Partenza col botto per il Ponte del Dialogo con Ascanio Celestini
Lo scrittore ha emozionato e divertito il pubblico del Teatro Iris con la sua narrazione profonda, ma leggeraLo hanno detto in molti tra il pubblico che gremiva il Teatro Iris di Dronero ieri sera: una partenza con il botto per il festival “Ponte del Dialogo”, giunto alla sua settima edizione. L’attore, drammaturgo, scrittore Ascanio Celestini ha emozionato e spesso divertito il pubblico con la sua narrazione al tempo stesso profonda e leggera. Due ore di racconto, intense, a tratti inattese: chi pensava ad un intervento “pesante” sul tema del libro, “Poveri cristi”, si è dovuto ricredere. Celestini, grazie al suo talento di attore, ha saputo tenere sempre viva l’attenzione del pubblico, che lo ha interrotto più volte con gli applausi. Protagonista dei suoi racconti la povera gente delle periferie romane, con frequenti citazioni dal Vangelo, dalla vita di San Francesco, dai testi di Pasolini. È evidente la sintonia dell’autore con i testi citati. Il racconto diventa autobiografico quando parla dei suoi incontri con un sacerdote delle periferie romane, don Mario, con don Matteo Zuppi (ora arcivescovo di Bologna e presidente della CEI), con le suore di clausura di Ferrara. Quando parla del rapporto col padre, con suo figlio che deve prendere la patente. E qui l’emozione coinvolge tutto il pubblico. Abbiamo la sensazione di avere di fronte a noi un amico che non vediamo da tempo, che ci aggiorna sulle novità della sua vita. Tante digressioni, incursioni nella letteratura, nell’arte, nella storia. Una passione per l’antropologia che trapela in ogni passaggio del suo intervento.
La serata è stata introdotta dall’assessore alla Cultura di Dronero, Carlo Giordano, e dall’assessore alla Montagna della Regione Piemonte, Marco Gallo, che hanno sottolineato la rilevanza regionale del Festival e il suo importante ruolo sociale e culturale in un momento storico in cui il non sapere sembra essere ormai considerato un valore.

Il focus di questa edizione del Festival è la decodificazione del periodo complesso in cui stiamo vivendo, che coinvolge tutti: giovani, genitori, docenti, anziani, imprenditori. Questa sera la riflessione proseguirà con uno degli esponenti più lucidi e importanti della cultura italiana contemporanea: David Bidussa. Appuntamento alle ore 21 in Sala Milli Chegai, con ingresso libero e gratuito.
David Bidussa è uno storico sociale delle idee che ha trascorso decenni a scavare tra gli archivi, in particolare come anima culturale della Fondazione Feltrinelli. La sua voce si distingue per la capacità di non guardare al passato come a un museo polveroso, ma come a un laboratorio in cui cercare le radici dei nostri smarrimenti presenti. Con una scrittura densa e mai scontata, Bidussa si muove tra la storia del sionismo, i meccanismi del fascismo e l'evoluzione delle sinistre, cercando sempre di capire come le parole e le idee plasmino la realtà politica.
Nel suo libro "Pensare stanca", il titolo evoca immediatamente la fatica fisica e morale di cui scriveva Cesare Pavese. Qui, però, la fatica non è quella del lavoro nei campi o in fabbrica, ma quella dell'esercizio critico. Bidussa racconta il tramonto dell'intellettuale "organico" — quello che parlava a nome di un partito o di una classe sociale — e descrive la solitudine di chi oggi prova ancora a esercitare il pensiero in un mondo dominato da slogan rapidi e passioni collettive fragili.
La narrazione si snoda attraverso figure emblematiche che l'autore definisce "intellettuali infedeli": menti inquiete che hanno avuto il coraggio di tradire l'appartenenza al proprio gruppo per restare fedeli alla verità. Bidussa ci spiega che pensare "stanca" perché richiede lo sforzo di abitare il dubbio, di non accontentarsi di risposte consolatorie e di accettare che il ruolo dell'intellettuale non sia quello di fornire soluzioni pronte all'uso, ma di porre le domande giuste, quelle che tengono sveglia la coscienza civile. È un invito a riscoprire la curiosità come unico antidoto alla pigrizia intellettuale che caratterizza il nostro tempo.

DRONERO Dronero - Ascanio Celestini - teatro iris - Ponte del dialogo



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