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DRONERO - Friday 27 March 2026, 08:15

Oltre 2 mila persone agli incontri del "Ponte del Dialogo"

Un successo determinato non solo dai numeri per un appuntamento ormai consolidato nel panorama degli eventi culturali cuneesi
Oltre 2 mila persone agli incontri del "Ponte del Dialogo"

Sedici incontri, sei appuntamenti per i più piccoli nella sezione “Young”, 2.200 presenze, 25 autori. L’edizione del Ponte del Dialogo che si è appena conclusa a Dronero non si può misurare solo con questi numeri, che pure confermano il crescente consenso di pubblico e l’ormai oliata, eccellente macchina organizzativa.

Il Festival è stato molto di più. Chi ha potuto seguire tutti o quasi tutti gli incontri, si è reso conto del filo conduttore che li ha uniti, frutto di una programmazione ben studiata, che non è andata soltanto alla ricerca di grandi nomi per attirare più pubblico. Gli organizzatori, Comune di Dronero e Agenzia di Sviluppo di AFP, hanno proposto una riflessione articolata sui temi più scottanti e insidiosi del nostro tempo, con testimoni di assoluta qualità. Si è parlato del disorientamento dei giovani, ma anche di quello degli anziani. Si è parlato di quelle che Alberto Pellai chiama le “famiglie sandwich”, schiacciate dalla difficoltà di gestire i figli giovani e i genitori anziani. Si è parlato con Ascanio Celestini degli ultimi, di chi vive sulla sua pelle la difficoltà di sbarcare il lunario, di mettere insieme il pranzo con la cena, di chi è sfruttato. Andrea Oskari Rossini e Agostno Zanotti hanno riacceso un faro sul tema delle migrazioni, sulle difficoltà disumane che incontrano i migranti sulle rotte balcaniche, nel cuore dell’Europa. Un’Europa che sembra rivivere le ansie e il senso di impotenza che Thomas Mann aveva provato cent’anni fa e di cui parlò nel suo “Avvertimento all’Europa”, opera ripubblicata dall’editore Aragno a cura di Lucio Coco. Europa che è forse l’unico argine alla deriva tecnocratica della nuova destra americana, così ben raccontata da Alessandro Mulieri: il pubblico dell’Iris ammutolito, stordito da quanto propugnato da presunti “guru” come Curtis Yarvin o Peter Thiel, che auspicano il ritorno della monarchia assoluta, che rivalutano la schiavitù, che vorrebbero tornare indietro di trecento anni. Di fronte a questa regressione ideologica devono reagire gli intellettuali, ma come possono farlo in un periodo storico in cui la loro influenza è quasi del tutto oscurata dagli influencer digitali, spesso manipolati, asserviti (consapevolmente o inconsapevolmente) agli interessi della grande industria tecnologica? David Bidussa ha dialogato con il pubblico proprio su questo tema, invitando donne e uomini di cultura ad assumersi una responsabilità straordinariamente importante: passare alle nuove generazioni la consapevolezza del valore della cultura, dei libri, del libero pensiero, della relazione umana (non mediata dai social), del dialogo e del rispetto. La scuola dovrebbe essere il luogo d’elezione per questo passaggio di testimone fra generazioni, ma non sempre lo è. Basti pensare a recenti fatti di cronaca. Certo è stato un protagonista e un artefice di scuola buona Secondo Garnero, che ha raccontato la sua storia di professore di fronte ad un pubblico più numeroso di quanto lui si aspettasse.

Alberto Pellai e Claudia De Lillo hanno parlato di giovani, in modo diverso: dal punto di vista di una madre, nel caso dell’autrice, dal punto di vista psicologico nel caso del grande psicoterapeuta. Entrambi molto apprezzati dal pubblico. Pellai ha sciolto ogni dubbio in merito alla pericolosità degli smartphone per i giovanissimi: non dovrebbero assolutamente essere usati fino a 14 anni. Ormai pediatri, neuropsichiatri, scienziati dei cinque continenti sono concordi nel riconoscere i danni che l’uso degli smartphone ha prodotto nei ragazzi a partire dal 2011, anno in cui è cominciata la loro diffusione nel mondo. I livelli cognitivi, di apprendimento e rielaborazione, si sono pericolosamente abbassati. Alcuni stati, come la Svezia, hanno già eliminato ogni supporto digitale dalla didattica nei primi cicli di istruzione. Molti altri stati stanno per seguire questa strada.

Con Erri De Luca si è passati dai giovani all’età sperimentale: così lui chiama la vecchiaia, perché in nessun periodo storico si è andati così avanti con l’età. Solo negli ultimi anni sono aumentati in modo considerevole gli ultraottantenni: per loro si tratta di sperimentare una fase della vita che in passato quasi nessuno raggiungeva. La ricetta di Erri De Luca per vivere questa “età sperimentale” è tutto sommato semplice: cercare di restare se stessi, non rinunciare alla curiosità, alla voglia di divertirsi, al desiderio di bellezza. Bisogna continuare a fare attività fisica, a impegnare al mente nella lettura e nella scrittura, coltivare relazioni…

Un inno alla semplicità e al coraggio non lontano da quanto testimoniato da Stefania Belmondo, che ha incantato il pubblico proprio con la forza della sua umiltà, della sua determinazione, del suo essere rimasta una persona “comune”, che non si è montata la testa per il successo.

Un apprezzamento particolare va a chi ha, di volta in volta, dialogato con gli autori ospiti: tutti davvero molto bravi. Si sta anche in questo caso consolidando, per il Festival, una peculiarità importante: la scelta di efficaci “dialoganti”, che contribuiscono non poco al successo degli incontri: Alberto Gedda, Antonio Ferrero, Mario Bosonetto, Gianmarco Perale, Gigi Garelli, Sergio Soave, Franco Chittolina, Nino Aragno, Paolo Bersani, Claudio Petronella, Andrea Vassallo, Davide Porporato, Ilaria Blangetti, Daniela Massimo. Un team di dialoganti di altissimo profilo, che esprime il meglio della cultura cuneese (e non solo).

Altro punto forte del Ponte del Dialogo è il suo staff, composto in larga parte da giovani e giovanissimi, sempre disponibili, efficienti, garbati. È auspicabile che l’impostazione data a questa edizione del Festival venga riproposta anche nelle prossime, visto il gradimento da parte di un pubblico molto attento e partecipe, proveniente da tante parti del Piemonte, ben oltre la provincia di Cuneo. Un buon investimento per i sostenitori del Festival: Regione Piemonte, Fondazione CRC, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, Banca di Caraglio.

Indiscrezioni raccolte tra i promotori del Ponte del Dialogo fanno pensare che sia così e che siano allo studio anche interessanti novità nel format, con un maggiore coinvolgimento diretto del pubblico nel dialogo con gli autori e con un rapporto sempre più stretto con il tessuto sociale ed economico di Dronero. Ulteriore novità sarà la dimensione transfrontaliera del Festival, che proporrà da novembre un collegamento con festival letterari francesi e la partecipazione di autori internazionali. L’appuntamento è a Dronero dal 2 al 9 novembre. Non escludiamo, tuttavia, che prima dell’autunno lo staff del Festival non ci stupisca con qualche “finestra” estiva… Possiamo anticipare che dal 12 al 14 giugno si svolgerà a San Damiano Macra la seconda edizione di “Borghi in dialogo”, una kermesse culturale che rappresenta l’estensione del Festival in Valle Maira e che proporrà un programma molto interessante.

Michele Pernice
luogo DRONERO
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Tag:
Dronero - Ponte del dialogo
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