Una rivoluzione culturale, più che tecnologica: ad Alba un dibattito sull'IA per aprire "Connessioni"
I professori Luca Mari e Alessandro Giordani hanno aperto la rassegna scientifica che anticipa il festival "Profondo Umano"“Aspettando Profondo Umano”, perché se si dovesse attendere fino all'autunno sarebbe troppo. È questo lo slogan con cui ha avuto inizio lo scorso venerdì 6 marzo la terza edizione di Connessioni, la rassegna di eventi di ambito scientifico che anticipa il festival culturale Profondo Umano, ormai un appuntamento fisso di confronto, dibattito e approfondimento su grandi temi filosofici e d’attualità.
Nato nel 2020 dall’Associazione Corale Intonando, Profondo Umano intrattiene il pubblico albese e del territorio circostante con un calendario ricco di eventi culturali di ampio respiro. Attraverso le più svariate espressioni artistiche e intellettuali - come conferenze, performance di teatro, danza, pittura e poesia - l’iniziativa apre uno spazio di riflessione critico aperto a chiunque, su tematiche urgenti che riguardano ognuno di noi.
Dato il successo ottenuto, nasce l’ulteriore spinta ad arricchire il palinsesto con una rassegna scientifica ad hoc che dia un assaggio di Profondo Umano: ed ecco quindi Connessioni. “Ci sembrava che ad Alba mancasse una rassegna di eventi a sfondo scientifico così strutturata, e quindi ci sembrava fruttuoso aggiungere questa appendice scientifica per avvicinarci al Festival al meglio, suscitando altre domande”, spiega Francesco Zabaldano, parte dell’organizzazione dietro Connessioni.
“Specchi digitali. Dialoghi intorno all’intelligenza artificiale” è il titolo di quest’anno. Viviamo costantemente circondati da chatbot e IA che creano contenuti per noi, ispirandoci e facilitandoci il lavoro. Tuttavia, il tema è più che mai controverso e dibattuto, e troppo spesso spaventa e crea preoccupazione. “Quello che proviamo a fare è dotarci di qualche strumento e metodo per provare a comprendere; quindi, non avere paura”, afferma ancora Zabaldano. L’incontro di venerdì scorso, tenutosi nella sede principale della Banca d’Alba, è il primo di una serie che accompagnerà il pubblico fino a maggio, e si presenta col titolo “Macchine che imparano. Il senso di un’intelligenza artificiale”. Una è la riflessione principale: l’IA ci pone molte domande e sfide, ma non dobbiamo pensarla meramente come una rivoluzione tecnologica. Essa è anzi piuttosto una rivoluzione culturale, che pone domande ben più ontologiche. Chi siamo in rapporto ad essa? Come stiamo cambiando la percezione di noi stessi come esseri umani, nel momento in cui questa entità mette in crisi ciò su cui abbiamo sempre pensato di essere esclusivi: il saper imparare e la facoltà di parola?
A raccontarlo sono Luca Mari - professore di Scienza della misurazione - e Alessandro Giordani - professore di Logica, Epistemologia e Filosofia della Scienza, protagonisti di questa conferenza che ragiona sulla natura e sul senso dei chatbot, le potenzialità dei dialoghi che con essi possiamo instaurare, e il rapporto che ci lega ma allo stesso tempo ci mette così in contrasto.
“Non sono interessato a che cosa mi distingue da lui, ma a come posso interagire con lui in maniera tale che io capisca meglio cosa sono realmente. È questo che mi piace dell’interagire con Chatgpt: perché mi dice qualcosa su di me, su chi sono, non su di lui. Non voglio distinguermi a priori, ma voglio conoscermi, conoscere cosa c’è in me che ancora non emerge dai dialoghi coi chatbot”, dichiara Giordani. Ecco perché allora si parla di “specchi digitali”: perché forse la tecnologia di cui abbiamo tanto paura e che temiamo ci possa sostituire in realtà non è che un riflesso di ciò che di umano vediamo in essa. Ma non dobbiamo lasciare che ci intimorisca o, al contrario, affidarci completamente ad essa: l’IA, anzi, può diventare un’opportunità per specchiarci meglio, conoscersi di più ed esplorare questo “profondo umano” che ci rende ciò che siamo. Senza però perdere di vista i rischi che comporta, soprattutto legati ad un aumento delle disparità sociali e a derive autoritarie in un suo uso improprio.
Il format di Connessioni è ulteriormente peculiare non solo per i temi trattati e la cura nella scelta delle personalità che intervengono - altamente competenti ma capaci di veicolare temi molto complessi in maniera diretta e semplice. La rassegna ha una duplice anima - divulgativa e educativa - dal momento che alcuni appuntamenti sono pensati sì per il pubblico generale alla sera, ma sono esclusivi per le scuole la mattina: segno di un impegno e una volontà di rendere questi momenti un’occasione di arricchimento formativo anche per le generazioni più giovani, protagoniste del futuro di cui si discute all’interno di Connessioni. Il vero significato della rassegna e del Festival, come afferma Zabaldano, sta proprio nel “provare a creare un dialogo, a dare uno spazio d’incontro e dibattito anche fisico, che ci sembra manchino. Dare possibilità alle persone di avere momenti di riflessione condivisa, e non solo una fruizione passiva di contenuti”.
Per approfondire i temi trattati si consigliano i due libri scritti dagli ospiti di questa conferenza:
- L'intelligenza artificiale di Dostoevskij. Riflessioni sul futuro, la conoscenza, la responsabilità umana (Il Sole 24 ore, 2024)
- L'intelligenza artificiale di Platone. Il pensiero, i chatbot e noi (Il Sole 24 ore, 2025)
I prossimi incontri si terranno in diverse sedi nelle date del 20 marzo, 10 aprile, 8 e 15 maggio, alle ore 21.00, ad ingresso gratuito fino ad esaurimento posti. Per ulteriori informazioni si può consultare il sito https://www.profondoumano.it/.
ALBA connessioni

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