A Cuneo sfila la fiaccola olimpica, Giulia Marro non ci sarà: "Non faccio finta che vada tutto bene"
La decisione in protesta contro la partecipazione di Israele, ma non solo: "Grandi eventi sportivi spesso scempio per i territori. Torino 2006 doveva insegnarci qualcosa, invece siamo di nuovo qui"“Lo sport potrebbe – e dovrebbe – essere uno spazio in cui ricominciare a costruire pace. Ma può davvero esserlo dentro un contesto come quello delle Olimpiadi, quando gli organizzatori consentono la partecipazione di Israele? Quello che sta accadendo in Palestina è atroce e l’attenzione pubblica sta lentamente scivolando via”. Si apre così il post pubblicato sui social da Giulia Marro, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che annuncia la sua assenza alle celebrazioni previste per il weekend, quando la provincia di Cuneo ospiterà il passaggio della fiaccola olimpica in vista dei Giochi invernali di Milano Cortina.
“Per me non partecipare significa questo: - si legge nel post - non fare finta che vada tutto bene, non accettare che dopo la frase ‘stop al genocidio’ possano esserci dei ‘ma’".
La questione israelo-palestinese non è l’unica ragione alla base della scelta della consigliera regionale: “Sappiamo anche che i grandi eventi sportivi sono spesso uno scempio per i territori. Le strutture abbandonate delle Olimpiadi di Torino 2006 avrebbero dovuto insegnarci qualcosa. Invece siamo di nuovo qui: soldi pubblici spesi per opere che non verranno utilizzate, boschi cancellati, danni di cui ci indigniamo solo quando è ormai troppo tardi. A chi giova rimandare, se non a chi da questi eventi prende molto senza lasciare nulla? Quello che sta emergendo su Cortina e sulle Olimpiadi 2026 è sempre più grave: le inchieste giornalistiche raccontano di costi esplosi rispetto alle promesse iniziali, opere non finite, sprechi di denaro pubblico, gestione opaca degli appalti e con benefici molto discutibili per i territori.
Io sono una sportiva. Amo lo sport, ne ho bisogno. So quanto sia importante per la crescita delle persone più giovani e per il benessere, fisico e sociale, di quelle meno giovani. Il punto, però, non è lo sport in sé. Il punto è chiedersi: il nostro modo di fare sport nuoce a qualcuno? Danneggia il territorio? Diventa spazio di indifferenza ed egoismo? Se la risposta è sì, e non ci interessa, allora abbiamo un problema. E se non riusciamo a vedere che tutto è collegato, e che tutto prima o poi ci torna indietro con gli interessi, allora quella gara l’abbiamo persa in partenza".
CUNEO Giulia Marro

Condividi