Al Cinema Monviso l’intimità secondo Pálmason e il bosco ferito del Meletta
Nella sala di via XX Settembre una settimana sospesa tra cinema d’autore e documentarioHlynur Pálmason, islandese di poche parole e molte visioni, torna con “L’Amore che Rimane”, il suo film più personale, quasi un autoritratto lasciato asciugare al vento del Nord. Minimalista per pudore, simbolico per natura, ironico quando non può farne a meno. È il quarto lungometraggio, dopo “Winter Brothers”, “A White, White Day” e “Godland”, ma è il primo in cui sembra parlare davvero di sé, senza dirlo.
Ed è proprio questo respiro quasi artigianale, che rende naturale la sua collocazione al Cinema Monviso di Cuneo, dove sarà proiettato da giovedì 18 a lunedì 22 giugno, sempre alle ore 21. Una sala che non ha paura dei film che chiedono tempo.
La storia è di quelle che si fingono semplici per non confessare la loro complessità. Anna e Magnus vivono in un paesino islandese dove la natura non fa da sfondo: detta le regole. Tre figli, un cane di nome Panda, e una crisi matrimoniale che non ha bisogno di presentazioni. Anna è un’artista visuale che aspetta ancora il momento in cui il mondo si accorgerà di lei. Magnus lavora su un grande peschereccio, perché qualcuno deve pur tenere in piedi la baracca. Il film segue un anno della loro vita, scandito dalle stagioni, come se il tempo fosse un personaggio aggiunto.
La dinamica familiare si svela durante una scampagnata: risate, giochi, quella naturalezza che inganna sempre. Poi, dopo cena, l’intonaco si stacca. Magnus tenta un approccio insistito, Anna lo respinge e lo caccia di casa. La frattura, che fino a quel momento era solo un’ombra sotto il ghiaccio, si mostra per quella che è: una crepa pronta ad allargarsi. Pálmason osserva tutto con la pazienza di chi sa che la verità non arriva mai in scena con il passo del protagonista, ma con quello della comparsa.
Martedì 23 giugno, sempre alle 21, spazio a “Forest – Il futuro ha radici antiche” di Giorgia Lorenzato e Manuel Zarpellon (ingresso ridotto per i soci del CAI). Il documentario accompagna lo spettatore nel cuore del lavoro forestale contemporaneo, in un ambiente che tutti credono di conoscere e che invece, a guardarlo da vicino, rivela una complessità che non concede scorciatoie. Il bosco del Monte Meletta, in provincia di Vicenza, non è soltanto un paesaggio: è una ferita ancora aperta. La tempesta Vaia l’ha piegato, il bostrico l’ha morso dove il vento aveva già fatto il resto. E così, tra tronchi abbattuti e abeti sfiancati, si muove un ecosistema che lotta per rimettersi in piedi.
Il racconto nasce qui, in questo silenzio che non è pace ma lavoro in sospeso. Il film non si accontenta di mostrare il bosco: lo interroga. Lo osserva come risorsa, certo, ma anche come organismo vivo, fragile, esposto a equilibri che sfuggono allo sguardo frettoloso di chi passa e non vede. Nel legname c’è economia, nella cura c’è futuro. Ma tra le due cose corre una linea sottile, che solo chi vive il bosco ogni giorno sa riconoscere. Infine, si ricorda che mercoledì 24 giugno la sala di via XX Settembre osserverà il consueto giorno di riposo.
Per ulteriori informazioni sulla programmazione, che può subire variazioni, è consigliato consultare il collegamento al portale Cuneo Cultura. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Spettacoli del Comune di Cuneo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30, ai numeri 0171.444.812 – 818, o ancora, nelle ore serali, l’interno del cinema: 0171.444.666. I biglietti sono acquistabili il giorno dell’evento all’indirizzo ticket01 a partire dalle 9, oppure direttamente presso la biglietteria del cinema da 30 minuti prima della proiezione.
CUNEO cuneo

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