Il Monte Lausa, questo sconosciuto
Proseguono gli appuntamenti con la rubrica di Cuneodice.it "Montagna di Emozioni". Giovanni Bertagnin racconta questa volta come ha raggiunto la vetta oltre il CollettoPer anni ho abitato a Entracque vedendo ogni giorno questa montagna sopra la mia testa, senza che nessuno me ne parlasse davvero. Avevo percorso più volte i sentieri che raggiungono il Colletto, ma non trovando indicazioni per proseguire oltre, come farebbe qualsiasi escursionista, non ho mai immaginato di poter raggiungere la vetta del Monte Lausa. Soprattutto, nessuno mi aveva mai raccontato della vista eccezionale che si può godere dalla sua cima.

Desidero subito precisare che non esiste un sentiero ufficialmente tracciato e segnalato fino alla vetta. È comprensibile che gli enti gestori preferiscano non assumersi responsabilità su percorsi che presentano alcuni tratti più impegnativi. Tuttavia, viene spontaneo chiedersi perché un geosito di così elevato interesse geologico, geomorfologico e paesaggistico non venga maggiormente valorizzato e rimanga di fatto poco conosciuto.
Raggiungere la vetta del Monte Lausa significa riscoprire il gusto dell'avventura e dell'esplorazione. Non si segue semplicemente un sentiero, ma si percorrono tracce, passaggi e linee naturali del terreno, avanzando lentamente con lo spirito di chi vuole scoprire qualcosa di nuovo. È proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell'itinerario.
La particolarità del percorso consiste nel fatto che la salita avviene dal versante opposto rispetto a quello panoramico. Durante gran parte dell'ascensione la vista rimane limitata e il paesaggio non svela immediatamente le sue bellezze. Solo arrivando in cima il panorama si apre improvvisamente, regalando una visione spettacolare su Entracque, sulla valle Gesso e sulle montagne circostanti. È un effetto sorprendente che aumenta ulteriormente il fascino della salita.

Dal punto di vista escursionistico, il Monte Lausa rappresenta una meta particolarmente interessante. In circa un'ora è possibile raggiungere una vera vetta e vivere un'esperienza di montagna autentica. In molte altre località alpine, compresa gran parte della valle Gesso e della Valle d'Aosta, per raggiungere una cima occorrono normalmente quattro o cinque ore di cammino. Qui, invece, in un tempo relativamente breve si può raggiungere una montagna che offre sensazioni e panorami degni di itinerari ben più lunghi.

In questo estratto della cartina sentieristica sono evidenziati i sentieri ufficialmente mappati. Si osservi che, per motivi di sicurezza, non è riportato il sentiero che conduce alla vetta del Monte Lausa, nonostante sia presente una traccia esistente e percorribile sul terreno.
Di fatto, il geosito e il sito di interesse geomorfologico, geologico e panoramico rappresentato dalla vetta del Monte Lausa non risultano pienamente valorizzati. Dalla cima si può infatti godere di una vista eccezionale su Entracque e sull'intera valle Gesso; il panorama è così ampio da dare la sensazione di osservare il territorio con gli occhi di un'aquila in volo.
Dal punto 2 indicato in cartografia, la vetta del Monte Lausa è raggiungibile in circa dieci minuti di cammino tranquillo, affrontando il percorso con il giusto spirito di esplorazione. Il tracciato presenta alcuni passaggi tecnici e richiede attenzione; per questo motivo è consigliato a escursionisti esperti e adeguatamente equipaggiati.
Pur presentando alcune difficoltà, il percorso è stato affrontato più volte dallo scrivente, anche in compagnia delle mie figlie quando erano più piccole. Per ulteriori approfondimenti e per una migliore comprensione dell'itinerario, si può guardare questo video su YouTube.

Dal punto di vista geologico, il Monte Lausa presenta caratteristiche di grande interesse.
Gli strati rocciosi mostrano una tipica giacitura monoclinale, con immersione di circa 60 gradi. Ancora più interessante è la presenza, in prossimità della vetta, del nucleo di una grande piega, testimonianza delle intense deformazioni che hanno interessato queste rocce durante la formazione dell'arco alpino. Proprio in corrispondenza della zona sommitale si osservano numerose masse rocciose instabili e abbondanti fenomeni di disgregazione. La presenza di questi grandi blocchi è strettamente legata alla particolare struttura geologica della montagna e ai continui processi di alterazione che interessano la roccia.
Un episodio particolarmente significativo si è verificato nel 2022, quando dalla parte alta del versante si è staccato un grosso masso del volume di circa un metro cubo. Durante la discesa il blocco ha compiuto rimbalzi anche superiori a cinquanta metri, attraversando un bosco di abeti e tranciando alcuni alberi di grandi dimensioni come fossero semplici stuzzicadenti. La sua corsa si è conclusa soltanto nei pressi di un'abitazione, dopo aver danneggiato e divelto una recinzione.


Dal punto di vista geologico e fisico, la particolare inclinazione degli strati calcarei favorisce il rimbalzo dei massi durante la caduta.
Le superfici rocciose compatte e lisce consentono infatti ai blocchi di conservare gran parte della loro energia cinetica. Non è un caso che rocce con caratteristiche meccaniche simili siano state utilizzate storicamente per realizzare superfici estremamente regolari e resistenti.
Questo aspetto contribuisce a spiegare l'elevata mobilità dei blocchi che occasionalmente si staccano dalle pareti e dalle zone sommitali del Monte Lausa.
Osservando attentamente il versante della montagna, circa a metà quota, è possibile riconoscere una sorta di gradino morfologico. Questo elemento è il risultato dell'erosione esercitata dal grande ghiacciaio che occupava la valle Gesso durante il Quaternario. Il movimento della massa glaciale ha infatti asportato parte delle superfici rocciose inferiori, modellando il versante e lasciando ben visibile questo caratteristico scalino.
In questa zona sono inoltre presenti numerose cavità naturali e piccole grotte, generate dall'assetto geologico e dai processi erosivi che hanno interessato il versante nel corso del tempo. Questi ambienti costituiscono importanti rifugi per la fauna selvatica: molti animali vi trovano riparo durante le ore più calde dell'estate, si proteggono dalle intemperie e, in alcuni casi, vi trascorrono parte della stagione invernale al riparo dalla neve e dal vento.



In questa immagine sono riportati tutti i tracciati GPS delle esplorazioni effettuate dallo scrivente sul Monte Lausa e nei territori circostanti. Si tratta di itinerari che permettono di scoprire angoli poco conosciuti della montagna, vivendo un'esperienza di esplorazione autentica a pochi passi dall'abitato di Entracque.
In pratica, appena usciti di casa, è possibile immergersi in un ambiente selvaggio e affascinante, provando il piacere dell'avventura, della scoperta e dell'osservazione diretta della natura e della geologia del territorio.
Oltre al sentiero geologico della direttissima, a circa metà del Monte Lausa sono presenti diverse cavità naturali e piccole grotte, alcune delle quali possono essere esplorate per diversi metri. Queste cavità rappresentano elementi di notevole interesse naturalistico e costituiscono spesso un prezioso riparo per la fauna selvatica. In molti casi gli animali vi trascorrono la notte oppure vi trovano protezione durante i periodi di maltempo e, talvolta, anche durante la stagione invernale, al riparo dalla neve, dal vento e dalle intemperie.
L'esplorazione di questi ambienti consente quindi non solo di osservare aspetti geologici e geomorfologici di grande interesse, ma anche di comprendere meglio il delicato equilibrio che lega la fauna selvatica al territorio montano.

In questa fotografia sono evidenziati in azzurro i sentieri ufficialmente riportati nella cartografia escursionistica. Con la traccia rossa è indicato il sentiero geologico, che risale il vallone caratterizzato dalla presenza di numerosi e imponenti massi provenienti dal versante della Lausa e arrestatisi lungo il loro percorso di caduta.
Con la traccia giallo-rossa è invece evidenziata la direttissima del Monte Lausa. Analogamente alla celebre Direttissima del Gran Sasso, questo itinerario consente di raggiungere rapidamente la parte sommitale della montagna e di aggirare il cocuzzolo roccioso che caratterizza il settore superiore del rilievo, offrendo scorci panoramici di grande interesse.
La traccia verde individua infine un sentiero regolarmente mappato, ma che attualmente si presenta in uno stato di manutenzione limitato. Pur essendo ancora riconoscibile sul terreno, alcuni tratti possono risultare poco evidenti e richiedono pertanto una maggiore attenzione nell'orientamento.


Ho ripercorso a ritroso, dal fondovalle verso monte, l'intero percorso seguito dal masso durante l'evento di crollo. Le evidenze rilevate sul terreno hanno permesso di ricostruire una dinamica caratterizzata da numerosi rimbalzi e impatti ad alta energia.
In alcuni tratti sono stati riconosciuti rimbalzi superiori a 50 metri di lunghezza, con altezze stimate fino a 6-7 metri rispetto al piano di campagna. Lungo la traiettoria sono inoltre stati osservati diversi abeti troncati di netto dall'impatto del blocco, come fossero semplici stuzzicadenti. Tali evidenze testimoniano la notevole energia sviluppata durante la caduta.
Il masso, con un volume stimato di circa un metro cubo, ha infatti trasformato progressivamente la propria energia potenziale gravitazionale in energia cinetica durante la discesa lungo il versante. La combinazione tra pendenza, altezza di caduta e caratteristiche del substrato roccioso ha consentito al blocco di mantenere elevate velocità e una notevole capacità distruttiva fino all'arresto finale nel giardino della casa
Osservando il Monte Lausa e percorrendo il versante boscato a prevalenza di abeti, si può notare come gran parte degli alberi presenti sia stata probabilmente piantumata dall'uomo circa 50-80 anni fa. Tale interpretazione deriva dalla disposizione piuttosto regolare degli esemplari, che in molti tratti risultano allineati secondo filari ben riconoscibili.
Dal punto di vista tecnico, questa tipologia di copertura forestale svolge anche la funzione di bosco di protezione, contribuendo a ridurre la propagazione dei fenomeni di caduta massi e ad attenuarne gli effetti sul fondovalle e sulle infrastrutture sottostanti.
Tuttavia, le evidenze osservate sul terreno e gli episodi di crollo verificatisi negli ultimi anni indicano come il rischio di caduta massi sia tuttora presente. A tale proposito, lo scrivente ha più volte segnalato al Comune di Entracque la necessità di mantenere alta l'attenzione su questa problematica e di valutare periodicamente le condizioni di stabilità del versante e l'efficacia delle opere di protezione naturale esistenti.

Descrizione dei sentieri in sintesi
Il Monte Lausa permette di vivere una vera esperienza di avventura semplicemente uscendo di casa. Anche per i vacanzieri che soggiornano a Entracque rappresenta una meta particolarmente interessante, capace di offrire numerosi spunti escursionistici, geologici e panoramici. Grazie alla sua esposizione, nelle ore del mattino gran parte del percorso rimane in ombra e consente di camminare al fresco anche durante le giornate estive più calde.
Il sentiero del Colletto
L'itinerario principale parte alle spalle della farmacia di Entracque e risale il bosco di abeti fino a raggiungere il Colletto. Qui è presente la cartellonistica del Parco che indica le direzioni verso il Monte Corno, le Gorge della Reina e il Tetto Stramondin. Non è invece presente alcuna indicazione per la vetta del Monte Lausa.
Dal Colletto, proseguendo verso la cima, è possibile seguire una traccia naturale che conduce progressivamente alla vetta. Secondo il giudizio dello scrivente, il percorso presenta alcuni passaggi che richiedono attenzione e può pertanto essere classificato come itinerario per escursionisti esperti. Come sempre in montagna, ciascun escursionista è responsabile delle proprie scelte e deve valutare autonomamente le proprie capacità, le condizioni del terreno e la sicurezza del percorso.
Il sentiero geologico
Un secondo itinerario, non riportato nella sentieristica ufficiale, può essere definito come "sentiero geologico". Esso risale il vallone interessato dalla caduta dei grandi massi provenienti dal Monte Lausa. Attualmente la traccia è mantenuta aperta soprattutto dal passaggio della fauna selvatica.
Questo percorso permette di osservare direttamente gli effetti dei fenomeni di crollo, le forme del versante e numerosi aspetti geomorfologici di grande interesse. Anche questo itinerario richiede esperienza escursionistica e si ricongiunge al percorso principale in prossimità dell'ultimo tornante prima della vetta.
La Direttissima
Il terzo itinerario, anch'esso destinato a escursionisti esperti, può essere definito la "Direttissima", in analogia con la celebre Direttissima del Gran Sasso.
Il percorso segue sostanzialmente la linea di massima pendenza e conduce rapidamente verso la parte sommitale della montagna. Non esiste un sentiero tracciato, ma proprio questa caratteristica rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell'itinerario. L'escursionista può avanzare con il vero spirito dell'esplorazione, percorrendo tracce naturali, transitando in prossimità di pareti rocciose e aggirando la vetta lungo itinerari sempre diversi, immerso in un ambiente selvaggio e poco frequentato.
Una montagna per tutti
In sintesi, il Monte Lausa può essere considerato una montagna adatta a molte tipologie di frequentatori.
È una meta ideale per i semplici passeggiatori che desiderano raggiungere il Colletto attraverso il fresco bosco di abeti, per le famiglie con bambini che vogliono trascorrere qualche ora nella natura
senza necessariamente raggiungere la vetta, ma anche per gli escursionisti più esperti che desiderano vivere il fascino dell'esplorazione e della scoperta.
Il Monte Lausa offre infatti la rara possibilità di provare il gusto dell'avventura senza allontanarsi dall'abitato, consentendo di immergersi rapidamente in un ambiente montano autentico, ricco di aspetti geologici, naturalistici e panoramici di grande interesse.
Inoltre, una volta raggiunto il Colletto o la vetta, è possibile proseguire lungo numerosi altri itinerari che conducono verso il Monte Corno, la Cresta Giaime e altri punti panoramici tra i più spettacolari dell'intera Valle Gesso.
Per approfondire l'itinerario della Cresta Giaime è possibile consultare questo video su YouTube.
Approfondimento geologico
Questa porzione dell'arco alpino si è formata in un intervallo di tempo compreso tra circa 100 e 40 milioni di anni fa, durante le principali fasi dell'orogenesi alpina. Successivamente, tra il Tortoniano e il Messiniano, si è verificata la rotazione del sistema sardo-corso, evento geodinamico che ha contribuito all'evoluzione dell'assetto del Mediterraneo occidentale.
Le montagne che oggi osserviamo sono quindi il risultato di processi geologici estremamente lenti, sviluppatisi nel corso di decine di milioni di anni. La compressione tra le placche tettoniche è avvenuta con velocità variabili, generalmente dell'ordine di pochi centimetri all'anno e, nelle fasi più intense, fino a circa 10 centimetri all'anno. Sebbene tali velocità possano sembrare modeste, nel corso di tempi geologici così lunghi hanno portato alla formazione delle imponenti catene montuose che caratterizzano il paesaggio attuale.


In questa carta geologica in sezione sono evidenziate le rocce e la loro particolare giacitura. Ecco la relativa legenda:


Nella sezione geologica elaborata dallo scrivente si evidenzia, in prossimità della vetta, la presenza del nucleo di una megapiega, dalla quale frequentemente si distaccano grossi blocchi che rotolano fino al fondovalle. Con la freccia rossa è evidenziato un gradino di erosione generato dal movimento del ghiacciaio che occupava la valle durante il Quaternario. Con la linea blu sono invece indicate la quota raggiunta dal ghiacciaio e la sua direzione di movimento. Il ghiacciaio riempiva pertanto la vallata con uno spessore stimato di circa 200 metri.

In questa ulteriore sezione geologica si evidenzia il complesso meccanismo di messa in posto dei calcari e delle altre rocce sedimentarie durante le fasi di sovrapposizione, trasporto, riesumazione e accavallamento tettonico. Si tratta di processi geologici articolati che hanno modificato nel tempo l'assetto originario delle formazioni rocciose.
La variabile giacitura degli strati oggi osservabile rappresenta il risultato delle diverse fasi di deformazione e sollevamento che hanno interessato l'area nel corso della sua evoluzione geologica.
In geologia e geomorfologia, uno degli obiettivi principali è la ricostruzione palinspastica, ossia il tentativo di ricostruire l'assetto originario delle formazioni rocciose, comprendendone le giaciture iniziali, i rapporti reciproci e gli ambienti deposizionali precedenti alle deformazioni tettoniche che hanno modellato il territorio attuale.
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