Bra, ore 18
Venerdì a Bra una nuova assemblea cittadina per la Palestina
In vista della manifestazione regionale prevista per il 14 marzo a Torino, il nuovo appuntamento mira a “mettere sotto i riflettori i limiti del pacchetto Sicurezza”Riceviamo e pubblichiamo:
L’attuale pacchetto sulla Sicurezza, il settimo negli ultimi 18 anni, è un altro tassello di una lunga sequenza di provvedimenti che promettono sicurezza, ma producono meno diritti, meno fiducia, meno libertà.
Le nuove norme continuano a proporre una risposta semplice a problemi complessi: più reati, più pene, meno diritti. È una logica che non previene, non cura, non ascolta. È una logica che alimenta paura e produce esclusione. Anche la proposta di Decreto Legge Romeo, che equipara antisionismo ed antisemitismo, attualmente in discussione va in questa direzione. Si colpiscono le manifestazioni, si restringono gli spazi di protesta, si ampliano i poteri discrezionali delle forze dell’ordine, si indeboliscono i controlli. La sicurezza viene identificata sempre più con il controllo e sempre meno con la giustizia sociale.
Ma viene da chiederci quale è la sicurezza che ricerchiamo? Non certo quella di coloro che muoiono sul lavoro. Non certo quella di chi subisce razzismo, violenze di genere, discriminazioni. Non certo quella di chi vive la precarietà, la marginalità, il disagio. Non certo quella di chi manifesta, studia, occupa spazi, costruisce socialità. Una società che risponde al disagio con la segregazione ed al conflitto con il controllo è una società che peggiora i problemi che dice di voler risolvere. La partecipazione collettiva viene raccontata come rischio, il dissenso come fastidio, la socialità che sfugge al consumo come qualcosa di sospetto.
Consumare è normale. Pensare, organizzarsi, dissentire crea problemi. Si preferisce reprimere piuttosto che investire in educazione, prevenzione, spazi di incontro, relazioni. Si sceglie il diritto penale al posto della responsabilità politica e sociale. Si trasforma il disagio in colpa.
Il quadro tracciato è netto. Siamo al quarto anno del conflitto in Ucraina. In Palestina e in Sudan si continua a morire; è ormai guerra aperta tra Israele e Iran, mentre tensioni e scontri attraversano Afghanistan, Pakistan e un intero mondo arabo sempre più esplosivo. Come per il Venezuela, le crisi sembrano parlare più di petrolio e interessi strategici che della vita concreta dei popoli. Continuano genocidio e occupazioni coloniali e l’Europa, Italia compresa, non arretra. Al contrario si ipotizzano nuove spese militari, persino il ritorno della leva obbligatoria. Si prepara un grande riarmo.
La guerra è nelle scelte economiche di casa nostra, risorse spostate verso la macchina bellica mentre si svuotano sanità, scuola, trasporti, controlli sul lavoro.
La parola sicurezza cambia volto:
- si muore lavorando o andando al lavoro. Ma non è una fatalità. La precarietà, lo sfruttamento non è un incidente: è un metodo;
- si muore perché si è donna. Spesso in casa. Spesso per mano di chi avrebbe dovuto proteggere. L’autonomia economica diventa una linea di confine tra libertà e dipendenza. La sicurezza promessa nei decreti non entra nelle case dove si consuma la violenza;
- si muore perché la sanità non è più davvero universale. Chi non può permettersi la sanità privata vive peggio e muore prima. Liste d’attesa, carenza di personale, servizi ridotti; il diritto alla cura diventa sempre più legato al reddito;
- si muore attraversando il Mediterraneo;
- si muore nei CPR e nelle carceri. Si vive sotto il ricatto quotidiano del permesso di soggiorno, costretti ad accettare le condizioni economiche e lavorative dei peggiori padroni senza scrupoli. Una precarietà giuridica che diventa precarietà esistenziale.
Si vuole controllare la magistratura stravolgendo la nostra costituzione. Crediamo sia necessario impegnarci per votare e far votare NO al referendum, per bloccare la falsa riforma della giustizia che ha come unico scopo mettere la magistratura sotto il controllo della politica e del governo.
Stiamo costruendo una società più sicura, o semplicemente più silenziosa? Più giusta, o solo più obbediente?
Sicurezza? Sì! Ma quella che ci garantisce una vita dignitosa senza prospettive di guerra. Tocca a tutti noi essere protagonisti di queste aspirazioni.
Venerdì 6 marzo, alle ore 18, a Bra in via Cavour prepariamoci a una grande manifestazione regionale il 14 marzo a Torino.
Rete cuneese per la Palestina con Mononoke Alba, Collettivo Cohibas Alba, Collettivo Liceo Gandino Bra
- 06/03/2026
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