Al Cinema Monviso “Noi due sconosciuti”. Quando la verità bussa alla porta
Un incontro nato (quasi) per caso diventa il punto di partenza per interrogarsi su legami, responsabilità e desideri nella Norvegia progressista di Janicke AskevoldDa lunedì 18 maggio al Cinema Monviso è di cartello “Noi due sconosciuti”. Il titolo italiano, benché un po’ consumato, è onesto. Dice ciò che deve dire: due persone che non si conoscono e che, per circostanze più grandi di loro, finiscono per farlo. L’originale norvegese — Solomamma, “mamma sola” — sarebbe stato più diretto, ma avrebbe spostato l’attenzione. Qui si è preferito il passo laterale, forse per non scoprire subito le carte.
Il film di Janicke Askevold parte da un fatto accaduto a un’amica e lo tratta con una sobrietà che oggi è merce rara. Edith, giornalista single, ha cresciuto da sola un figlio nato da inseminazione artificiale, scelta che la madre non le ha mai perdonato. Niels, sviluppatore di videogiochi, è il donatore. Quando Edith scopre per caso la sua identità, decide di incontrarlo fingendo un’intervista. Lui non sa chi lei sia; lei sa fin troppo. Il gioco è truccato, e come tutti i giochi truccati presenta il conto.
La trama non è nuova, ma il contesto sì. La Norvegia, con la sua tradizione progressista, è uno dei pochi luoghi dove la monogenitorialità femminile non è trattata come un fenomeno da baraccone. In questo quadro, l’assenza del padre — fisica e morale — non è un dramma, ma un dato. E proprio per questo diventa materia di riflessione: cosa lega davvero un genitore a un figlio? La biologia? La volontà? La responsabilità? Il film non dà risposte, ma mostra le domande. E basta.
Askevold, alla sua prima finzione, evita con cura le secche dell’ideologia. La politica, qui, è quella dei sentimenti: sentimental value, come dicono gli anglosassoni. Il resto è un melodramma pulito, controllato, che non si vergogna di essere tale. Sotto la cenere c’è perfino una commedia romantica: due persone impacciate, un segreto di troppo, un’attrazione che cresce suo malgrado.
Il duetto tra Lisa Loven Kongsli — che ricordiamo in “Forza maggiore” — e Herbert Nordrum — ormai una certezza dopo “La persona peggiore del mondo” — regge il film con una tenerezza che non scade mai nel patetico. C’è malinconia, sì, ma senza lamenti.
Non stupisce che la pellicola abbia conquistato il Premio della Giuria Ecumenica a Locarno: è un film che non pretende di cambiare il mondo, ma di guardarlo con onestà. E già questo, oggi, è quasi rivoluzionario. Il film è in programmazione nella sala di via XX Settembre lunedì 18 maggio, alle 21, e da giovedì 21 a martedì 26, sempre alle 21, ma con l’aggiunta dello spettacolo delle 18.30 domenica 24.
Da mercoledì 13 a domenica 17 la sala cinematografica sarà coinvolta dal ricco programma del Cuneo Montagna Festival, mentre martedì 19, alle 20.30, l’associazione culturale NOAU organizza la proiezione del documentario “The shadow scholars” nel contesto della rassegna Mondovisioni 2026. Per approfondire i temi trattati nel film sarà proposto un collegamento online con la regista Eloise King. Infine, si ricorda che
Per ulteriori informazioni sulla programmazione, che può subire variazioni, è consigliato consultare il portale Cuneocultura. In alternativa, è possibile contattare l’Ufficio Spettacoli del Comune di Cuneo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12.30, ai numeri 0171.444.812 – 818, o ancora, nelle ore serali, l’interno del cinema: 0171.444.666.
I biglietti sono acquistabili il giorno dell’evento all’indirizzo ticket01 a partire dalle 9, oppure direttamente presso la biglietteria del cinema da 30 minuti prima della proiezione.
CUNEO cuneo

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