La Granda a rapporto: l’export in calo non scuote il “modello Cuneo”
Aumenta l’occupazione - con un balzo di settemila nuovi ingressi in un anno - e diminuiscono gli “scoraggiati”. Il vero traino oggi è il turismoLe esportazioni faticano, il “modello Cuneo” no. Questo in sintesi dice il rapporto Cuneo 2026 della Camera di Commercio, presentato stamane nella sede dell’ente camerale. Si tratta anche, ricorda il presidente Luca Crosetto, del primo degli eventi legati al centenario del palazzo di via Emanuele Filiberto: uno dei pochi che vennero costruiti appositamente per ospitare la “casa” delle imprese locali.
“Questo splendido palazzo compie un secolo ma l’istituzione, nata nel 1862, ha radici ben più profonde” ricorda Crosetto, riepilogando i numeri principali del report sullo stato di salute dell’economia provinciale: “In una cornice sicuramente molto instabile la nostra provincia si è trovata esposta in prima linea, eppure laddove la superficie s’increspa emerge la tenuta straordinaria del ‘modello Cuneo’. Il nostro Pil si è attestato a 24,6 miliardi di euro, quasi il 15% della ricchezza dei piemontesi”. Dalle vendite all’estero, però, arrivano le note dolenti: “I primi dati dell’anno registrano un netto calo dell’export, -4,8%, in controtendenza rispetto alla tenuta nazionale: non possiamo ignorare questo campanello d’allarme. Questo dato non ci deve spaventare, ma dev’essere una bussola per capire dove rimboccarci le maniche”.
Per il resto, il lavoro registra numeri più che incoraggianti: “Nel 2025 il mercato del lavoro cuneese ha visto una crescita dell’occupazione a un eccezionale 72,6%: una cifra superiore di dieci punti a quella nazionale e supportata da un tasso di disoccupazione al 3,3%. Il 2025 è stato un anno in cui abbiamo finalmente potuto cogliere i frutti del completamento della Asti Cuneo e dalla tanto attesa, seppur parziale, riapertura del colle di Tenda”.

La demografia lenta: due anziani per ogni bambino
Il punto di partenza è una demografia che vede la Granda primeggiare, in Piemonte, col passo del gambero. L’età media dei circa 582mila residenti (583 in più rispetto allo scorso anno) si attesta a 47 anni, in aumento rispetto al 2024 e in linea con la media nazionale, ma più bassa di quella piemontese (48,3 anni). L’indice di vecchiaia registra un dato di 212,6 anziani over 65 per ogni 100 individui con meno di 15 anni, anche in questo caso molto al di sotto della media regionale (248,3) e poco inferiore a quella nazionale (216,3). L’indice di dipendenza strutturale, cioè il carico di individui non autonomi rispetto a 100 unità di popolazione in età attiva, si attesta a 60,7.
Il prodotto interno lordo ha visto nel 2025 una lieve flessione (-0,2%): nondimeno, sottolinea Elena Porta di Unioncamere, il valore aggiunto per abitante è cresciuto ancora e “la provincia continua a vantare un livello di ricchezza per abitante nettamente superiore rispetto a quello piemontese e italiano”. In termini statistici si parla di 37.775 euro a testa contro i circa 34mila della media italiana.

Imprese che durano, 6 su 10 oltre i cinque anni
Sono 80.569 le localizzazioni nel registro imprese, comprendenti sia le unità locali che le sedi d’impresa: tra queste 14.199 imprese femminili, 5.603 imprese straniere e 5.863 aziende guidate da giovani. Le nuove attività in corso d’anno sono state 3.361, a fronte di 3.287 cessazioni, con un saldo positivo di 74 unità.
Cuneo è la 27esima provincia italiana per numero di aziende registrate, pur avendo attraversato una dinamica che tra il 2000 e il 2025 ha visto le sedi d’impresa diminuire da 76mila a 64mila: un trend in linea con quello nazionale. Un dato che distingue la provincia, semmai, riguarda la sopravvivenza delle imprese: oltre 6 imprese su 10 traguardano i primi cinque anni di attività.
“La struttura imprenditoriale di oggi è profondamente diversa da quella di inizio millennio” osserva l’analista di Unioncamere: vale in particolare per le attività del turismo che hanno raddoppiato il proprio peso in questo frangente, passando dal 3,4% al 6,1%. Il trend positivo di consolidamento strutturale delle aziende è proseguito anche quest’anno. Oggi il 16,1% delle imprese è una società di capitale, contro il 5% del 2000, mentre la quota di imprese individuali è passata dal 72% al 60,4%.

Novemila “scoraggiati” dal lavoro in meno
Lo stock di occupati è cresciuto di circa 7mila unità dal 2024, con un aumento sia della componente femminile che di quella maschile. Il dato porta l’occupazione complessiva a un ottimo 72,6%, dal 70,5% di un anno prima. In quest’ottica va letto il leggero incremento di disoccupati, dal 2,8% al 3,3%: “La crescita non preoccupa particolarmente, perché gli inattivi sono diminuiti del 9%. Quello che probabilmente è accaduto - spiega Porta - è che una parte degli ‘scoraggiati’ - sono 90mila, dai 99mila precedenti - ora è entrata nella forza lavoro o sta cercando di inserirsi”.
Resta marcato invece uno squilibrio di cui si era già parlato nei report precedenti, quello tra l’occupazione maschile al 74,8% e un’occupazione femminile (63%) più bassa di quasi 12 punti percentuali.

Il made in Cuneo ora cerca i mercati extra Ue
L’elemento che ha contraddistinto in negativo il 2025 - si diceva - riguarda il commercio estero: le imprese hanno visto un calo in termini di valore (10 miliardi e 980 milioni, -1,4% rispetto al record degli 11 miliardi registrato nel 2024). Nello stesso periodo si registrano 6,3 miliardi di importazioni, in aumento del 15%. Il saldo di bilancio commerciale è quindi pari a 4,6 miliardi di euro e in forte flessione rispetto all’anno 2024.
Le esportazioni made in Cuneo hanno “cambiato pelle” in particolare per quanto riguarda la destinazione: la quota verso i mercati Ue è scesa al 62,5% del totale. Francia e Germania restano i principali mercati di sbocco, dietro guadagnano quote la Spagna e gli Usa mentre diminuisce la rilevanza di Regno Unito e Belgio. A fare la parte del leone è il settore alimentare, con una quota del 42% in continua crescita, che ne fa la principale voce di esportazione all’estero nel manifatturiero.
Prosegue la sua corsa anche il turismo, dove sia gli arrivi (993.982) che le presenze (2,3 milioni) hanno registrato un incremento dell’ordine di 10,7 punti percentuali, con un +12,6% di turisti stranieri: oggi rappresentano il 45,9% del totale dei pernottamenti, in aumento dal 30% di inizio millennio.
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