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BORGO SAN DALMAZZO - Friday 20 February 2026, 07:00

L'abbraccio di Borgo a Carollo dopo il bronzo olimpico: "Emozione e orgoglio, ma guardo già avanti"

In piazza Liberazione la festa per il fondista azzurro, tra gioia e obiettivi futuri: "Rappresentare l'Italia in un'Olimpiade in casa qualcosa di unico. Nel 2030 voglio crescere ancora"
L'abbraccio di Borgo a Carollo dopo il bronzo olimpico: "Emozione e orgoglio, ma guardo già avanti"
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Una piazza piena, le emozioni di pochi giorni fa ancora vive nel cuore e negli occhi, la mente già rivolta ai prossimi obiettivi. Ieri sera, giovedì 19 febbraio, Borgo San Dalmazzo ha riabbracciato il “suo” Martino Carollo, fondista al rientro dalle Olimpiadi di Milano Cortina, in cui ha conquistato uno storico bronzo nella staffetta 4x7,5 km, una disciplina in cui l’Italia non saliva sul podio da Torino 2006. Allora arrivò un oro, grazie al quartetto conquistato da Fulvio Valbusa, Giorgio Di Centa, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi, autentici mostri sacri dello sci nordico azzurro. Stavolta la medaglia è stata di bronzo, ma è un bronzo che vale tanto, alle spalle di potenze della specialità come Norvegia e Francia.

In provincia di Cuneo una medaglia olimpica mancava dal 2008, quando Elisa Rigaudo chiuse terza nella 20 km di marcia di Pechino (lei che oggi fa parte dello Sci Club Entracque Alpi Marittime in cui lo stesso Carollo è cresciuto). Rimanendo alle sole Olimpiadi Invernali, serve tornare indietro fino al 2002, con la tripletta di Stefania Belmondo a Salt Lake City (oro, argento e bronzo). 

Il testimone di queste due campionesse ora è stato raccolto dal borgarino, che ieri sera si è preso l’abbraccio della sua città.

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Una comunità riunita

Tante le persone accorse in piazza Liberazione, non solo borgarini: il portacolori delle Fiamme Oro è arrivato “scortato” dai giovani della “Valanga Arancio” dello Sci Club Entracque Alpi Marittime. Ad accoglierlo la sindaca di Borgo San Dalmazzo Roberta Robbione e la giunta, insieme all’assessore regionale Marco Gallo, alla delegata Coni Claudia Martin e a tanti appassionati. 

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Tanta l’emozione per Carollo: "Ringrazio tutti, chi mi ha tifato sul campo e chi lo ha fatto a distanza. Per me è un onore e un orgoglio vedere questa piazza stasera, ringrazio davvero ogni persona che è qui”. Classe 2003, Carollo è cresciuto a Borgo San Dalmazzo, insieme ai genitori Mauro e Cristina e al fratello minore Michele, anch’egli atleta e promessa del biathlon azzurro.

La staffetta

Protagonista della terza frazione, nella staffetta che si correva domenica 15 febbraio in Val di Fiemme Carollo è sceso in pista dopo Davide Graz ed Elia Barp: nella prima parte ha cercato di tenere il passo dei migliori, in particolare del francese Mathis Desloges, per poi pagare lo sforzo e chiudere quarto alle spalle della Finlandia. Con grande generosità, però, il borgarino è riuscito a limitare i danni e consegnare il testimone a Federico Pellegrino con un ritardo contenuto, permettendo a “Chicco", alla sua ultima Olimpiade, di piazzare la rimonta che portato l'Italia sul podio alle spalle di Norvegia e Francia. 

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Carollo ha ripercorso ieri sera quei momenti ora consegnati alla storia dello sport azzurro: "Già prima della gara l'emozione era tanta. Lungo il percorso il pubblico ci ha dato una carica incredibile e rappresentare l'Italia in un'Olimpiade in casa è stato qualcosa di unico. Avevamo l'obiettivo di accompagnare Pellegrino verso questa medaglia, abbiamo cercato di consegnargli il testimone nella migliore posizione possibile. Durante la sua frazione, l’ultima, eravamo tutti tesi: conosciamo le sue capacità ma una gara non è finita finché non è finita. Vederlo scollinare in terza posizione è stata una gioia immensa, un’emozione collettiva condivisa anche con i tecnici e con il pubblico che ci ha sostenuto. Sto iniziando ora a realizzare che questa medaglia è qui, appesa al mio collo, non è solo il sogno che avevo qualche anno fa”.

L’eredità di Pellegrino

Per Federico Pellegrino, come detto, quella in corso è stata l’ultima Olimpiade. Classe 1990, è stato l’elemento di punta dello sci nordico azzurro negli ultimi anni: lascerà le gare a fine stagione, consegnando ai giovani un’eredità pesante. “Smetto tranquillo, abbiamo un futuro: questi ragazzi faranno bene anche senza di me”, ha detto pochi giorni fa il campione valdostano.

Ne è convinto anche lo stesso Carollo. Una convinzione data non dalla presunzione, ma dalla consapevolezza che questa Olimpiade ha lasciato in dote a lui e agli altri giovani azzurri: “Ora sappiamo di poter lottare ad alto livello. Manca ancora qualcosa per stare con i migliori, ma il tempo c’è e sentiamo di avere margini di crescita”.

Lo sguardo, oltre che ai prossimi impegni di Coppa del Mondo, si rivolge già alle prossime Olimpiadi, ancora una volta a due passi da casa: nel 2030, infatti, i Giochi si terranno sulle Alpi francesi. “Quattro anni fa non immaginavo di essere a Cortina, lo consideravo un sogno”, ha detto Carollo: “Esserci nel 2030, invece, ora diventa un obiettivo concreto. Avrò 26 anni, non sarò più troppo giovane, avrò tempo per crescere ancora e per togliermi altre soddisfazioni, sia come squadra che a livello individuale”.

Il settimo posto nella 10 km

Non solo il podio nella staffetta. In questa Olimpiade Carollo ha centrato anche un altro risultato di prestigio, in questo caso a livello individuale, con il settimo posto nella 10 km a tecnica libera del 13 febbraio, gara che ha chiuso come il migliore degli italiani. “Quella gara mi ha dato la carica e la consapevolezza e di poter fare bene: lì ho capito di essere all'altezza di stare nella staffetta. Forse è stato un risultato ancora più inaspettato: nella staffetta sapevamo di potercela giocare, una top ten a livello individuale era un obiettivo meno scontato. Avevo anche avuto problemi di salute a dicembre, non era facile ritrovare la forma migliore”.

L’esempio per i più giovani

In tanti, come detto, sono accorsi in piazza per un grande abbraccio collettivo a Martino Carollo. Tra di loro tanti giovani atleti: quelli dello Sci Club Entracque Alpi Marittime, ma non solo. I rappresentanti delle istituzioni presenti hanno ribadito più volte l’importanza di avere sul territorio sportivi come Carollo, come esempio e punto di riferimento per gli atleti in erba non solo per i risultati ottenuti “sul campo”, ma anche per i valori di correttezza e serietà incarnati fuori, ogni giorno. “Per me è un orgoglio vederli qua. - ha detto l’azzurro - Io cerco di essere da esempio: ero un ragazzo come loro, con un sogno, ci ho creduto e ci ho lavorato tutti i giorni anche quando non andava, cercando di ricavare qualcosa anche dai momenti più difficili”.

Un messaggio importante, un messaggio prezioso. Come una medaglia olimpica, o forse di più.

Andrea Dalmasso
luogo BORGO SAN DALMAZZO
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Tag:
sport - Borgo San Dalmazzo - Olimpiadi - Martino Carollo
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