nell’Unione Europea” sostiene la capogruppo dem.
Uno spiraglio per l’accordo lo suggerisce Boselli: sì al limite sulla presentazione degli ordini del giorno, ma no alla compressione dei tempi. Se ne riparlerà. Nel frattempo, tutti sono d’accordo su un altro punto: l’introduzione dell’encomio, una forma di riconoscimento che finora non era stato previsto dal regolamento. Si affiancherà all’onorificenza più solenne, la cittadinanza onoraria, concessa di rado e più spesso oggetto di polemiche come nel caso recente, poi bocciato, della proposta che riguardava Francesca Albanese.
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