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    CUNEO - Thursday 26 February 2026, 17:25

    Un’altra montagna è possibile: “Basta con le cartoline per i turisti”

    In Confindustria un dibattito sul futuro in quota, tra servizi che mancano e clima che cambia. Bussone (Uncem): “Cuneo è più attenta a piazza Europa che all’Europa”
    Un’altra montagna è possibile: “Basta con le cartoline per i turisti”
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    “Uccidiamo il chiaro di luna” proclamavano più di cento anni fa i futuristi di Marinetti. Era il motto di un’avanguardia che voleva chiudere i conti con la nostalgia e il culto della tradizione. Una provocazione di questo genere aleggia nel volume che Andrea Ferrazzi, autore di Il futuro ad alta quota, ha presentato nella sede di Confindustria insieme ad esperti e amministratori delle terre montane.

    Il futuro ad alta quota in Confindustria

    Dietro gli stereotipi c’è una montagna che produce

    “Questo libro - spiega - è un tentativo di dare una risposta alla stanchezza della società di montagna, che spesso trova molti alibi per non guardare al futuro come opportunità”. Di montagna si parla fin troppo, ma troppo spesso a raccontarla è “chi non la conosce e non la vive”. Abbondano gli stereotipi: la montagna come parco giochi, il circo bianco, la montagna sacra. “Il problema degli stereotipi non è che sono falsi, ma che sono incompleti” sostiene l’autore, imprenditore bellunese e presidente di Confindustria Veneto Dolomiti. Quel che resta fuori dalla “cartolina” è ad esempio la montagna produttiva: la montagna di Luxottica, ad esempio, che da Agordo, a 600 metri di altitudine in mezzo alle Dolomiti, ha conquistato i mercati.

    “Se la montagna si racconta secondo un’unica storia - afferma Ferrazzi - il rischio è che i luoghi siano talmente imbevuti di una narrazione da diventare essi stessi la narrazione: quindi una cartolina”. Nel libro si parla di “territori della fiducia” e “territori della nostalgia”, dividendo in sostanza le metropoli dalle aree marginali. La montagna subisce una perdita di capitali e innovazione che in realtà è una piaga per l’intera penisola, Milano esclusa. Dal 2011 al 2023 377mila giovani, per la metà laureati, hanno lasciato il Paese: una perdita di talenti costata 134 miliardi.

    Ecco perché oggi “la montagna ha bisogno di tutto, ma non di cartoline”. Il cambiamento climatico, una piaga per le pianure, per le terre in quota potrebbe perfino essere un’opportunità di rilancio. Purché si riesca ad attrarre competenze. Altrimenti, avverte Ferrazzi, “il rischio è che diventino una casa di riposo per ricchi, se non riusciamo a ripensare i territori in modo diverso”.

    Il futuro ad alta quota in Confindustria

    Oltre la retorica dei borghi e delle “terre alte”

    “Se a parlare di montagna sono altri è colpa anche dei montanari che non sanno essere protagonisti” aveva scritto qualche anno fa il regista Fredo Valla, un intellettuale che la montagna ha scelto di viverla trasferendosi un quarto di secolo orsono ad Ostana. Oggi il paese della valle Po è un modello vincente di ripopolamento, ma nel 2000 contava appena cinque iscritti all’anagrafe: “Quando io e mia moglie abbiamo deciso di stabilirci ci siamo trovati in difficoltà. I nostri figli non avevano nessuno con cui giocare”. I problemi sono aumentati ancora quando i ragazzi si sono iscritti alle superiori: “Non è che luoghi come Ostana o Pietraporzio debbano avere tutto, ma disporre di servizi in un sistema di valle”.

    Valla sostiene, con una battuta, che il titolo di montagnin lo meriti solo chi ha trascorso almeno tre inverni in montagna: “L’Italia contiene poco verde e molto marrone: ma l’Italia fa una politica per la montagna? Non la vedo, non la sento. Una politica che abbia come destinatari i montanari e non soltanto chi in montagna sale per camminare, per sciare, per raccogliere fiori o scattare fotografie e poi se ne torna a casa”.

    Alla domanda prova a rispondere l’assessore regionale alla Montagna Marco Gallo, parlando di quel che è stato fatto finora: “La Regione Piemonte ha lavorato con una serie di misure, tra cui il bando Botteghe dei servizi che ha finanziato 100 esercizi nelle varie vallate”. C’è anche la revisione dei fondi Fosmit, ora assegnati alle unioni montane, e un bando neve rifinanziato di recente con 50 milioni che punta alla destagionalizzazione del turismo. “Abbiamo istituito l’anno scorso un osservatorio sui cambiamenti climatici” ricorda l’assessore: “Il pilastro fondamentale su cui lavorerà sono i cambiamenti climatici in montagna”.

    In Europa, spiega la professoressa Anna Giorgi, responsabile del polo Unimont dell’università di Milano, manca una politica integrata per la montagna analoga a quella che si è sviluppata per le aree marittime: “Non esiste qualcosa di simile perché non si è trovata una definizione comune e legalmente valida di cosa sia montagna: questo impedisce di fare politiche specifiche, con penalizzazioni enormi”. A ciò si aggiunge l’effetto negativo di certe oleografie: “Non abbiamo bisogno di parlare di borghi ma di paesi, non di ‘terre alte’ ma di montagne”.

    Marco Bussone, presidente nazionale dell’Uncem che raggruppa gli amministratori dei comuni montani, ricorda che la fragilità degli enti comunali non è solo un problema locale: “Le grandi città vogliono risorse, ma tutto quello che non è urbano centrato, in questa logica, dove sta?”. Ce n’è anche per la politica cuneese, dove si parla già da alcuni anni di “metromontagna” ma manca ancora - secondo Bussone - una riflessione ampia sul rapporto con le valli: “Altrimenti - avverte - ci si consuma non sull’Europa ma su piazza Europa. E se consumiamo i dibattiti attorno a una piazza possiamo dire di essere ‘fuori scala’”.

    Il futuro ad alta quota in Confindustria

    Per aziende e comuni il futuro è nei servizi integrati

    Nel confronto a più voci in Confindustria, aperto dagli interventi della direttrice Giuliana Cirio e dell’imprenditore del vino Angelo Gaja, in molti si riconoscono nelle riflessioni di Ferrazzi: “C’è una montagna che trasuda retorica e gerani appesi ad agosto perché ci sono le feste patronali: noi invece vogliamo ritornare un centro” dice Alessia Caramello, imprenditrice di Demonte, che insieme al fratello gestisce un’azienda attiva nel campo dell’automazione. Il caso della valle Stura è paradigmatico, spiega: “La valle Stura conta undicimila persone e mille imprese, con circa 3mila addetti: il tema è che solo 25-30 imprese hanno più di dieci dipendenti. Il problema non è che manchino le multinazionali, ma che manchino le competenze”.

    Il tema del “fare impresa” in montagna è centrale anche per Daniela Balestra, neo presidente della Confartigianato provinciale. In quota operano “aziende molte volte piccole, microimprese, ma fondamentali per mantenere vivaci questi territori”: “Il problema principale della montagna non è che manchi il lavoro, ma che manchi la continuità. Fare impresa in montagna è molto più costoso che farlo da altre parti: bisogna lavorare per le politiche di fiscalità, oltre che per la semplificazione degli adempimenti burocratici che tartassano tutte le imprese ma soprattutto quelle di montagna”. Ci sta provando, aggiunge, attivando sportelli unici nei comuni.

    Ma le difficoltà sono enormi anche per chi amministra. Sabrina Rocchia, sindaca di Pietraporzio, porta l’esperienza di un comune di 67 abitanti che si trova a destreggiarsi tra sussidi e spese: “Per due anni di fila abbiamo pagato 15mila euro a bambino il trasporto scolastico: noi avevamo una sola bambina in paese. Grazie all’unione montana abbiamo acquistato un furgone da nove posti e abbattuto i costi”. Ripensare i servizi in ottica di valle è l’unica via d’uscita anche secondo il presidente della Provincia Luca Robaldo: “Non sono per inglobare tutti i comuni di una valle in un solo comune ma dobbiamo iniziare a lavorare, noi amministratori per primi, per offrire i servizi insieme. Il Pnrr è finito, su questi territori non lo abbiamo visto dappertutto e forse avremmo dovuto vederlo di più”.

    Il futuro ad alta quota in Confindustria

    Andrea Cascioli
    luogo CUNEO
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    cuneo - Montagna - Giuliana Cirio - Fredo Valla - Confartigianato - Marco Gallo - Confindustria - Demonte - Provincia - Piazza Europa - Piemonte - regione - Libri - imprese - Pietraporzio - angelo gaja - uncem - Marco Bussone - luca robaldo - Daniela Balestra - Andrea Ferrazzi - Anna Giorgi - Unimont - Alessia Caramello - Sabrina Rocchia
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