Da Saluzzo alle vasche di Singapore, la bella storia di Francesca Montù e Federico Martino
Un anno di allenamento intenso, la gioia ai Mondiali di nuoto sincronizzato e tanta voglia di raggiungere altri obiettivi: "Alle mie atlete dico sempre: se vuoi, puoi"Può una scelta arrivata un po’ per caso trasformarsi in una grande avventura? Sì. È quello che è successo a Francesca Montù e Federico Martino, vincitori ai Mondiali di nuoto sincronizzato di Singapore di un argento nel duo misto libero e di un bronzo nel duo misto tecnico, a cui si aggiunge anche un altro secondo posto per Federico nel singolo maschile. Unici due atleti della Wild Sport di Saluzzo, il loro è stato un vero e proprio exploit: inaspettato, ma allo stesso tempo bellissimo. Ce lo racconta con grande entusiasmo Francesca Montù. Nelle sue parole è ancora forte l'emozione di un traguardo inaspettato, ma allo stesso tempo bellissimo.
Da dove è nata l'idea di partecipare ai Mondiali di Singapore?
"È arrivata un po' per caso a dire il vero. Noi ci siamo approcciati al nuoto sincronizzato da soli tre anni. In seguito alle gare che abbiamo svolto a livello regionale e nazionale ci siamo interrogati su cosa servisse per partecipare ad un campionato europeo o mondiale. Guardando sul sito della federazione ho visto che c'erano i mondiali a Singapore e ho provato a chiamare la federazione per conoscere i requisiti per la partecipazione. Avevamo il punteggio necessario, maturato grazie ai risultati di Riccione nel campionato di nuoto artistico nazionale. In quel momento ci siamo chiesti 'Ma proviamo?', perchè oltre alla partecipazione c'era anche tutto il lavoro dietro. Dovevamo capire se eravamo all'altezza di una tale competizione. Abbiamo deciso di sì, così io e Federico abbiamo iniziato la preparazione".
Con quale spirito avete approcciato gli allenamenti e la competizione?
"Lo spirito era quello di mettercela tutta e tentare. Tentare perché prima di arrivare ai mondiali c'era un anno di preparazione in cui abbiamo affrontato sia gare regionali che nazionali per poi arrivare alla preparazione del campionato in sè. Però lo spirito è stato proprio quello del tentiamo, perché nello sport non puoi sapere cosa succederà tra infortuni e anche impegni lavorativi. Federico fa l'ingegnere a tempo pieno, io sono a tempi pieno in piscina e oltre che ad allenare gestisco anche le altre attività della vasca. Quindi c'era da capire se fosse una cosa sostenibile. Però abbiamo detto 'proviamoci'".
Una volta in pedana cosa avete provato in quel momento? Quali sono state le emozioni?
"Tanta gratitudine e tanta fierezza nel lavoro che abbiamo fatto e che ci ha portato fin lì".
Che supporto avete avuto dalla Wild Sport?
"Il supporto è stato enorme, senza la gestione di Riccardo Matis non saremmo mai a portare a termine un lavoro del genere. Ci ha dato massima disponibilità dell'impianto. Anche quando era chiuso, abbiamo continuato il lavoro di programmazione e preparazione. Ci hanno dedicato tutti gli spazi e ci hanno aiutato nella preparazione a 360 gradi".
Cosa avete provato dopo aver realizzato il risultato raggiunto?
"Fierezza nel lavoro svolto, anche perché io mi sono ritrovata anche nel triplo ruolo di allenatrice, atleta e allenatrice nel momento in cui eravamo in gara. C'eravamo solo io e Federico, nessun'altra allenatrice federale perché ci sono solo io. Nel momento in cui eravamo lì a mettere i piedi sulla pedana abbiamo detto 'Ce l'abbiamo fatta'. Dopo un lavoro così grosso è stata più la soddisfazione di mettere il piede sulla pedana che il risultato. Il fatto di essere lì, in una realtà così grande per noi che arriviamo da una piccola è stato emozionante. Ti senti di aver raggunto il tuo obiettivo".
Nel corso della preparazione avete avuto momenti di ripensamenti? Come li avete superati?
"Federico no, io sono stata molto motivatrice in questo anno e ho sempre spronato a dare il tutto per tutto. Io sicuramente ho avuto dei dubbi negli ultimi mesi perchè eravamo molto impegnati, io soprattutto in vasca con le attività di allenatrice del gruppo e ovviamente di gestione della vasca dell'impianto a Saluzzo. Temevo di aver fatto il passo più lungo della gamba. Davvero siamo all'altezza? Non è che poi rischiamo di capire che era troppo per noi? Sicuramente i dubbi ci sono stati, ma ho avuto un ottimo supporto dallo staff della piscina, dai colleghi e dalla rete sociale che ci sta attorno".
A chi avete dedicato la vittoria delle medaglie?
"Sicuramente ai nostri amici e alla nostra famiglia, ma anche a tutta la squadra".
Singapore è alle spalle, cosa vi ha lasciato questa esperienza?
"Io dico sempre alle mie atlete che se vuoi fare una cosa puoi farla. Questo sicuramente è stato il nostro motto, 'Se vuoi puoi'. Perché se ti metti in testa una cosa e metti il tuo 100% non ci sono scuse. Tutto si può fare. Ora puntiamo ad altri obiettivi, sarebbe bellissimo poter fare ancora un anno di allenamento intenso per poter partecipare agli Europei di Parigi nel 2026".

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