Le comunità energetiche come risposta alla crisi: Cuneo leader in Piemonte (e non solo)
Con 10 megawatt su 38 CER la Granda esprime la media impianto più alta d’Italia tra le province attiveLe imprese del Piemonte stanno affrontando lo shock energetico partendo da una posizione di forte svantaggio competitivo rispetto ai principali concorrenti europei.
Mentre nel 2025 le aziende italiane hanno pagato l'energia elettrica il 24,1% in più della media dell'Eurozona, a maggio 2026 il Piemonte ha registrato un incremento del 7,7% dei costi di elettricità e gas rispetto a febbraio.
Guida la classifica regionale Il Trentino Alto Adige con il 12,8%, il Veneto con il 12,2% e il Friuli Venezia Giulia con l’11,6%. Nello stesso periodo, nell'Unione europea i prezzi sono rimasti pressoché stabili (+0,3%).
È quanto emerge dall'elaborazione dell'Ufficio Studi di Confartigianato Imprese sui dati più recenti diffusi da Arera, Istat ed Eurostat, che evidenzia come le tensioni internazionali legate allo Stretto di Hormuz rischino di aggravare una situazione già critica per il sistema produttivo italiano. Dopo trentacinque mesi, infatti, a maggio 2026 i prezzi al consumo dei beni energetici sono tornati a crescere in doppia cifra su base annua (+12,0% rispetto a maggio 2025, dal +9,3% registrato ad aprile).
“È una situazione che preoccupa profondamente – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte –. Le nostre imprese sono chiamate a competere sui mercati internazionali sostenendo costi dell'energia che sono già tra i più elevati d'Europa. Il sistema produttivo non ha ancora assorbito gli effetti della crisi energetica del 2022 e le nuove tensioni sui mercati rischiano di colpire aziende che operano già con margini ridotti e costi energetici significativamente superiori a quelli sostenuti dai principali concorrenti europei”.
Secondo Confartigianato Imprese Piemonte, una delle risposte più efficaci passa attraverso le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), che consentono di produrre, condividere e consumare energia a livello locale, riducendo i costi e aumentando l'autonomia energetica dei territori.
Nel nord Italia si concentrano 511 comunità su 904, pari al 57% del totale, con 62 megawatt installati e oltre 5.600 utenze coinvolte.
La Lombardia è la regione con più CER in assoluto (145) ma è il Piemonte a guidare per potenza installata, con 25,6 megawatt distribuiti su 124 comunità: merito soprattutto della provincia di Cuneo, che con 10 megawatt su 38 CER esprime la media impianto più alta d’Italia tra le province più attive. Torino segue con 43 CER e 5 megawatt.
“Questi numeri dimostrano che il nostro tessuto produttivo ha compreso l'importanza di investire nell'autoproduzione e nella condivisione dell'energia – conclude Felici –. È deplorevole la decisione del Governo di ridurre le risorse del PNRR destinate a una delle pochissime voci di “debito buono” di un Piano costoso, controverso e dai ritorni assai dubbi: infatti i fondi destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili passeranno da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro; significa depotenziare una delle leve disponibili per rispondere alla volatilità dei mercati dell’energia, rafforzare la competitività delle imprese e aumentare l'indipendenza energetica del Paese”.
Il tema dell'efficienza energetica resta infatti centrale. Secondo l'elaborazione dell'Ufficio Studi di Confartigianato su dati Enea-SIAPE, oltre il 45% degli immobili piemontesi appartiene ancora alle classi energetiche F e G, le meno efficienti, e dovrà essere riqualificato per raggiungere gli obiettivi europei previsti per il 2033.
CUNEO cer

Condividi