Dritti al cuore: la prevenzione raccontata dagli specialisti del Santa Croce e Carle
Dalla cardiologia alla cardiochirurgia, dalle aritmie alle nuove procedure mini-invasive: al C-Lab di Cuneo una serata di confronto tra medici e cittadiniChi cura le malattie cardiovascolari? Verrebbe da rispondere: cardiologi, cardiochirurghi, emodinamisti, aritmologi, chirurghi vascolari. E la risposta sarebbe corretta, ma soltanto in parte.
Perché, benché la medicina abbia compiuto negli ultimi decenni progressi straordinari, la vera differenza continua a farla il paziente stesso. È questo il messaggio che ha attraversato come un filo conduttore l'intera serata "Dritti al Cuore - Dalla prevenzione alla terapia delle patologie cardiovascolari", organizzata lo scorso giovedì 4 giugno dall'associazione L'Albero dell'Amicizia presso gli spazi C-Lab della Fondazione Ospedale Cuneo ETS.

Un incontro che ha voluto avvicinare i cittadini agli specialisti dell'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, attraverso un linguaggio semplice con l'obiettivo di rendere comprensibili temi che riguardano ciascuno di noi. Perché se è vero che le malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la prima causa di morte nel nostro Paese, è altrettanto vero che una parte consistente di queste patologie può essere prevenuta.

La serata si è aperta con un videomessaggio del presidente della Commissione Sanità della Regione Piemonte, Luigi Genesio Icardi, impossibilitato a partecipare per impegni istituzionali a Roma. Nel suo intervento ha ricordato come le malattie del sistema circolatorio rappresentino ancora la prima causa di morte in Italia, con oltre il 30% dei decessi complessivi, e comportino un impatto economico e sociale enorme, stimato in circa 20 miliardi di euro ogni anno. Proprio per questo, ha sottolineato, la prevenzione cardiovascolare sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie sanitarie nazionali ed europee, attraverso campagne di screening, programmi di educazione sanitaria e il rafforzamento della medicina territoriale.

Dopo gli onori di casa da parte di Massimo Silumbra, direttore della Fondazione Ospedale Cuneo, ad aprire gli interventi scientifici è stata la Direttrice della Struttura Complessa di Cardiologia dell'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, la dottoressa Roberta Rossini, che ha offerto una riflessione ampia sul concetto di prevenzione cardiovascolare.

Il messaggio centrale è stato chiaro: i medici possono fare molto, ma è il paziente a fare la differenza. Lo stile di vita, infatti, incide in modo determinante sia sullo sviluppo delle malattie cardiovascolari sia sul loro decorso, rendendo fondamentali scelte quotidiane come l'alimentazione, l'attività fisica, il controllo dei fattori di rischio e l'attenzione al benessere psicofisico.
Rossini ha sottolineato come negli ultimi decenni i progressi terapeutici e, soprattutto, la riduzione dei fattori di rischio abbiano contribuito in modo decisivo a migliorare la sopravvivenza dei pazienti con patologie cardiovascolari.

La prevenzione, in medicina, è l'insieme delle azioni e delle misure adottate per evitare l'insorgere di malattie, oppure per individuarle precocemente e ridurne gli effetti. La “salute”, però, non può essere intesa soltanto come assenza di malattia. La sua definizione secondo l’Organizzazione Mondiale di Sanità è la seguente: “Uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente assenza di malattie o infermità”.
In questo contesto, passando dal concetto di salute a quello di benessere si è passati da una dimensione oggettiva ad una soggettiva, quindi ad una condizione "percepita", valutazione che varia in base a vari fattori, soprattutto al genere.
Anche la prevenzione, quindi, deve inserirsi in una visione più ampia di salute, fatta di benessere fisico, mentale e sociale, con un'attenzione particolare allo stress, alla qualità del lavoro degli operatori sanitari e alle disuguaglianze di accesso alle cure.
Un passaggio significativo dell’intervento della dottoressa Rossini è stato dedicato all'equità, ai bias impliciti e alle differenze di genere, ricordando che una sanità davvero efficace deve saper riconoscere bisogni diversi e garantire a tutti le stesse opportunità di cura.
Le parole della cardiologa hanno in qualche modo definito il perimetro dell'intera serata: la medicina moderna dispone di strumenti sempre più sofisticati, ma nessuna tecnologia può sostituire il valore della prevenzione e della responsabilità individuale.

Il secondo intervento è stato affidato al dottor Maurizio Roberto, direttore della Struttura Complessa di Cardiochirurgia dell'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, che ha approfondito il tema dell'Heart Team e dell'appropriatezza della cura.
La cardiochirurgia di oggi, ha spiegato, si confronta con pazienti sempre più anziani, complessi e fragili, spesso affetti da più patologie acute e croniche e con condizioni generali che richiedono una valutazione non solo tecnica, ma globale. In questo scenario diventa fondamentale personalizzare il trattamento, evitando sia interventi inappropriati sia procedure potenzialmente futili.
L'Heart Team nasce proprio con questo obiettivo: mettere attorno allo stesso tavolo professionisti con competenze diverse, capaci di valutare insieme il quadro clinico, la fragilità del paziente, il rischio operatorio, la fattibilità tecnica delle procedure e le migliori opzioni terapeutiche disponibili. Al centro del percorso restano il paziente e la sua famiglia, chiamati a partecipare in modo attivo alla decisione.
Il dottor Roberto ha inoltre sottolineato come l'innovazione tecnologica, comprese le applicazioni dell'intelligenza artificiale nello studio delle immagini, nel calcolo del rischio e nella guida intraprocedurale, possa rappresentare un supporto importante, senza però sostituire il medico nella valutazione complessiva della persona.
Se Rossini aveva spiegato come evitare che la malattia si sviluppi, l'intervento di Roberto ha mostrato cosa accade quando la patologia è già presente e richiede una scelta terapeutica. Ed è qui che emerge uno degli aspetti più interessanti della medicina contemporanea: la crescente centralità del lavoro multidisciplinare.

A fare da filo conduttore all'intera serata è stato anche l'intervento del dottor Francesco Rosato, dirigente medico di Cardiochirurgia dell'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo e promotore dell'iniziativa, ideata insieme all'associazione L'Albero dell'Amicizia con l'obiettivo di avvicinare cittadini e professionisti al tema delle patologie cardiovascolari.
Rosato ha illustrato il ruolo della cardiochirurgia cuneese nel trattamento delle principali malattie del cuore, ricordando come molte più persone di quanto si pensi possano, nel corso della vita, diventare potenziali pazienti cardiochirurgici: dalla malattia coronarica alle valvulopatie, dalle patologie dell'aorta fino alle endocarditi e allo shock cardiogeno.
Ampio spazio è stato dedicato all'evoluzione delle tecniche chirurgiche, sempre più orientate verso approcci mini-invasivi, micro-invasivi e ibridi, capaci di ridurre l'impatto dell'intervento, favorire un recupero più rapido e offrire soluzioni personalizzate anche ai pazienti più complessi.
L'immagine della cardiochirurgia che emerge oggi è molto diversa da quella che molti cittadini conservano nell'immaginario collettivo: interventi sempre meno invasivi, percorsi personalizzati e tecnologie avanzate stanno cambiando profondamente il modo di affrontare le patologie cardiache più complesse.

A seguire è intervenuta la dottoressa Francesca Giordana, cardiologa interventista dell'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo ed esperta in ipertensione polmonare, che ha portato l'attenzione su una patologia complessa, spesso difficile da riconoscere e da inquadrare correttamente.
L'ipertensione polmonare è una condizione che può complicare numerose malattie cardiovascolari e respiratorie e che richiede un percorso diagnostico accurato, a partire da sintomi come dispnea, astenia e sincope, fino agli esami strumentali e, quando indicato, al cateterismo cardiaco destro, fondamentale per confermare la diagnosi e avviare la terapia più appropriata.
Giordana ha sottolineato come, in questo ambito, il cardiologo sia solo una delle figure coinvolte: la gestione del paziente richiede infatti una collaborazione multidisciplinare con radiologi, pneumologi, reumatologi, internisti, ematologi, genetisti, farmacisti e altri specialisti.
Il suo intervento ha ricordato come, accanto alle grandi patologie cardiovascolari più conosciute dal pubblico, esistano condizioni meno note ma altrettanto importanti, nelle quali una diagnosi tempestiva può fare la differenza tra anni di incertezza e un percorso di cura efficace.

Il penultimo intervento è stato affidato alla dottoressa Erika Taravelli, dirigente medica aritmologa della Cardiologia dell'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, che ha accompagnato il pubblico in un approfondimento dedicato alle aritmie, cioè alle alterazioni del sistema elettrico del cuore.
La specialista ha spiegato la differenza tra bradiaritmie, caratterizzate da un battito troppo lento, e tachiaritmie, in cui il cuore accelera in modo anomalo, illustrandone le possibili cause e i sintomi più frequenti: dalla stanchezza alla dispnea, dalle palpitazioni fino, nei casi più gravi, allo svenimento, all'ictus o all'arresto cardiaco.
Grande attenzione è stata riservata alla prevenzione, allo screening e alla diagnosi precoce, fondamentali per stratificare il rischio e individuare il trattamento più adatto. Taravelli ha quindi presentato le principali opzioni terapeutiche oggi disponibili, dai pacemaker tradizionali ai dispositivi senza fili, dai defibrillatori impiantabili al monitoraggio remoto, fino all'ablazione delle tachiaritmie, eseguita con tecniche sempre più avanzate come radiofrequenza, crioenergia ed elettroporazione.
Anche nel campo delle aritmie emerge un tema ricorrente della medicina moderna: la capacità della tecnologia di migliorare diagnosi e trattamenti senza sostituire il rapporto tra medico e paziente.

A chiudere il ciclo degli interventi è stato il dottor Luigi Biasco, dirigente medico emodinamista della Cardiologia dell'ospedale Santa Croce e Carle di Cuneo, che ha illustrato il ruolo della cardiologia interventistica nel trattamento delle principali patologie cardiovascolari.
Partendo dalla storia dell'angioplastica coronarica, con il primo intervento eseguito nel 1977 da Andreas Grüntzig, Biasco ha accompagnato il pubblico dentro l'evoluzione di una disciplina che negli ultimi decenni ha profondamente cambiato l'approccio alla cura del cuore.
Biasco ha poi spiegato la TAVI, la procedura percutanea di impianto della valvola aortica, che consente di trattare la stenosi valvolare aortica senza ricorrere alla chirurgia tradizionale a cuore aperto, attraverso accessi sempre meno invasivi e con tecniche sempre più sicure e raffinate. L'intervento ha inoltre toccato le possibilità terapeutiche oggi disponibili per la valvola mitralica, confermando come l'emodinamica rappresenti un settore in continua evoluzione, capace di offrire soluzioni innovative a pazienti complessi e spesso fragili.

Al termine degli interventi, ampio spazio è stato dedicato alle domande del pubblico. Dalle richieste di chiarimento sui fattori di rischio cardiovascolare ai dubbi sulle nuove tecniche chirurgiche, fino ai quesiti sui controlli da effettuare, il confronto diretto tra cittadini e specialisti ha rappresentato uno dei momenti più significativi della serata.
Se c'è un'immagine che sintetizza l'incontro organizzato dall'Albero dell'Amicizia è quella di una medicina in continua evoluzione. Dalla prevenzione ai progressi delle nuove tecniche cardiochirurgiche il cuore è oggi al centro di una rivoluzione non solo scientifica e tecnologica, ma anche culturale e sociale.

Tutti gli specialisti intervenuti hanno richiamato con forza un concetto semplice: la prevenzione resta la terapia più efficace. Controllare la pressione arteriosa, monitorare il colesterolo, praticare attività fisica, seguire una corretta alimentazione e sottoporsi ai controlli consigliati rappresentano ancora oggi le armi più potenti contro le malattie cardiovascolari.
In fondo, l'obiettivo della serata era proprio creare un ponte tra il sapere medico e la vita quotidiana delle persone: la salute del cuore non si costruisce soltanto negli ospedali, ma nelle scelte di ogni giorno.
Qui sotto è possibile rivedere il video integrale della serata.
CUNEO Cardiologia - cardiochirurgia - Albero dell'amicizia - dritti al cuore - Prevenzione cardiaca













Condividi