X
X
Cuneodice.it
Home Cronaca Politica Eventi Attualità Sport Cultura Varie Rubriche Ultime Notizie
Tutta la provincia Cuneo e valli Saluzzese Monregalese Saviglianese Fossanese Alba e Langhe Bra e Roero Il Buschese
Login
Cerca ArticoliCase Cuneodefunti Cuneo
Login
Cuneodice.it
QUOTIDIANO ONLINE
  • Home
  • Cronaca
  • Politica
  • Eventi
  • Attualità
  • Sport
  • Cultura
  • Varie
  • Rubriche
  • Ultime Notizie
  • ABBONATI
    • tutta la provincia
    • Cuneo e valli
    • Saluzzese
    • Monregalese
    • Saviglianese
    • Fossanese
    • Alba e Langhe
    • Bra e Roero
    • defunti Cuneo

    Home \ Cronaca \ Cuneo e valliVendita case Cuneo

    LIMONE PIEMONTE - Wednesday 04 March 2026, 19:10

    Nove anni di inchiesta per arrivare alle condanne: ma il caso Tenda bis non era un bluff

    Il secondo giudizio di appello “pareggia i conti” con le assoluzioni nel processo per frode. Resta il rammarico per una vicenda che ha bloccato per anni il cantiere
    Nove anni di inchiesta per arrivare alle condanne: ma il caso Tenda bis non era un bluff

    Ci sono voluti nove anni per arrivare a stabilire che i furti sul cantiere del Tenda bis non erano solo un fenomeno di malcostume, testimoniato dalle intercettazioni e dalle immagini dei camion carichi di ferro su e giù per la val Vermenagna, ma una condotta rilevante sul piano penale.

    Pochi giorni fa avevamo avvertito dell’eventualità che l’intera inchiesta finisse nel nulla, deplorando il silenzio della politica sul tema. Questa eventualità appare dissipata dalla sentenza con cui la Corte d’Appello ha ribaltato il precedente verdetto dello stesso tribunale: i furti c’erano, insomma. Non è finita qui, manca infatti l’ulteriore pronunciamento della Cassazione in caso di appello dei condannati che però, a questo punto, non potrebbe non tener conto di quanto era già stato stabilito nella medesima sede, rinviando il processo a un appello bis.

    In primo grado si era discusso molto del fatto in sé, ovvero la vendita “privata” di almeno 212 tonnellate di ferro da parte del direttore del cantiere Antonio Froncillo e dei suoi più stretti collaboratori. “La vicenda è stata descritta come una farsa e i protagonisti come macchiette, predoni del ferro” aveva lamentato in quella sede l’avvocato Andrea De Carlo, difensore di Froncillo. Poi era arrivato l’appello, dove i giudici avevano posto la questione della qualificazione giuridica del fatto: non un furto, ma un’appropriazione indebita. Sottigliezze in punto di diritto, che però facevano una differenza enorme, perché per il furto si procede in questo caso anche senza querela, per l’altro reato invece no. Così si era arrivati al ribaltone: Froncillo e gli altri, condannati a pene fra i tre anni e due mesi e i quattro anni, erano scagionati.

    Con una sentenza dalla sostanza molto diversa, certo, rispetto a quella del processo parallelo, dove i cinque della “banda del ferro” erano accusati di frode allo Stato insieme ad altri dieci imputati: lì è arrivata l’assoluzione piena, insieme alla prescrizione per i falsi. Oggi, insomma, si sarebbe potuti giungere al colpo di spugna. Invece no: i giudici hanno riabilitato in tutto e per tutto la sentenza di primo grado. “Le intercettazioni danno un quadro assolutamente allarmante di decine di metri di scavo senza mettere una centina, c’era stato addirittura un crollo in territorio francese” ha ricordato il pg Giancarlo Avenati Bassi.

    Tutto ruotava attorno alle centine, le armature in ferro su cui si regge la volta della galleria: “Secondo quanto accertato in primo grado sarebbero state messe in misura minore, quello che si è riusciti a risparmiare Froncillo e gli altri imputati lo hanno venduto come rifiuto”. “Sono rottami che noi raccogliamo fuori tempo, come dire… e poi andiamo a mangiarci la pizza” diceva uno degli operai coinvolti al telefono. L’autista di uno dei camion inviati dai rottamatori gli chiedeva se si dovessero caricare i “rifiuti rifiuti”, dando a intendere che un bel po’ di ferro fosse qualcosa di diverso: “È ferro nuovo che viene spaccato a lavori non finiti, quindi tagliato per farlo uscire dal cantiere” sintetizza la Procura.

    “Chi stabilisce se fosse un rifiuto o un materiale nuovo è sempre Froncillo” ribatte De Carlo, secondo il quale “concentrarsi sull’oggetto dello smaltimento è un falso problema”. Non così la pensano le parti civili. L’Anas, rappresentata dall’avvocato Giulio Calosso, si è vista riconoscere quel risarcimento che la sentenza di Cuneo le aveva negato: il giudice Sandro Cavallo aveva censurato la condotta dell’ente stradale, ribattezzata il “cane che dorme” nelle intercettazioni degli accusati. Si rilevava che i controlli sul cantiere di Limonetto fossero stati “pressoché assenti” e che addirittura potesse esserci “accondiscendenza” da parte degli ispettori. Una contraddizione, secondo Calosso, perché nella stessa sentenza si fa notare che gli imputati erano assai cauti: “Le operazioni non venivano fatte alla luce del sole in senso letterale, perché le facevano alle quattro del mattino”. C’erano i “monitoraggi” della banda circa la presenza di volanti della Finanza sulla statale verso Limone, ma anche un’oggettiva difficoltà a controllare: “Anas aveva tre ispettori che svolgevano la loro attività su un cantiere sviluppato tra due Stati, coprendo quasi un versante intero della montagna. Se c’è stata negligenza, la negligenza è minima”.

    Anche il Comune di Limone Piemonte, l’altra parte civile costituita, può esultare. La provvisionale di centomila euro concessa in primo grado è confermata, il risarcimento danni arriverà: non si sa però chi lo pagherà, visto che la Grandi Lavori Fincosit nel frattempo è affondata. “La riapertura avrebbe dovuto essere già completata al momento del sequestro del cantiere” sottolinea l’avvocato Emiliano Riba che ha rappresentato l’amministrazione comunale in giudizio. Invece l’inchiesta sui furti aveva congelato il cantiere, fatto saltare il contratto con la Glf e il lavoro degli operai. Tre anni dopo sarebbe arrivata la tempesta Alex a interrompere del tutto i collegamenti: una disgrazia naturale, quella. Ma i furti e le cene pagate con i soldi del ferro non lo erano.

    Andrea Cascioli
    luogo LIMONE PIEMONTE
     Condividi
    Tag:
    Anas - Limone Piemonte - furto - Tenda Bis - Comune - Cronaca - processo
    commenti
    Effettua il login per commentare
    notizie interessanti
    Menu
    • Home
    • Cronaca
    • Politica
    • Eventi
    • Attualità
    • Sport
    • Curiosità
    • Cultura
    • Varie
    • Rubriche
    • Altro
    Redazione

    [email protected]
    Maggiori informazioni...

    Territori
    • Cuneo e valli
    • Saluzzese
    • Monregalese
    • Saviglianese
    • Fossanese
    • Alba e Langhe
    • Bra e Roero
    • Il Buschese
    Edizioni
    • italia
    • torino
    • genova
    • bologna
    Cuneodice.it Applicazione per smartphone Android
    Cuneodice.it Applicazione per iPhone e iOS
    Feed RSS

    Privacy Policy - P.IVA 03978350043 powered by Publidok S.r.l.

    Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti. Continuando a navigare ne accetti l'utilizzo. Leggi di più
    OK