Referendum, le ragioni del sì e del no in un confronto al municipio di Cuneo
“Una riforma per il giudice terzo” dice l’avvocato Fabrizio Capra. Il procuratore Gabriella Viglione per il no: “Chi difenderà i magistrati che processano i potenti?”È stato un confronto pacato e informato - come di rado si è visto, in questa e altre campagne referendarie - quello andato in scena nel pomeriggio di venerdì nel salone del municipio di Cuneo, davanti a un folto pubblico. A “fronteggiarsi” il procuratore capo di Ivrea Gabriella Viglione, già procuratore aggiunto a Cuneo per otto anni, e l’avvocato Roberto Capra, segretario della Camera Penale piemontese.
Un pm per il no e un avvocato per il sì, sebbene, tiene a precisare il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cuneo Alessandro Ferrero, questa “non è una lotta tra avvocati e magistrati: ci sono tecnici che hanno posizioni contrapposte, ma né chi viene a sostenere il no come magistrato né chi sostiene il sì come avvocato rappresenta tutta la categoria”. In “controtendenza” è ad esempio il predecessore di Ferrero, l’avvocato Claudio Massa, che ha ribadito il suo sostegno al no: “Mi chiedo se una riforma che ha trovato la disapprovazione di 117 professori di diritto costituzionale possa essere conforme agli interessi dei cittadini”.

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È toccato proprio a un costituzionalista, il professor Giorgio Sobrino, il compito di introdurre il tema. Sono tre i contenuti essenziali della riforma: la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri nel processo penale, la separazione dei corpi di giudici e pm con lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione di un’alta corte disciplinare per tutti i magistrati ordinari. La separazione delle carriere è il tema più noto al grande pubblico, ma sul punto è già intervenuta la riforma Cartabia nel 2022: da allora i passaggi di funzione tra giudici e pm sono possibili solo nei primi nove anni di carriera e previo trasferimento in un diverso distretto regionale.
La riforma costituzionale prevede anche lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura in due Csm: “Può sembrare accessorio, - nota il professor Sobrino - ma è piuttosto rilevante. Un Csm unico vuole dire che i giudici decidono sulle carriere dei pm e viceversa, come anche nei consigli giudiziari”. L’attuale Csm è composto per due terzi da magistrati, in parte pm e in parte giudici, eletti dai magistrati stessi, per un terzo da membri laici, eletti dal parlamento in seduta comune con maggioranza di almeno tre quinti. La riforma mantiene questo equilibrio, ma sostituisce all’elezione un sorteggio “puro” per i magistrati e uno “temperato” per i membri laici. Questi ultimi verranno scelti in un elenco votato dal parlamento all’atto dell’insediamento, mentre non è ancora chiaro su quale platea sarà effettuato il sorteggio dei magistrati: “Su questo la legge ordinaria potrà fare molte cose, restringendo la platea dei sorteggiabili”.
Il sorteggio è il punto più contestato dai togati che si oppongono alla riforma: “In Europa parrebbe esistere solo in Grecia e su una platea molto ristretta” spiega il costituzionalista. “L’idea - aggiunge - è che l’elezione dei magistrati abbia creato una presa dell’Associazione Nazionale Magistrati e dei suoi gruppi sul Csm, il che ha portato conseguenze negative come la vicenda Palamara. L’argomento contrario è che il sorteggio deresponsabilizza e rischia di ridurre il prestigio del Csm”.
Ultimo punto dirimente è la creazione dell’alta corte disciplinare, a cui verranno demandate tutte le decisioni sulle sanzioni che oggi sono esercitate dalla sezione disciplinare del Csm. Sarà formata da 15 membri (6 magistrati, 3 laici nominati dal presidente della Repubblica, 3 laici estratti dalla lista parlamentare e il presidente della Repubblica). I critici sottolineano che non è ancora chiaro come saranno appellate le sentenze dell’alta corte: “In primo grado è ammessa impugnazione solo davanti alla stessa alta corte, in una diversa composizione. Le letture sono due, la prima è che l’ulteriore ricorso in Cassazione sia escluso, l’altra è che sia invece possibile l’impugnazione per questioni di legittimità”.
Sobrino osserva che la riforma “amplia molto i poteri del presidente della Repubblica”: il capo dello Stato manterrà infatti sia la presidenza dei Csm che quella dell’alta corte, oltre ad avere facoltà di nominare tre membri di quest’ultima.

“Sì per fermare i copia incolla sulle misure cautelari”
“È una riforma che ritengo fondamentale all’interno di uno Stato liberale e moderno” sostiene l’avvocato Capra, invitando a concentrarsi su un punto di vista in particolare, quello del cittadino di fronte alla giustizia: “Molti nel criticare la riforma si concentrano sulla posizione del pubblico ministero, noi ci concentriamo invece su quella del giudice”.
La separazione, per i sostenitori del sì, inciderebbe sulla fase più critica, quella delle indagini preliminari, in cui si decide anche se lasciare in libertà o arrestare un accusato: “Alcune misure cautelari in passato sono state cassate perché esisteva il fenomeno del cosiddetto ‘copia incolla’: tutto questo nasce da una vicinanza culturale tra il pubblico ministero e il giudice. L’idea che il pm appartenga a uno stesso ordine e abbia l’obiettivo di ‘fare giustizia’ porta il giudice a ritenere che il suo lavoro sia sempre ‘fondato’”.
Tuttavia, Capra tiene a precisare che quella al vaglio degli elettori “non è una riforma contro la magistratura, anche se purtroppo Anm e partiti della maggioranza hanno alzato i toni: diversi magistrati non sono contrari, ma pochi hanno la forza di dirlo. Non è una riforma né di destra né di sinistra: la sinistra ha proposto la separazione delle carriere in più momenti”. Una critica all’Anm, in ogni caso, è relativa alla mancata partecipazione al dibattito legislativo: “Quale è stata la posizione di Anm sulla discussione degli elementi della legge, per esempio il sorteggio? Nel congresso del 2024 si è detto soltanto: di questa legge non ne vogliamo sapere nulla”.
Separare l’accesso e la formazione dei magistrati che entrano in ruolo porterà, secondo il segretario della Camera Penale, a decisioni migliori nel processo penale: “Il pm ha esigenze di apprendimento, per esempio delle tecniche investigative, che non necessariamente il giudice deve possedere e viceversa. I pubblici ministeri però non cambiano il loro status e proprio per questo la corte disciplinare rimane unica”.
Cosa non è la riforma? “Non c’entra nulla, innanzitutto, con scarcerazioni e provvedimenti dei giudici che vengono criticati. I politici di destra o di sinistra non si devono permettere di entrarvi, come abbiamo visto succedere dopo le scarcerazioni dei militanti di Askatasuna. Ma non si può nemmeno dire che se votano sì quelli di Casapound, allora chi vota sì è fascista: è quello che ha fatto il Pd”.

“No per difendere il Csm e l’autonomia dei magistrati”
“Ci siamo accorti fin dall’inizio che questa riforma veniva presentata in modo non corretto” obietta il procuratore Viglione: “Una ‘riforma della giustizia’ che riforma della giustizia non è, perché non ci sono norme processuali. È stata presentata come riforma della separazione delle carriere, ma la separazione delle carriere di fatto c’è già, per effetto di una serie di passaggi legislativi di legge ordinaria”. Negli ultimi cinque anni la percentuale di magistrati che hanno effettuato il passaggio di funzione è pari allo 0,31%: “Stiamo parlando di fare una riforma costituzionale per una trentina di persone all’anno”.
Non è questo, dunque, il senso di una legge “portata avanti senza un giorno di discussione parlamentare e senza un solo emendamento”: “Il giudice non è più o meno terzo se ha cambiato carriera, anche perché non è vero che ci sia una formazione identica”. C’è di più, aggiunge la magistrata: “Metà dei processi in Italia vengono fatti dai giudici onorari, che sono avvocati: al mattino magari fanno il giudice di pace o il vice procuratore onorario a Cuneo e al pomeriggio l’avvocato a Torino. Mi volete dire che siano così bravi da essere terzi, mentre un magistrato non può esserlo? Io credo invece che siano bravi e preziosi perché sono professionalizzati: siamo grati a questi avvocati”.
Il vero obiettivo, afferma l’esponente dell’Anm, è colpire il Consiglio Superiore della Magistratura: “Un organo che tutela, con l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, la libertà e i diritti di tutti i cittadini. Ma la fretta nel modificare un organo così importante, propagandata in modo infelice e fallace, ci deve mettere molto in guardia e ci deve far riflettere bene, prima di distruggere una costituzione nata da pagine di sangue”. La riforma va a incidere su un punto fondamentale: “Perché il magistrato è libero e indipendente oggi? Perché ha una struttura, il Csm, che lo tutela da eventuali pressioni”.
Staccare la funzione disciplinare, aggiunge Viglione, è ferale: “Un’alta corte di cui si cambia la proporzione numerica, aumentando la componente dei laici sorteggiati nel listino fisso. La cui pronuncia non può essere impugnata in Cassazione, come adesso. È un’anomalia totale: il sorteggio, la suddivisione, la sproporzione tra togati e laici e questa assurda modalità di impugnazione”. “Chi difenderà il magistrato che si trova davanti all’amministratore delegato di Thyssen, Eternit o Ferrovie, o peggio ai politici?” si chiede la pm.

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