"Referendum, non è solo una questione da addetti ai lavori"
Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni dell'ex consigliere provinciale Paolo ChiarenzaRiceviamo e pubblichiamo.
Egregio direttore,
siamo nel pieno della campagna referendaria sulla giustizia. Da più parti si cerca di fare atto di presenza nel confronto. Non importa il tipo di uditorio, non importano il livello e i tempi organizzativi: è importante per gli addetti ai lavori e i vari promotori poter dire di avere partecipato al dibattito. Ma non è solo una questione di addetti ai lavori, di avvocati, di cultori del diritto. Pertanto, siamo sicuri che la maggioranza dei cittadini che sono sollecitati a votare, siano attratti e convinti solo dalle conseguenze della separazione delle carriere dei magistrati e dalla creazione di due Consigli Superiori della Magistratura così come proposti?
A questo proposito vorrei ribadire la necessità di avvertire l’ampia platea dei comuni cittadini, sensibili più che alle disquisizioni dottrinarie alla cruda realtà della situazione della giustizia e alla auspicabile concretezza di obiettivi di cambiamento, che l’intento di fare vincere il sì è il presupposto per il cambiamento della gestione della nostra magistratura, che deve essere salvaguardata da un generalizzato discredito e da palesi manifestazioni di ingiustizia e di devianze politiche. È questo il concetto che la maggioranza dei comuni cittadini intende come riforma della giustizia.
Grato per la pubblicazione, distintamente.
Paolo Chiarenza
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c.s.
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