Al Cinema Monviso il film sul genio senza tempo di Chopin
Il biopic di Kwieciński sul pianista polacco arriva in prima visione a Cuneo. Martedì 3 marzo ancora spazio alla musica con “la vita da fuggiasco” di Mauro PaganiNella settimana in cui il Festival di Sanremo monopolizza l’attenzione del Belpaese, il Cinema Monviso non tira i remi in barca, ma punta sulla musica: in programmazione c’è un biopic sul compositore polacco Fryderyk Chopin. Difficile trovare parallelismi spiccioli tra la rassegna canora condotta da Carlo Conti e il pianista di Varsavia, se non per un vecchio pezzo di Marco Masini - “un piccolo Chopin”, appunto -, tra i protagonisti del Festival. Eppure, se è vero, come spesso si sente raccontare nelle interviste di questo o quell’artista, che la musica è una sola e non esistono generi di Serie A e di Serie B, allora anche i telespettatori della kermesse rivierasca potranno trovare un momento per recarsi in via XX Settembre a vedere una pellicola che ha già ricevuto l’apprezzamento della critica e ora attende quello del pubblico (si tratta di una prima visione). Beninteso: si parva licet…
“Il poeta del pianoforte” appare come quei personaggi che la storia consegna al mito senza chiedergli il permesso: giovane, fragile, idolatrato, e già condannato da un male, la tisi, che non gli impedirà di suonare, ma gli sottrarrà il tempo. Il film di Michał Kwieciński lo segue nella Parigi che allora era un teatro permanente, dove i salotti valevano più delle accademie e un pianista di venticinque anni poteva diventare una celebrità contesa da aristocratici, scrittori e sovrani.
La produzione è di quelle che non si vedono spesso: migliaia di comparse, costumi da mezza Europa, carrozze, diligenze, un esercito di artigiani e tecnici. Una ricostruzione così minuziosa da sembrare quasi un atto di devozione, e infatti il budget è tra i più alti della storia del cinema polacco. Ma il regista non vuole un monumento: vuole un uomo. Per questo sceglie di raccontare Chopin per frammenti, seguendo solo fatti accertati e interpretandoli con la libertà che serve a restituire un carattere, non una cronologia.
La musica, paradossalmente, resta sullo sfondo. Non perché non conti, ma perché il film non vuole farsi travolgere dalla grandezza delle composizioni. Eryk Kulm - l’attore protagonista - suona davvero, ma per pochi secondi alla volta, mentre una colonna sonora contemporanea, elettronica - crea un contrasto che dice più di molte parole: il genio non vive mai nel suo tempo, lo attraversa.
Il film troverà spazio in sala a partire da giovedì 26 febbraio (in prima visione) quando è previsto lo spettacolo serale delle 21. La stessa fascia oraria viene mantenuta il giorno successivo, venerdì 27, mentre sabato 28 la proposta si amplia con due proiezioni, alle 18.30 e alle 21. La domenica segna il passaggio al nuovo mese e offre tre orari - 16, 18.30 e 21 - pensati per un pubblico più ampio. Lunedì 2 marzo chiude il ciclo con un’ultima proiezione serale alle 21.
Con la regia di Cristiana Mainardi, “Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco” (in sala il 3 marzo, alle 21) non è un semplice documentario musicale, ma un faccia a faccia tra un uomo e le sue fughe. Pagani, che della fuga ha fatto un mestiere, comincia dalla più celebre: l’addio alla Premiata Forneria Marconi nel 1976. Non per capriccio, né per stanchezza, ma perché ogni gabbia, anche dorata, gli pesa come un macigno. Il prog gli va stretto; lui vuole respirare altrove.
Il primo disco solista del 1978 lo dice senza bisogno di note a piè di pagina: il suo palcoscenico è il mondo. Jazz, rock, suggestioni etniche e cantautorato si mescolano come se fosse la cosa più naturale del mondo. Da lì in avanti Pagani diventa uno e molti, viaggiatore instancabile, solista per vocazione e compagno di strada per generosità. Il film non può che soffermarsi sull’avventura con Fabrizio De André, e Creuza de mä appare per ciò che è: un’opera in cui l’apporto di Pagani non fu accessorio, ma strutturale.
Le voci di Manuel Agnelli, Ligabue, Sangiorgi, Vanoni, Mengoni, Mahmood, Arisa e Dori Ghezzi compongono un coro rispettoso. Ognuno racconta ciò che Pagani ha lasciato loro: un insegnamento, un gesto, un modo di stare al mondo. E Silvia Posa, la compagna, ne illumina i lati più nascosti, quelli che non finiscono sui palchi ma che spiegano tutto il resto.
Infine, si segnala che mercoledì 4 marzo è in programma una conferenza di ProNatura. Per ulteriori informazioni sulla programmazione, che può subire variazioni, è consigliato consultare il portale Cuneocultura. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Spettacoli del Comune di Cuneo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30, ai numeri 0171.444.812 - 818, o ancora, nelle ore serali, l’interno del cinema: 0171.444.666.
I biglietti sono acquistabili il giorno dell’evento all’indirizzo ticket01 a partire dalle 9, oppure direttamente presso la biglietteria del cinema da 30 minuti prima della proiezione.
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