Il disagio invisibile degli adolescenti: "La generazione più infelice di sempre"
Laura Dalla Ragione, una delle voci più autorevoli della clinica italiana, ospite dell'incontro "Attacco al Corpo", in dialogo con uno studente quindicenne e un'insegnanteL’evento organizzato dalla neonata associazione L’Albero dell’Amicizia ETS al Circolo ‘L Caprissi di Cuneo, nella serata di martedì 12 maggio, non è stato un classico convegno specialistico. È stato piuttosto un tentativo collettivo di comprendere una delle emergenze più profonde del nostro tempo: il rapporto sempre più fragile degli adolescenti con sé stessi, con il proprio corpo e con il mondo.

Il titolo dell’incontro, “Attacco al corpo”, riprende quello del volume curato dalla psichiatra e psicoterapeuta Laura Dalla Ragione insieme a Renata Nacinovich; sul tavolo di confronto, durante la serata, i temi trattati sono stati disturbi alimentari, bullismo, autolesionismo, ritiro sociale, dipendenza dai social, ansia da prestazione, vuoto relazionale e incapacità crescente degli adulti di leggere il linguaggio del disagio giovanile.

Una sala piena, un silenzio attento, domande che arrivano dritte da genitori, insegnanti, educatori e ragazzi. A dialogare con il pubblico sono stati la stessa Laura Dalla Ragione, l’insegnante Roberta Dalmasso e lo studente quindicenne Luca Cavallera, in un confronto che ha alternato riflessioni cliniche, esperienze scolastiche e punti di vista generazionali. È possibile rivedere l'intero incontro nel video al fondo di questo articolo.

Il corpo come luogo della sofferenza
Il cuore della riflessione proposta da Laura Dalla Ragione parte da un concetto preciso: oggi il corpo è diventato il principale luogo di espressione del dolore adolescenziale.
Quando mancano le parole, quando le emozioni non trovano uno spazio per essere riconosciute e accolte, il disagio si trasferisce sul corpo. È lì che compaiono restrizioni alimentari, abbuffate compulsive, autolesionismo, ossessioni estetiche, rifiuto di sé e comportamenti estremi.
“Il corpo è diventato il teatro della sofferenza”, ha spiegato la psichiatra. Un corpo che non viene più vissuto come casa o identità, ma come qualcosa da controllare, modificare, punire o esibire.
Secondo Dalla Ragione, ciò che colpisce maggiormente è la rapidità con cui il disagio sta crescendo e abbassando la propria età di esordio. Bambini e preadolescenti arrivano sempre più frequentemente ai servizi sanitari con problematiche che fino a pochi anni fa riguardavano età molto più avanzate.
Nel messaggio inviato agli organizzatori e letto in apertura dell’incontro, il presidente della Commissione Sanità della Regione Piemonte Luigi Genesio Icardi ha citato dati che restituiscono la dimensione del fenomeno: tra il 2019 e il 2023 circa tre milioni di italiani hanno sofferto di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con un incremento impressionante dei casi dopo la pandemia. Oltre il 30% dei pazienti ha meno di 14 anni. Numeri che hanno portato Icardi a definire il fenomeno “una vera emergenza sanitaria e sociale”.

“La generazione più infelice di sempre”
Uno dei passaggi più forti della serata è arrivato quando Laura Dalla Ragione ha affrontato il tema della fragilità contemporanea.
“Volevamo costruire la generazione più felice di sempre e invece abbiamo costruito la generazione più infelice di sempre”, ha osservato.
Per descrivere il clima emotivo che attraversa il mondo adolescenziale, la psichiatra ha citato lo scrittore francese Georges Bernanos: “Quando i giovani hanno freddo, tutta l’umanità batte i denti”. Una frase usata per spiegare quanto il disagio giovanile non sia un problema marginale o privato, ma un segnale che riguarda l’intera società.
Secondo Dalla Ragione, la pandemia ha funzionato da detonatore di una sofferenza già presente: “Ha scoperchiato qualcosa che esisteva già”. Ma il problema non nasce soltanto dagli ultimi anni o dalla tecnologia. È più profondo e riguarda il senso stesso dell’esistenza.
“L’essere umano non sopporta l’insignificanza”
Nel corso del suo intervento, la psichiatra ha spiegato come l’essere umano possieda una straordinaria capacità di sopravvivere anche a esperienze molto dolorose: “Possiamo sopportare un lutto, una separazione, una malattia, un trauma. Possiamo sopportare dolori terribili. Ma dobbiamo riuscire a dare senso a quello che viviamo”.
È qui che si aprirebbe la vera fragilità contemporanea: molti adolescenti faticano a trovare un significato stabile alla propria esperienza, alle relazioni, al futuro e persino al proprio posto nel mondo.
“L’essere umano non sopporta l’insignificanza”, ha detto Dalla Ragione, indicando quella mancanza di senso come una delle radici più profonde del disagio contemporaneo.
I ragazzi di oggi — ha sottolineato — non sono così diversi da quelli delle generazioni precedenti. Cercano ancora amore, riconoscimento, ascolto, appartenenza. Ma crescono in un contesto dove spesso gli adulti appaiono distratti, assenti o incapaci di intercettare davvero il loro dolore.

“Non mi sento visto”
Tra i concetti che hanno attraversato con più forza la serata c’è stato quello dello “sguardo”.
Secondo Dalla Ragione, quasi tutti gli adolescenti che incontra nei percorsi terapeutici — indipendentemente dalla patologia — ripetono le stesse frasi: “Non mi sento visto”, “Non mi sento accolto”, “Non mi sento guardato”.
La psichiatra ha citato una ricerca Censis condotta su 16mila adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Alla domanda “Sapresti a chi chiedere aiuto se stessi male?”, l’80% ha risposto di no. Un dato che racconta un enorme vuoto relazionale. Molti ragazzi non sanno a chi rivolgersi davanti a un dolore, a un episodio di bullismo, a una crisi personale o a un trauma. “Esiste come un muro tra gli adulti e gli adolescenti”, ha spiegato Dalla Ragione. “Parliamo linguaggi diversi”.
Eppure il bisogno resta lo stesso di sempre: sentirsi riconosciuti. Perché lo sguardo adulto, quando è autentico, permette ai ragazzi di sentirsi legittimati a esistere. “Ti toglie dalla terra degli sbagliati”, ha detto la psichiatra. "Ti fa sentire che il mondo ti accetta per quello che sei".
Quando questo sguardo manca, molti adolescenti finiscono per sentirsi profondamente inadeguati, fino a sviluppare convinzioni devastanti: "Non ho diritto a essere felice", "Non ho diritto ad avere un posto nel mondo".
Frasi che, ha osservato Dalla Ragione, vengono pronunciate anche da ragazzi intelligenti, brillanti, apparentemente “perfetti”, ma interiormente convinti di non essere abbastanza.

Il fallimento della cultura della performance
Una parte importante del dibattito ha riguardato il modello educativo contemporaneo e la pressione costante sulle performance.
Secondo Dalla Ragione, molti adolescenti crescono sentendosi continuamente valutati: scuola, sport, relazioni sociali, immagine, successo personale. Ma il problema non è soltanto l’eccesso di aspettative. È il fatto che spesso gli adulti chiedano ai ragazzi di essere diversi da ciò che sono realmente.
Ha citato una riflessione del poeta Rilke: "Quando mai si pretenderebbe da un cigno una delle prove destinate al leone?". Una metafora usata per raccontare quanto frequentemente genitori, scuola e società proiettino sui ragazzi desideri e modelli irrealistici.
"Chiediamo loro troppo", sostiene. "Non soltanto nei risultati scolastici o sportivi, ma nelle richieste profonde: essere sempre forti, sicuri, adeguati, performanti".
Per spiegare questa dinamica, Dalla Ragione ha richiamato anche una frase di Sant’Agostino: “Volo ut sis — voglio che tu sia ciò che sei”: "Sembra la cosa più semplice del mondo", ha osservato, "ma è forse la più difficile". Perché accettare davvero l’altro significa rinunciare alle proprie aspettative e proiezioni.
La riflessione si è intrecciata anche con la critica a quella che Dalla Ragione ha definito “l’ossessione contemporanea per la felicità”.
Molti genitori — ha spiegato — cercano inconsapevolmente di eliminare ogni ostacolo dal percorso dei figli, trasformandosi in “genitori spazzaneve”: adulti che preparano una strada priva di frustrazioni, sconfitte e fallimenti.
Ma crescere significa inevitabilmente confrontarsi anche con il limite, con il dolore e con le difficoltà reali della vita. Privare i ragazzi di questa esperienza rischia di renderli ancora più fragili proprio nel momento in cui si troveranno davanti a ostacoli inevitabili. Educare non significa evitare ogni sofferenza ai figli, ma aiutarli ad attraversarla.
Il crollo delle “cornici” educative
Secondo la psichiatra, un altro elemento decisivo della crisi attuale è la progressiva perdita di riferimenti condivisi. In passato — ha spiegato — esistevano cornici più definite: sistemi valoriali, confini educativi e soprattutto differenze più nette tra mondo adulto e mondo adolescenziale. Oggi quelle strutture sono molto più fragili.
Famiglia e scuola si trovano spesso sole davanti a problemi complessi, senza strumenti sufficienti per interpretarli. "Incontro continuamente genitori e insegnanti che mi dicono: non li capiamo più". Una difficoltà che emerge soprattutto davanti ai comportamenti più estremi, come l’autolesionismo.
“Si fanno male per sentirsi vivi”
Uno dei passaggi più intensi dell’intervento ha riguardato proprio il tema dell’autolesionismo. Dalla Ragione ha voluto chiarire che, nella maggior parte dei casi, tagliarsi o procurarsi dolore fisico non rappresenta un tentativo di suicidio. È qualcosa di diverso e, per certi versi, ancora più inquietante: "Lo fanno per sentirsi vivi".
Il dolore fisico diventa una prova di esistenza, un modo per sentire il limite del corpo quando il mondo emotivo appare anestetizzato o incomprensibile. Un meccanismo che la psichiatra ha definito “perverso”, ma che racconta con estrema chiarezza il livello di smarrimento vissuto da molti adolescenti contemporanei.
Gli adolescenti di oggi

Particolarmente significativo è stato anche il contributo del più giovane tra i relatori, Luca Cavallera, che ha raccontato dall’interno il mondo degli adolescenti contemporanei. Tutti gli adulti sono stati adolescenti, ma lo sono stati in un periodo e contesto storico e sociale molto diverso da quello attuale.
La sua generazione — ha spiegato — è cresciuta immersa nella tecnologia fin dall’infanzia. Smartphone, social network, video brevi, notifiche continue e connessione permanente hanno modificato il modo stesso di vivere relazioni, tempo e identità.
Oggi è quasi sparita la dimensione dell’attesa. Musica, contenuti, relazioni e gratificazioni sono immediatamente accessibili. Tutto arriva subito. E questa immediatezza rischia di rendere più difficile sviluppare tolleranza alla frustrazione e capacità di gestire il limite.
L’insegnante Roberta Dalmasso ha invece portato lo sguardo della scuola, raccontando come gli insegnanti si trovino sempre più spesso a intercettare forme di disagio silenzioso: ragazzi apparentemente “normali”, ma emotivamente fragili, isolati o incapaci di sostenere la pressione sociale e relazionale.

Social network, confronto continuo
Durante la serata è emersa con forza anche la questione dei social network, descritti non come causa unica del disagio ma come amplificatori potenti delle fragilità adolescenziali.
Gli adolescenti vivono immersi in un confronto continuo con gli altri: corpi perfetti, vite filtrate, successi esibiti, felicità apparentemente costante. Una dinamica che alimenta ansia, senso di inadeguatezza e bisogno di approvazione. Paradossalmente nell’epoca della massima connessione cresce una fortissima solitudine individuale.
Laura Dalla Ragione ha insistito sulla necessità di introdurre una vera alfabetizzazione digitale già nelle scuole primarie. Non soltanto imparare a usare gli strumenti tecnologici, ma comprenderne gli effetti emotivi, psicologici e relazionali.
Bullismo e violenza relazionale
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema del bullismo e delle nuove forme di violenza relazionale tra adolescenti. Non soltanto episodi espliciti di aggressione o esclusione, ma anche dinamiche più sottili legate al cyberbullismo, all’umiliazione pubblica e alle relazioni tossiche tra coetanei.
Sul tema Luca Cavallera ha raccontato la propria esperienza con un lavoro svolto a scuola di grande impatto: la sua classe ha avuto la possibilità di incontrare e ascoltare la testimonianza diretta di Camilla Mancini, autrice del romanzo “Libera di essere me”.
Il libro rappresenta un intenso racconto di rinascita e un'importante riflessione sulla salute mentale. L'autrice condivide la sua esperienza personale legata alla paresi facciale con cui convive fin dalla nascita a causa di una complicazione durante il parto. Questa condizione estetica l'ha resa per lungo tempo bersaglio di bullismo, insulti e isolamento sociale durante gli anni della scuola.
Durante l’evento Luca ha spiegato quanto questo incontro con l’autrice abbia avuto un grandissimo impatto su tutta la sua classe, sottolineando come le esperienze dirette riescano spesso ad arrivare ai ragazzi più di molte lezioni teoriche.
Anche per Roberta Dalmasso il lavoro educativo non può limitarsi alla punizione dei comportamenti sbagliati: serve un percorso continuo di educazione emotiva, empatia e consapevolezza relazionale, capace di intervenire prima che il disagio degeneri in violenza o isolamento.

“Sostare nel dolore”: il compito difficile degli adulti
Tra i concetti più profondi emersi durante la serata c’è stato quello espresso da Roberta Dalmasso: la necessità per gli adulti di imparare a “sostare nel dolore” dei ragazzi. Non cercare subito la soluzione. Non minimizzare. Non spaventarsi davanti alla sofferenza adolescenziale.
La scuola, ha spiegato l’insegnante, non può limitarsi a correggere comportamenti o a intervenire soltanto quando emergono episodi evidenti. Deve diventare uno spazio capace di ascoltare e riconoscere il disagio prima che esploda.
Anche Laura Dalla Ragione ha insistito molto sul tema della presenza adulta. I ragazzi, ha detto, hanno bisogno prima di tutto di sentirsi visti. Non giudicati, non continuamente valutati, ma riconosciuti nella loro esistenza e nella loro fragilità.

Una generazione iperconnessa ma invisibile
Nel finale dell’incontro Laura Dalla Ragione ha richiamato una riflessione della filosofa Hannah Arendt sul concetto di “patria”: non un luogo geografico, ma lo spazio che nasce tra due persone che si riconoscono e si fidano reciprocamente.
Un’immagine potente per descrivere ciò che oggi manca a molti adolescenti: relazioni profonde, stabili, autentiche. È forse questa la contraddizione più evidente: i ragazzi di oggi non sono mai stati così connessi, esposti e raggiungibili, eppure molti di loro si sentono invisibili.
Da qui la necessità — condivisa da tutti i relatori — di costruire una vera alleanza educativa tra famiglie, scuola, servizi sanitari e territorio. Nessuna realtà, da sola, può affrontare questa "esplosione di disagio" giovanile contemporaneo.
L’impressione finale lasciata dall’incontro è stata quella di un bisogno enorme di confronto e ascolto; non soltanto da parte degli adolescenti, ma anche degli adulti, spesso disorientati davanti a un mondo che cambia più rapidamente della capacità collettiva di comprenderlo.
E forse proprio da qui bisogna ripartire: dal coraggio di fermarsi ad ascoltare ciò che i ragazzi stanno tentando di dire, anche quando non riescono più a farlo con le parole.
Nel video qui sotto l'intero evento.
CUNEO disturbi alimentari - Albero dell'amicizia - Disagio giovanile - Laura Dalla Ragione - Attacco al corpo











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