Case di Comunità in provincia di Cuneo: “Troppe incognite su obiettivi, risorse e tempi”
Il consigliere regionale Mauro Calderoni: “Non vorremmo trovarci di fronte all’ennesimo annuncio senza una reale capacità di traduzione operativa”“L’apertura delle prime tre Case di Comunità in provincia di Cuneo rappresenta senza dubbio un passaggio importante per il rafforzamento della sanità territoriale. Tuttavia, a fronte di questo avvio, continuano a mancare elementi fondamentali di chiarezza da parte della Giunta regionale su obiettivi minimi, risorse disponibili e tempi certi di attuazione”. Lo dichiara il consigliere regionale Mauro Calderoni, che ha presentato un’interrogazione urgente in Consiglio regionale.
“Apprendiamo da fonti giornalistiche – prosegue - che domani, martedì 21 aprile, verranno inaugurate le strutture di Verzuolo, Dronero e Borgo San Dalmazzo, proprio in concomitanza con la seduta del Consiglio regionale. Tralascio i commenti sulla scelta quantomeno discutibile, che di fatto impedisce ai consiglieri espressione dei territori interessati di essere presenti a momenti istituzionali così rilevanti per le comunità locali”.
“È certamente positivo – precisa -, invece l’accordo raggiunto tra Asl CN1 e le organizzazioni sindacali provinciali dei medici di medicina generale – Fimmg, Snami e Smi – che garantisce una copertura di 60 ore settimanali e rappresenta una base concreta per l’avvio delle Aggregazioni Funzionali Territoriali. Ma resta inevasa la domanda centrale: quale modello complessivo hanno in mente il presidente Cirio e l’assessore Riboldi?”.
“Non vorremmo trovarci di fronte – sottolinea - all’ennesimo annuncio senza una reale capacità di traduzione operativa. Il pieno funzionamento delle Case di Comunità è un pilastro della riforma della sanità territoriale e un obiettivo strategico del Pnrr: proprio per questo servono certezze, non slogan”.
“Con l’interrogazione – conclude Calderoni - chiedo alla Giunta di chiarire quali siano gli standard minimi dei servizi che verranno garantiti ai cittadini, le tempistiche per la piena attuazione del modello organizzativo e le misure per assicurare uniformità su tutto il territorio provinciale e regionale, a partire dalle realtà oggi in ritardo, come Mondovì”.
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