Quale futuro per le cave ex Italcementi tra Borgo e Valdieri? Le associazioni ambientaliste chiedono chiarezza
I siti di Monte Cros e Terra Rossa, inattivi da oltre quindici anni, non sono stati sottoposti al recupero ambientale imposto dalla legge. Ora si lavora per nuovi progettiIl Coordinamento delle Associazioni ambientaliste Cuneesi, composto da Legambiente Cuneo, Pro Natura Cuneo, Lipu, Italia Nostra e Cuneo Birding interviene in un comunicato sulla situazione dei siti ex Italcementi tra i Comuni di Borgo San Dalmazzo e Valdieri, già emersa nei mesi scorsi dopo le sollecitazioni delle minoranze borgarine e le successive repliche dell'amministrazione comunale. Di seguito il comunicato integrale.
Il Coordinamento delle Associazioni ambientaliste Cuneesi intende portare a conoscenza dell’opinione pubblica, a fronte di verifica documenti, accesso agli atti e incontri con le varie amministrazioni pubbliche, lo stato attuale riguardo al “bene ambiente” dei siti ex Italcementi, in particolare dei siti estrattivi.
Premesso che l’insediamento della Società Italcementi Spa è avvenuto alla fine degli anni ‘30 del secolo scorso con lo stabilimento di produzione di cemento in Borgo San Dalmazzo e con l’apertura di due cave per la fornitura della materia mineraria: una, per quanto riguarda il calcare in località Monte Cros nel Comune di Valdieri e l’altra, per quanto riguarda lo scisti, in località Terra Rossa nel Comune di Borgo San Dalmazzo. Riconosciamo che il nuovo insediamento Italcementi, attivo per circa 70 anni, ha avuto una importante valenza economica e sociale sul territorio soprattutto in termini occupazionali.
Nel 2008, anche a seguito di nuove strategie industriali e a mutati contesti produttivi, è cessata l’attività produttiva dello stabilimento di Borgo San Dalmazzo. Le due cave, Monte Cros e Terra Rossa, funzionali allo stabilimento che veniva alimentato attraverso una teleferica, sono rimaste conseguentemente inattive pur avendo ancora vigenti le autorizzazioni di cui alla Legge Regionale in materia di attività estrattive. Nel 2018 sono scadute le rispettive autorizzazioni sia per la cava Monte Cros che per la cava Terra Rossa senza che venisse ottemperato all’obbligo del recupero ambientale dei rispettivi siti come previsto dalle autorizzazioni comunali e dalla Legge Regionale in materia di attività estrattive.
Alla fine del 2023 una ditta locale di Borgo San Dalmazzo, che aveva acquisito le aree estrattive di proprietà Italcementi (Monte Cros e Terra Rossa), ha presentato, in Provincia, un progetto di coltivazione e recupero ambientale al fine di riattivare la cava Monte Cros. Alla fine del 2024, sempre il medesimo soggetto subentrante a Italcementi ha presentato istanza, in Provincia, al fine della verifica di assoggettamento alla valutazione di impatto ambientale per quanto riguarda il progetto di coltivazione e recupero ambientale della Cava Terra Rossa. La Provincia nel 2025 ha ritenuto che l’intervento proposto debba essere assoggettato alla procedura di VIA. Ad oggi, per quanto riguarda la cava Terra Rossa, non vi è alcun progetto in corso.
Ritornando a quanto sopra evidenziato, si evince che, per entrambe le Cave, al termine delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività estrattiva non si è ottemperato ad un preciso obbligo di legge, quello del recupero ambientale.
Venuti a conoscenza di questa singolare situazione, a seguito di accesso agli atti e verifiche dei documenti, Legambiente Cuneo e Pro Natura Cuneo hanno inoltrato formale diffida al Comune di Valdieri (dicembre 2024) e al Comune di Borgo S. Dalmazzo (ottobre 2025) a dar corso, senza indugio, a quanto previsto dalla normativa regionale vigente in merito ai mancati recuperi ambientali.
I due Comuni, se pur tardivamente, si sono attivati con provvedimento di diffida nei confronti di Italcementi al fine di dar corso alle attività di recupero ambientale. Ad oggi, pur non essendo scaduti i termini della diffida ad adempiere, nessuna attività di recupero ambientale è iniziata.
È stato inoltre formalmente richiesto agli enti competenti, Provincia e Regione, dalle scriventi associazioni l’irrogazione delle sanzioni amministrative per omesso recupero ambientale di entrambe le cave, Monte Cros e Terra Rossa. Ad oggi da quanto ci consta non abbiamo avuto riscontro in merito all’ istanza.
Inoltre è opportuno informare l’opinione pubblica che è stato presentato in Provincia dal subentrante ad Italcementi, a novembre 2023, un progetto di coltivazione e recupero ambientale della Cava Monte Cros; il procedimento è tuttora in corso ed è consultabile sul sito della Provincia nella ricerca pratiche in corso VIA.
Innanzitutto evidenziamo che l’area di cava, ormai inattiva da oltre 15 anni, rientra tra le aree di notevole interesse pubblico ai sensi D. Lgs. 42/2004, nonché in parte tra le aree gravate da uso civico, ed è limitrofa ad Area protetta ZSC/ZPS “Alpi Marittime” e quindi di spiccata valenza ambientale.
La qualifica di uso civico, oltre che a tutelare l’interesse generale della collettività, configura un diritto soggettivo perfetto spettante “uti cives e uti singuli” ai componenti la popolazione utente. Pertanto, nell’attuale sistema normativo, la titolarità di questo uso civico appartiene alle frazioni Andonno e Aradolo la Bruna, e quindi non si può prescindere dal pregiudiziale consenso di queste comunità attraverso una consultazione. Il presupposto per poter consentire il mutamento di destinazione d’uso delle terre di uso civico è “il reale beneficio per la generalità degli abitanti”, circostanza che è stata espressamente esclusa in relazione all’attività di escavazione, che si connota per il suo carattere distruttivo e non migliorativo per la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio.
L’istanza progettuale in corso involge delicatissimi aspetti sotto il profilo: ambientale, paesaggistico, idrogeologico, geologico e turistico.
Sommariamente si evidenziano le criticità più evidenti:
1 - Apertura di una nuova strada di accesso alla cava, sull’asse principale della valle Gesso, in zona a vincolo paesaggistico e area boscata, ricadente in zona di rispetto allargata per la sorgente degli Stretti di Andonno, con tutti i rischi connessi per la sua salvaguardia. Per la tutela di questa risorsa primaria si invoca il principio di precauzione.
2 - Asportazione del diaframma in roccia verso Brignola con apertura di un nuovo fronte di cava sull’asta principale della Valle Gesso e conseguente modifica dello skyline. Si ricorda che siamo in una area limitrofa ad area protetta ZSC/ZPS IT1160056.
3 - Tutto il materiale estratto e lavorato (inerti, blocchi per scogliere, ecc.) raggiungerà la SP22 per il trasporto su camion alle destinazioni commerciali, non disponendo la ditta proponente di propri stabilimenti per le lavorazioni. Gli impatti, dei mezzi di trasporto sulla viabilità SP22 e sulle abitazioni circostanti saranno di 45-50 camion al giorno. Si ricorda che la strada Provinciale 22 collega il fondovalle con le località a vocazione turistica del Parco Alpi Marittime e delle Terme di Valdieri ed è molto frequentata dai ciclisti e motociclisti.
4 - Gli impatti negativi dell’attività estrattiva sugli ecosistemi e gli habitat, qualora venisse autorizzata, saranno principalmente dovuti a sottrazione di territorio, consumo di suolo, emissione di polveri, rumori dei mezzi utilizzati e vibrazioni dovute alle volate esplosive.
5 - In punto di diritto pare irragionevole, tale da rendere l'atto viziato per eccesso di potere, autorizzare l'attività estrattiva su un sito che deve essere (e non può non essere) recuperato dal punto di vista ambientale in relazione a pregressa attività estrattiva.
Si ricorda che il diritto all’Ambiente gode di copertura Costituzionale diretta. Le recenti norme costituzionali hanno incluso il principio secondo il quale la tutela dell’ambiente deve essere svolta “anche nell’interesse delle future generazioni” e l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
Per quanto riguarda il sito dell’ex stabilimento Italcementi segnaliamo ai cittadini, soprattutto di Borgo San Dalmazzo, che in data 15 dicembre 2025 abbiamo chiesto alla Sindaca di attivare i controlli ambientali al fine di accertare l’insussistenza di situazioni potenzialmente pericolose per l’ambiente. A tutt’oggi non abbiamo ricevuto riscontro.
Infine vogliamo ricordare, soprattutto agli amministratori pubblici, che nel contesto attuale la domanda di cemento per costruzioni è fortemente diminuita, anche per l’uso di nuovi materiali e nuove tecnologie da costruzione. Le attività estrattive del nostro circondario dispongono di una pianificazione ultra decennale che le rende autosufficienti con le risorse minerarie per i loro fabbisogni produttivi. La produzione di inerti già oggi avviene attraverso il riuso e riciclo dei materiali da demolizione. Ridurre il prelievo da cava attraverso il recupero degli inerti provenienti dall’edilizia e dal riciclo di materiali provenienti da recupero, da utilizzare in tutti i cantieri, è economicamente vantaggioso per il Paese e le imprese: garantisce una maggior occupazione e rientra negli obiettivi dell’economia circolare.
Occorre comprendere che il concetto della “cava per la cava” oggi è tramontato e non può più essere accettato nel contesto di una società sempre più sensibile alla tutela del territorio. A fronte di queste realistiche considerazioni si ritiene non sostenibile il bilancio ambientale, economico e sociale del progetto in esame.
Preso atto che da più di 15 anni è cessata l’attività produttiva da parte di Italcementi Spa, alla luce dell’attuale contesto, riteniamo che sia giunto il momento, dopo aver ottemperato ad un preciso obbligo di legge quello di procedere al recupero ambientale di cui alla diffida del Comune di Valdieri, di pensare ad un riuso e valorizzazione del sito dismesso, che potrà essere a fini naturalistici, turistici, culturali, ecc.
Ci permettiamo di suggerire esperienze già attuate su molti siti di ex cave dismesse con la produzione di energie rinnovabili attraverso l’installazione di impianto fotovoltaico. Questi interventi, nel contesto attuale di grave carenza energetica, rivestono “un interesse pubblico” e vanno nella direzione della transizione energetica ed ecologica e soprattutto rispondono ampiamente alle richieste e aspettative delle amministrazioni pubbliche sul beneficio e ritorno e economico rispetto ai canoni irrisori dovuti dalle attività estrattive.
Competono agli amministratori lungimiranti le future scelte in merito al riuso e alla valorizzazione dell’ex Cava Monte Cros.
Sul prosieguo dell’iter di questo procedimento continueremo a vigilare e a segnalare alle competenti autorità, con espressa riserva di ogni tutela di legge.
Cuneo, 13 maggio 2026
Bruno Piacenza, presidente Legambiente Cuneo
Domenico Sanino, presidente Pro Natura Cuneo
Albino Gosmar, presidente Cuneo Birding
Patrizia Rossi, delegata Lipu Cuneo
Alberto Collidà, presidente Italia Nostra Cuneo
BORGO SAN DALMAZZO Borgo San Dalmazzo - valdieri - italcementi


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