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    CUNEO - domenica 21 giugno 2026, 07:00

    In un volantino l'invito di un sindacato a passare ad Amos, Fials protesta: "Profondamente sviliti"

    La comunicazione circolata in questi giorni tra gli operatori sanitari. Il commissario dell'organizzazione cuneese Giovanni La Motta: "La sfida è costruire una sanità pubblica capace di attrarre"
    Cuneodice.it In un volantino l'invito di un sindacato a passare ad Amos, Fials protesta: "Profondamente sviliti" Cuneodice.it

    Volantini diffuso da un’organizzazione sindacale della sanità che inviterebbero velatamente gli operatori a passare al privato, in questo caso Amos. Il caso è sollevato da Giovanni La Motta, commissario straordinario Fials Cuneo. Di seguito l’intervento completo.

    "Ha suscitato sorpresa e non poche perplessità tra gli operatori sanitari il volantino diffuso in questi giorni da un’organizzazione sindacale che, anziché concentrarsi sul rafforzamento del servizio pubblico, sembra indicare nel passaggio al privato la risposta alle difficoltà vissute da molti professionisti della sanità. Il messaggio è tanto semplice quanto diretto: se la tua azienda non ti concede il part-time, se non ti permette di avvicinarti a casa, se non ascolta le tue esigenze, allora esiste una strada alternativa. Quella indicata nel volantino porta verso Amos, società che opera nella gestione di servizi sanitari e sociosanitari e che, seppur partecipata da enti pubblici, applica un contratto diverso da quello del Servizio Sanitario Nazionale. Come FIALS non possiamo nascondere il nostro stupore. Ci lascia infatti perplessi vedere un’organizzazione sindacale impegnata a promuovere come soluzione il passaggio verso una realtà esterna, anziché rivendicare il miglioramento delle condizioni lavorative all’interno della sanità pubblica. Ancora più sorprendente è il contenuto stesso del messaggio. Il volantino lascia intendere che nel privato sia più semplice ottenere condizioni lavorative migliori, una maggiore vicinanza alla propria residenza e una migliore conciliazione tra vita privata e lavoro. Una rappresentazione che molti operatori sanitari faticano a riconoscere come corrispondente alla realtà. 

    Sono stati infatti diversi lavoratori che in passato hanno prestato servizio in AMOS e che oggi lavorano nelle nostre aziende sanitarie pubbliche a segnalarci quel volantino, manifestando il loro stupore per una narrazione che giudicano quantomeno fuorviante. Se davvero il privato, in questo caso AMOS, rappresentasse una soluzione così vantaggiosa, sarebbe difficile spiegare perché chi sostiene questa tesi non compie per primo quella scelta? Naturalmente nessuno intende negare il problema della carenza infermieristica. La carenza esiste ed è una criticità che riguarda tanto il pubblico quanto il privato. Proprio per questo, però, riteniamo che una domanda debba essere posta con chiarezza. Prima di affidare servizi così strategici e delicati come gli Ospedali di Comunità a un soggetto  esterno, l’Asl CN1 ha davvero valutato e percorso tutte le strade possibili per garantire una gestione diretta e pubblica del servizio? Per quanto ci risulta, non abbiamo assistito all’attivazione di specifici bandi pubblici finalizzati al reclutamento di personale infermieristico destinato agli Ospedali di Comunità. Eppure, se si ritiene che esistano professionisti disponibili a lavorare in queste strutture attraverso una società esterna, sarebbe logico verificare anzitutto se gli stessi professionisti siano disponibili a svolgere quelle medesime attività alle dipendenze dirette del Servizio Sanitario Pubblico. È evidente che tentare di reperire personale esclusivamente all’interno di organici già oggi in sofferenza significherebbe semplicemente spostare il problema da un servizio all’altro.

    Diverso sarebbe attivare procedure di reclutamento dedicate e rivolte all’esterno, attraverso contratti a tempo determinato e successivamente anche a tempo indeterminato. Se vi è l’esigenza di procedere rapidamente, nulla impedisce di attivare inizialmente incarichi a  termine, anche di durata pluriennale, per consentire l’avvio dei servizi. Solo dopo aver verificato concretamente l’eventuale indisponibilità di personale sarebbe corretto  valutare soluzioni alternative. Ciò che lascia perplessi è invece il percorso inverso: si dà per scontata l’impossibilità di assumere  personale pubblico e si individua immediatamente nel soggetto esterno la risposta al problema. Una scelta che merita una riflessione approfondita. Perché affidare servizi strategici come gli Ospedali di Comunità a soggetti esterni non è una  decisione neutrale. 
    Significa favorire un processo di esternalizzazione che rischia di spostare progressivamente  funzioni centrali della sanità territoriale fuori dalla gestione diretta del servizio pubblico. L’obiettivo dovrebbe essere esattamente l’opposto. Rafforzare il pubblico, non sostituirlo. Se esistono limiti di spesa, vincoli assunzionali o altre difficoltà che impediscono il reclutamento  diretto del personale necessario, allora è doveroso che tali criticità vengano rese pubbliche e  affrontate con trasparenza. E se davvero esistono ostacoli normativi o autorizzativi, è necessario che le istituzioni competenti  chiariscano quale modello di sanità intendano perseguire. 

    Perché se da una parte si chiede alle aziende sanitarie di attivare nuovi servizi e dall’altra non si  mettono a disposizione le risorse necessarie per assumere il personale che quei servizi deve  garantire, si crea inevitabilmente un cortocircuito organizzativo. Un cortocircuito che finisce per rendere il ricorso al privato non una scelta residuale ma una  conseguenza obbligata. E questo rappresenta un tema che riguarda tutti i cittadini, non soltanto gli addetti ai lavori. Per questo riteniamo che tutte le istituzioni competenti debbano prestare la massima attenzione alle  decisioni che riguardano il futuro della sanità pubblica. La gestione privata di servizi pubblici dovrebbe rappresentare l’ultima opzione disponibile, da  prendere in considerazione soltanto dopo aver verificato che ogni percorso di reclutamento e  organizzazione pubblica sia stato realmente tentato. Non può e non deve diventare la scorciatoia più semplice. 

    Come FIALS, e come professionisti che ogni giorno operano all’interno del Servizio Sanitario Pubblico, ci sentiamo profondamente sviliti da una narrazione che sembra suggerire ai lavoratori che, di fronte alle difficoltà della sanità pubblica, la soluzione sia andarsene altrove invece di pretendere che quel sistema venga migliorato, rafforzato e reso più attrattivo. Ancora più sorprendente è che questo messaggio provenga da chi dovrebbe avere tra le proprie  priorità la tutela del lavoro pubblico e dei professionisti che ogni giorno ne garantiscono il funzionamento. La vera sfida non è convincere gli operatori a lasciare il pubblico. La vera sfida è fare in modo che nessuno abbia motivo di lasciarlo. La vera sfida è costruire una sanità pubblica capace di attrarre professionisti, valorizzarne le  competenze, garantire condizioni di lavoro adeguate e offrire ai cittadini servizi sempre più  qualificati. Perché la sanità pubblica non appartiene a un sindacato, a una direzione aziendale o a una parte  politica. La sanità pubblica è un patrimonio collettivo. Un bene comune costruito con le risorse di tutti i cittadini e che tutti, istituzioni, lavoratori,  organizzazioni sindacali e comunità locali, hanno il dovere di tutelare, difendere e rafforzare. Insieme. Perché quando arretra il pubblico, non perde una categoria. Perde l’intera collettività". 

    Il Commissario Straordinario Fials Cuneo Dott. Giovanni La Motta

    Redazione
    luogo CUNEO
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    Tag:
    sanità

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