Inclusione e lavoro a Cherasco: “Laris” si racconta attraverso la storia di Alpha Diallo
Durante la rendicontazione annuale della Fondazione Don Mario Operti, capofila del progetto, è stata raccontata l'esperienza professionale del ragazzo presso la Gastronomia dell'ArcoLa presentazione del Bilancio Sociale 2025 della Fondazione Don Mario Operti, tenutasi giovedì 2 luglio nel cortile della sede di Torino, è stata un'occasione per raccontare gli sviluppi di Laris – Lavoro, abitare, reti per l'inclusione sociale, il progetto promosso dalla Fondazione Don Mario Operti e dalla Fondazione Industriali con il sostegno di Fondazione CRT.
Tra i banchetti tematici dedicati ai diversi ambiti di intervento della Fondazione è stato presentato il nuovo video-racconto dedicato all'esperienza di inserimento lavorativo presso la Gastronomia dell'Arco di Cherasco.
Protagonista della clip è Alpha Diallo, giovane senegalese che, grazie al progetto, ha intrapreso un percorso come aiuto cuoco, affiancato da tutor aziendali, operatori sociali e dal servizio di housing, che lo hanno accompagnato anche verso una stabile autonomia abitativa.
Il video rappresenta la seconda tappa della mini-serie inaugurata con il racconto del cantiere di Giuggia Costruzioni e mostra concretamente come l'integrazione tra lavoro e abitare possa generare percorsi di inclusione duraturi, trasformandosi in un'opportunità sia per le persone sia per le imprese.
L’iniziativa trova nel territorio di Cherasco un contesto particolarmente virtuoso, grazie al forte impegno delle aziende locali che partecipano attivamente ai percorsi di inserimento, rispondendo così alla necessità di manodopera. Il progetto può contare sulla collaborazione sinergica con il SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) e il CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria), nonché su una solida rete locale di partner, come i volontari della Fondazione Operti presenti sul territorio e la parrocchia. Il successo del modello Laris risiede proprio nella sua capacità di operare all'interno di questa rete, intercettando i beneficiari nel delicato passaggio dai percorsi protetti all’indipendenza.
“Dobbiamo passare da un sistema di risposte individuali, che pur essendo importantissime non vengono percepite a sufficienza, a risposte di carattere collettivo. Solo muovendoci insieme come comunità possiamo cambiare il modo di pensare e affrontare davvero il problema dell'integrazione e del lavoro”, ha sottolineato il presidente della Fondazione Don Mario Operti, Tom Dealessandri.
Il pilastro fondamentale di questo percorso è rappresentato dall'attività quotidiana svolta all'interno del CAS, che offrono strutture nelle loro residenziali, vitto e alloggio nella fase di prima accoglienza e presso cui le cooperative garantiscono i servizi essenziali che costituiscono la base per ogni futuro inserimento: dall'insegnamento della lingua italiana all'orientamento legale, dalla tutela sanitaria fino alla redazione del curriculum e all'attivazione dei primi tirocini formativi. È proprio partendo da questo lavoro strutturale che Laris interviene per completare il cammino verso l'autonomia. In costante dialogo con gli operatori del CAS e la rete dei partner territoriali, gli operatori di progetto identificano i beneficiari pronti per il consolidamento lavorativo e abitativo, valorizzandone competenze e motivazione. Questo coordinamento permette di capitalizzare l'importante lavoro svolto nella prima accoglienza, trasformando i percorsi di protezione in opportunità concrete di stabilizzazione professionale e cittadinanza attiva per tutto il territorio.
I risultati di questa sinergia sono già tangibili: ventinove persone sono state inserite in percorsi occupazionali tramite la piattaforma “Lavoro Buono”, con otto contratti già trasformati a tempo indeterminato. Parallelamente, dodici beneficiari hanno individuato soluzioni abitative stabili, uscendo dal sistema di accoglienza per approdare in appartamenti individuati con il supporto dei privati e delle realtà sociali del territorio, o attraverso la “casa-palestra” gestita dal progetto. L'esperienza presentata nel cortile della Fondazione dimostra come l'integrazione non sia un processo isolato, ma il frutto di una filiera organizzata che parte dall'accoglienza istituzionale e approda nel cuore del sistema produttivo e sociale piemontese.
Le eventuali aziende interessate a percorsi di inserimento lavorativo possono contattare i referenti del progetto ai seguenti riferimenti: mail [email protected] / [email protected], tel. 0171-455667 / 011-5636910.
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