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    LIMONE PIEMONTE - Saturday 28 February 2026, 08:40

    L’inchiesta sul Tenda bis rischia di finire in una bolla di sapone: a qualcuno interessa?

    Nessuna reazione dalla politica agli sviluppi giudiziari di una vicenda che bloccò il cantiere per anni. Eppure c’è ancora molto in ballo, oltre ai risarcimenti
    L’inchiesta sul Tenda bis rischia di finire in una bolla di sapone: a qualcuno interessa?

    Si sente dire spesso che i giornali titolano a nove colonne sugli arresti e relegano nei trafiletti le sentenze di assoluzione. Come per tutti i luoghi comuni, poche conferme sono sufficienti a perpetuare questa convinzione, mentre occorrono ben più numerose smentite per provare a scalfirla.

    Giovedì pomeriggio, per esempio, la notizia del mancato appello alla sentenza di assoluzione nel processo Tenda bis ha occupato l’apertura dei quotidiani locali. Ne ha parlato la nostra testata, così come i colleghi di Targatocn e della Stampa. La notizia è passata per l’Ansa ed è stata ripresa dalla Rai. È stata insomma sulle homepage di tutti i giornali, per una buona mezza giornata. Ci si sarebbe aspettati che gli uffici stampa di parlamentari e consiglieri regionali, in genere solerti nel commentare le vicende grandi e piccole del tunnel, si facessero sentire a loro volta. Invece le reazioni stanno a zero.

    Sia chiaro, qui non si tratta - tantomeno a tre settimane dal referendum - di istigare alla rivolta contro le scelte delle procure e dei tribunali. Ci si aspetterebbe però un accenno di riflessione su quel che è successo dal 2017 in avanti, giusto per mettere in fila i fatti. Perché c’è una verità giudiziaria, a questo punto definitiva, e ce n’è una storica, vissuta da chi il cantiere lo ha visto insabbiarsi e riaffiorare a fasi alterne.

    La verità giudiziaria ci dice che la frode sul cantiere non c’era. Ma è interessante leggere quel che il giudice torinese Elena Rocci scrive, per motivare l’assoluzione, nelle 160 pagine della sentenza. Dove a fianco di una serie di errori e oggettive carenze nell’indagine - l’impiego del georadar per computare il numero delle centine posate, ad esempio - il magistrato evidenzia i riscontri raccolti sulle imprese della “banda del ferro”. Come nella sentenza di primo grado a Cuneo, quella che aveva condannato i cinque imputati per i furti sul cantiere, si menzionano le famigerate intercettazioni del contabile Sergio Scarpelli: “Ma smettila di vendere ferro a c… di cane! Pensa a lavorà!” dice in una delle telefonate, commentando l’operato del direttore tecnico Antonio Froncillo. “Era la prima volta che vedevo rivendere i manufatti in ferro da parte del direttore tecnico di un cantiere e dei suoi collaboratori” racconterà in interrogatorio ai finanzieri.

    Il sequestro del cantiere, il 24 maggio 2017, scatta proprio per mettere fine a quel traffico di “rottami” che in realtà erano materiali nuovi di zecca. Un traffico che sarebbe iniziato appena dopo l’apertura dei lavori, tant’è che se ne parla da prima del 2015. Ecco, si badi alle date: al momento dello stop i lavori erano iniziati già da quattro anni e in teoria si sarebbero dovuti concludere a febbraio 2020. La Edilmaco subentra a Grandi Lavori Fincosit, l’azienda a cui era stato revocato l’appalto, solo 31 mesi dopo: l’accordo con Anas è firmato proprio nel febbraio 2020. Ad ottobre accade l’imponderabile: la tempesta Alex fa crollare la strada esistente e lascia Cuneo e la Francia prive di un collegamento per quasi cinque anni.

    Come in un assurdo domino, i traffici dei mariuoli del cantiere (emblematici i racconti delle cene pagate al Troll di Vernante con gli introiti delle vendite del ferro) innescano l’inchiesta e da lì il sequestro e la paralisi, fino al disastro naturale. Nessuno, certo, poteva metterlo in preventivo. Eppure, se ancora oggi siamo qui ad accapigliarci sul numero e la durata delle fasce orarie, molte delle colpe sono di chi i lavori non li ha fatti quando doveva - la Fincosit - e di chi non ha vigilato quando poteva - l’Anas.

    Su tutte queste responsabilità ora rischia di calare un sipario. Non tanto perché il tribunale di Torino ha appurato che la frode allo Stato non c’era - della qual cosa, dopotutto, c’è da essere sollevati. Ma perché nel frattempo la Grandi Lavori Fincosit è finita in concordato e gli eventuali risarcimenti nel processo per i furti - al Comune di Limone erano stati assegnati 100mila euro di provvisionale - potrebbero non arrivare mai. Nel filone cuneese dell’inchiesta, l’unico che abbia portato a risultati concreti, il giorno della verità è atteso mercoledì: è la data fissata per il processo d’appello bis, dopo una condanna in primo grado per i cinque imputati, un ribaltone con la derubricazione in appello e un rinvio dalla Cassazione. Le sentenze le scriveranno i giudici ed è giusto così. Alla politica e agli amministratori locali, però, spetterebbe il compito di dimostrare che l’attenzione su queste vicende è ancora alta.

    In ballo c’è qualcosa di più prezioso dei risarcimenti ed è la verità storica, insieme alla dignità di un territorio che in questi anni ha subito innumerevoli prese in giro.

    Andrea Cascioli
    luogo LIMONE PIEMONTE
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    Tag:
    Limone Piemonte - Tenda Bis - lavori - tunnel - Cronaca - Grandi Lavori Fincosit - processo
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