Molte scuole del Cuneese non dispongono ancora di aule di informatica
Due anni fa nel capoluogo meno del 25% degli istituti statali era dotato di uno spazio per le nuove tecnologie, e i dati peggiorano se ci si allontana dai principali poliAncora oggi molte scuole non dispongono dell’aula di informatica. E non parliamo solo di istituti in posti remoti, dove la rete non è efficiente: alcune di queste scuole si trovano in città, e anche nel Cuneese.
A livello nazionale, su circa 39.300 edifici scolastici, quasi 16 mila hanno dichiarato di avere aule di informatica. Meno della metà. I dati – relativi all’anno scolastico 2024/2025 – sono diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito e rielaborati dalla fondazione indipendente Openpolis. Confrontando i dati delle regioni, quella con la percentuale più elevata di aule di informatica è la Valle d’Aosta con il 61,9%, seguita dalla Liguria con il 59,1% e dal Piemonte con il 53,6%. Dall’altro lato della classifica invece ci sono Abruzzo (27,8%), Calabria (27,2%) e Lazio (25,4%).
Se si restringe lo sguardo alla provincia Granda, la situazione appare disomogenea. A Cuneo nell’anno scolastico 2023/2024, su 45 edifici scolastici statali 11 avevano almeno un’aula di informatica e 34 ne erano sprovvisti. Questo significa che meno del 25% degli istituti era dotato di uno spazio apposito per insegnare l’uso della tecnologia: la percentuale più bassa tra le principali città del Cuneese.
Tra i dati più contenuti c’è poi Saluzzo, dove il 30% delle scuole mette a disposizione dei propri alunni ambienti in cui poter approfondire l’informatica. A Fossano, invece, oltre la metà (52,9%) degli istituti ne è fornito. Ancora migliore la situazione a Bra (60,7%) e ad Alba (63,3%). In testa alla classifica c’è Mondovì, con il 65,4% delle scuole provvista di un’aula informatica.
Il quadro cambia se ci si sposta fuori dai centri principali. Ci sono infatti luoghi in cui nessuna scuola pubblica due anni fa aveva uno spazio dedicato alle nuove tecnologie, come Castelletto Stura, Demonte, Moretta, Roccabruna e Valgrana. Un elemento che, in realtà, caratterizza tutta la penisola: il numero di edifici scolastici dotati di aule informatiche in media diminuisce man mano che ci si allontana dai centri più grandi. A livello nazionale, nelle città principali la percentuale è pari al 44%, mentre nell’hinterland si aggira intorno al 40%, scendendo ulteriormente se si analizza la situazione dei comuni intermedi (37,8%), di quelli periferici (37%) e di quelli ultraperiferici (33,8%).
Eppure, le competenze tecnologiche sono fondamentali. Saper usare le tecnologie significa avere più opportunità in ambito lavorativo, ma anche essere persone più consapevoli, con un maggior numero di strumenti a disposizione per informarsi, contrastare la diffusione delle fake news, costruirsi una coscienza civica.
È vero che la maggior parte delle famiglie oggi dispone di un accesso a internet e di computer o tablet per navigare online. Ma la scuola dovrebbe continuare a essere un presidio capace di porre tutti sullo stesso piano, offrendo anche a chi non dispone di questi strumenti le competenze necessarie per acquisire capacità tecnologiche utili.
In questo senso, i dati sulle aule di informatica non raccontano solo una differenza tra territori, ma anche una diversa possibilità di accesso alle competenze digitali. La distanza tra centri e periferie, e tra scuole più o meno attrezzate, rischia di tradursi in un divario educativo che pesa nel tempo. Per questo, più che un dettaglio logistico, la presenza di aule informatiche rappresenta un indicatore concreto della capacità del sistema scolastico di garantire pari opportunità.
CUNEO scuola - informatica - tecnologia

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