Anche Azione in visita nelle carceri di Cuneo e Saluzzo con "Nessuno Tocchi Caino"
Il segretario provinciale Giacomo Prandi: "Tra paradossi logistici e burocrazia che blocca la rieducazione, il sistema si regge su un equilibrio precario"Una delegazione di Azione, guidata dal Segretario Provinciale Giacomo Prandi e composta da Pamela Merlino, Francesco Belgrano e Nicolò Musso, ha preso parte nelle giornate di mercoledì 25 e giovedì 26 marzo alle visite ispettive presso gli istituti penitenziari di Cuneo e Saluzzo, organizzate dall’associazione Nessuno tocchi Caino rappresenta da Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti, a cui hanno preso parte anche altre associazioni e partiti. L’iniziativa ha permesso di accendere i riflettori sulle criticità strutturali, organiche e gestionali che affliggono le due strutture cuneesi, in un momento di profonda trasformazione per il sistema carcerario locale. La visita di mercoledì 25 marzo al "Cerialdo" di Cuneo si è concentrata sulla imminente chiusura della sezione dedicata al regime speciale 41-bis. Una decisione governativa finalizzata all’accorpamento dei detenuti in poli dedicati (come Alessandria), ma che rischia di generare un effetto boomerang sulla gestione della struttura.
"La chiusura del 41-bis a Cuneo nasconde un paradosso preoccupante - dichiara Giacomo Prandi, Segretario Provinciale di Azione -: a fronte del trasferimento di 45 detenuti, la sezione verrà riconvertita portando la capienza potenziale da 91 a 180 nuovi reclusi. Questo significa che il carcere potrebbe passare da 389 a oltre 500 presenze, proprio mentre il reparto speciale GOM lascerà la struttura. Con quali agenti gestiremo questo incremento, se il personale è già oggi in sofferenza? Passare da una popolazione che per norma non ha contatti a una che deve prendere parte ad un reinserimento attivo, richiede un salto di qualità nelle attività educative che oggi, per carenza di risorse, il Direttore fatica a garantire".
Giovedì 26 marzo la delegazione si è spostata presso il carcere di Saluzzo, istituto di alta sicurezza che, pur non soffrendo di sovraffollamento critico, sconta pesanti carenze di organico (specialmente tra ispettori e sovrintendenti) e una preoccupante deriva centralista nelle decisioni amministrative.
"A Saluzzo abbiamo riscontrato come la burocrazia centrale del Governo stia di fatto soffocando le eccellenze del territorio - dichiara Giacomo Prandi -. La scelta del DAP di avocare a sé ogni decisione sulle attività esterne ha portato al blocco di progetti preziosi come 'Adotta uno Scrittore', impedendo l'incontro tra detenuti e studenti. È un errore strategico: gli ingressi dall'esterno abbassano la conflittualità interna e sono il cuore del reinserimento sociale. A questo si aggiunge l'immobilismo economico: mancano le risorse persino per l'acquisto di nuove lavatrici che darebbero lavoro ai detenuti, mentre la Regione continua a non pubblicare il bando da 2,9 milioni per la formazione professionale. Senza fondi e senza autonomia decisionale per la Direzione locale, il rischio è che il carcere diventi un mero contenitore passivo, vanificando ogni sforzo di reinserimento lavorativo e sociale".
“Azione ribadisce - aggiunge Prandi - l'urgenza di riportare il tema delle carceri al centro dell'agenda politica regionale e nazionale, non solo per la tutela dei diritti dei detenuti, ma per garantire condizioni di lavoro dignitose e sicure a tutti gli agenti della Polizia Penitenziaria e agli operatori che quotidianamente operano negli istituti, nell’interesse della collettività che vuole un carcere che funzioni e che sappia reinserire nella società le persone, abbattendo la criminalità e la recidiva”.
CUNEO Azione


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