Contro il ddl caccia un ordine del giorno a Cuneo: firma anche un pezzo di centrodestra
Forza Italia e SiAmo Cuneo aderiscono all’appello a tutelare la fauna selvatica lanciato da sinistra. Nessun segno, invece, dal Pd e dalla maggioranzaNo al disegno di legge sulla caccia approvato dal Senato: l’iniziativa della maggioranza trova la contrarietà di uno spezzone trasversale dei gruppi consiliari cuneesi, con una curiosa inversione dei ruoli rispetto allo scenario politico nazionale.
Se infatti in parlamento il progetto di riforma - ora all’esame della Camera - ha trovato il no del Partito Democratico e delle altre opposizioni (oltre a quello di 57 associazioni ambientaliste e animaliste), a Cuneo l’ordine del giorno di condanna vede il sostegno di Cuneo Mia e Cuneo per i Beni Comuni a sinistra, ma anche degli Indipendenti e di due consiglieri di centrodestra, Mavy Civallero per SiAmo Cuneo e Franco Civallero per Forza Italia. Per contro nessun consigliere di maggioranza, Pd incluso, ha per ora aderito all’iniziativa.
Il disegno di legge che ha come primo firmatario il capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan è stato molto contestato anche all’interno della maggioranza, dove le deputate Rita dalla Chiesa di Forza Italia e Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati hanno già avviato iniziative bipartisan per affossarlo. C’è inoltre il dubbio che alcune modifiche nel testo possano violare due capisaldi della tutela della biodiversità a livello europeo - la direttiva Habitat e la direttiva Uccelli - ed esporre l’Italia a procedure di infrazione.
“Riteniamo che un provvedimento destinato ad incidere profondamente sulla tutela della fauna selvatica, sugli ecosistemi naturali e sulla gestione del patrimonio naturale nazionale non possa essere valutato esclusivamente sotto il profilo agricolo e venatorio” osservano i gruppi consiliari contrari, chiedendo un più ampio coinvolgimento sia del parlamento - nello specifico la commissione Ambiente della Camera - sia del mondo scientifico, delle associazioni e con gli enti gestori delle aree protette.
“Il disegno di legge, - spiegano i consiglieri - concretamente regolarizza una serie di comportamenti che alcuni cacciatori fanno già da tempo, in deroga; rimuove alcuni divieti e regole, favorendo chi guadagna grazie alla caccia; e ridimensiona il ruolo dell’Ispra che, tra le altre cose, fornisce assistenza ai ministeri sulle questioni ambientali”. Tra i punti principali e più contestati, oltre al riconoscimento della caccia come attività che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”, c’è l’ampliamento delle zone interessate all’attività venatoria su cui saranno le regioni ad esprimersi, inviando relazioni ai ministeri dell’Agricoltura e dell’Ambiente.
Tra i divieti eliminati si annovera quello di caccia nei pressi dei valichi montani attraversati dalle rotte migratorie di uccelli, dove la proibizione sarà attiva solo in determinati periodi dell’anno: “In generale, non è più previsto un calendario venatorio valido per tutta l’Italia”. Si critica inoltre la prevista possibilità di cacciare i cinghiali e altri ungulati su terreni coperti di neve: “L’attuale legge del 1992 vieta tale possibilità nel tentativo di tutelare la fauna selvatica: con la neve, gli animali sono vulnerabili, faticano a trovare cibo, si muovono più difficilmente e sono più rintracciabili tramite le impronte. Inoltre anche altre nuove specie saranno cacciabili come l’oca selvatica e il piccione di città”.
Allo stesso tempo si prevede la liberalizzazione dei richiami vivi con la possibilità di catturare in natura (pare) fino a dieci uccelli per ciascuna specie e l’assenza di limiti alla detenzione di esemplari nati e allevati in cattività. Continuando a porre l’attenzione sugli animali, il lupo viene eliminato dall’elenco delle specie “particolarmente protette”, sebbene il testo non lo inserisca nella lista delle specie che possono essere braccate. Nella versione finale del testo da questo ampliamento sono state escluse alcune specie di ungulati, come lo stambecco e il camoscio, indicate in un allegato della direttiva Habitat come da preservare.
“Le critiche su questo testo - ricordano i gruppi firmatari dell’odg - non giungono solo dalle associazioni legate agli animali e all'ambiente, ma anche da persone influenti della società civile, scienziati, ricercatori e da alcuni noti esponenti di destra; una parte considerevole del mondo cattolico ha espresso preoccupazione”.
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