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CARAGLIO - lunedì 15 giugno 2026, 10:53

luogo Filatoio, ore 21

A Caraglio la serata "Perché dimentichiamo e come dimentichiamo"

Si tratta del secondo appuntamento degli incontri di Comunità nell'ambito del progetto Cura Comune, finanziato dalla Fondazione CRC con a capo il Gruppo Vincenziano
Cuneodice.it Sergio Della Sala Cuneodice.it
Sergio Della Sala

"Perché dimentichiamo e come dimentichiamo". Questo il titolo di una serata che viene proposta venerdì 19 giugno, ore 21, presso la Sala Conferenze del Filatoio di Caraglio. Si tratta del secondo appuntamento (il primo è stato con Elvira Seminara sul tema "Il gioco del tempo fra memoria e reinvenzione di sé") per gli incontri di Comunità nell'ambito del progetto Cura Comune finanziato dalla Fondazione CRC con a capo il Gruppo Vincenziano di Caraglio e i vari suoi partner (tra cui il Comune, la Caritas, l'Associazione di Filo in Filo, fondazione Rsa Sant'Antonio e San Giuseppe e Casa Vittoria, la CRI – Comitato di Caraglio, Associazione Commercianti, Istituto Comprensivo A.M.Riberi), realizzato in collaborazione con l’Agenzia di sviluppo di AFP.

Sarà ospite della rassegna Sergio Della Sala, professore di Human Cognitive Neuroscience all'Università di Edimburgo, noto a livello internazionale per i suoi studi sulle neuroscienze cognitive, la memoria e la neuropsicologia, con particolare attenzione alla malattia di Alzheimer. Non per niente dirige la prestigiosa rivista scientifica Cortex.

Ci parlerà della memoria e di quanto dimenticate non sia soltanto inevitabile, ma addirittura utile. Si tratta a tutti gli effetti di una strategia per la sopravvivenza, affinata nel corso del tempo a partire dagli uomini primitivi. Fintanto che l'istinto fu il promotore delle nostre re-azioni a stimoli vitali, il concetto di oblio non fu sviluppato sul piano di una potenziale e teorica astrazione, come avvenne successivamente con la filosofia e le scienze neurologiche e/o psicologiche. Eppure nulla è più confortante che poter dimenticare in tutta tranquillità, senza sensi di colpa. Spesso, in questo mondo iper-performante dove la pretesa di sapere tutto in tutti i campi sembra diventata la norma, dove l'informazione corre in tempo reale senza essere prima vagliata, metabolizzata, organizzata all'interno del complesso sistema cervello/mente anche sulla base di una gerarchia di valori e di principi, dove molte opinioni si formano più a livello emotivo che non logico-consequenziale, ecco proprio in questo contesto contemporaneo e di stressante velocità neo o post o pseudo futurista, sarà motivo di conforto per tutti sentire dalla viva voce di un professore emerito di fama mondiale che è normale dimenticare, anzi che fa bene dimenticare, perché quella sorta di memoria selettiva ci solleva dall'ansia di dover dimostrare che si ritiene per poter essere.

È un cambio di paradigma anche questo. È un ritornare umani e non macchine. È un riappacificarci con quella parte più naturale del nostro pensare per vivere, che appunto nel corso evolutivo della nostra specie, anzichè basarsi sul calcolo delle probabilità cui ormai ci hanno abituati i computer, che viaggiano su semplici sistemi binari, si è invece basato sull'impulso trasmesso dai cinque sensi per farci sopravvivere. Paradossalmente infatti la tigre non ci ha portati all'estinzione sbranandoci, proprio perché un tempo gli uomini (grazie alla mente impressa di esperienza) hanno messo in conto il minimo rischio che tra i fili d'erba in movimento ci fosse il felino predatore e quindi se la son sempre filata a gambe levate, infischiandosene bellamente che 99 volte su 100 l'erba muovesse a causa del vento. Ci siamo salvati in forza del sapere ancestrale che basta una volta...Mentre a dar retta al computer si sarebbe dato credito alla statistica e...non si sarebbe scappati! Se pertanto siamo arrivati sin qui ricordando e dimenticando, imprimendo la memoria di oblio e di illuminata conoscenza, in questa altalena che ci riconcilia col mondo tutto, col tempo che va, con gli spazi terreni ed ultraterreni che ormai abitiamo e che speriamo di non devastare, tanto vale mettersi l'anima in pace ed augurarsi con Samuel Johnson che "La felicità delle persone aumenti molto, insegnando l'arte di dimenticare ciò che è inutile o doloroso ricordare", perché in fin dei conti, per dirla con Bertolt Brecht: "Buona cosa è la dimenticanza".

Vi aspettiamo dunque venerdì 19 giugno, ore 21 al Filatoio, numerosi ma soprattutto curiosi, proprio sottolineando che il termine stesso curioso ha la sua etimologia latina in cura (ossia colui che si prende cura di qualcosa, che ne ha premura, che si applica con attenzione), ben diversa rispetto all'accezione più superficiale di oggi che vede curioso quasi come impiccione ed indagatore di fatti altrui o interessato a cose stravaganti.

Per informazioni  sui può scrivere a [email protected], oppure  Carola Cismondi 3505981651,  Cecilia Dematteis 3803949504

 

 

c.s.
Le date dell'evento:
  • 19/06/2026
luogo Filatoio, ore 21
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Tag:
Caraglio

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